Crisi migranti, Meloni smonta l’isteria di Macron

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Crisi migranti Italia-Fancia, Giorgia Meloni dice di essere «rimasta molto colpita» dall’isterica reazione di Macron alla diffusione della notizia che l’Ocean Viking avrebbe attraccato in un porto francese.  Ma  rinnova anche il suo invito affinché «si costruisca una soluzione europea» al problema della gente in cerca di asilo nel nostro continente.

Il giorno dopo l’improvvida uscita anti-italiana del ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, è il momento delle precisazioni e delle sdrammatizzazioni.  Il/la presidente del Consiglio, incontrando i giornalisti a Palazzo Chigi,  risponde con calma all’irruenza verbale transalpina, giudicando  «aggressiva e ingiustificata» la posizione di Parigi sulla vicenda della nave ong con 234 persone a bordo in fuga dall’Africa.

La Meloni coglie anche l’occasione per fornire un «un paio di numeri» e denunciare l’assurdità del caso che il governo francese sta tentando di montare contro il nostro Paese. Dall’inizio dell’anno – ricorda – sono sbarcati 90mila migranti sulle nostre coste. Ed è rimasto lettera morta l’accordo siglato nel giugno scorso per il ricollocamento di una parte di questa gente – almeno 8mila persone – negli altri Paesi europei. A tutt’oggi, solo 117 hanno effettivamente lasciato l’Italia. Di questi, appena 38 sono quelli che sono stati accolti in Francia. Se le cose stanno così, perché allora scandalizzarsi – è il ragionamento della premier- se soltanto 234 persone sbarcano a Tolone, a fronte delle 90mila sbarcate sulle nostre coste?

Evidentemente a irritare i francesi è il fatto che «per la prima volta c’è un altro porto», un porto non italiano, a consentire lo sbarco dei migranti. Meloni sospetta insomma che i francesi temano la creazione un precedente da essi giudicato pericoloso.

Ma c’è anche un’altra ragione, una ragione diciamo di fondo a spiegare l’isteria antimeloniana del presidente francese. È un fatto di cui la Meloni, per ovvie ragioni, non può parlare esplicitamente, ma che noi proviamo egualmente a spiegare sulla base delle evidenze logiche.  Si tratta della preoccupazione, molto terra terra, suscitata in Macron dalla circostanza che la leader dell’”estrema destra” italiana sia diventata capo del governo. Non è che “monsieur le Président” ce l’abbia direttamente con Giorgia Meloni, la sua vera paura si chiama Marine Le Pen. È la paura che il “contagio” italiano si propaghi alla Francia e faccia venire meno quella sorta di “conventio ad excludendum”, di natura prevalentemente psicologica, che ancora agisce in una parte dell’opinione pubblica francese ai danni della leader del Rassemblement National.

Ecco dunque il timore che una eventuale, buona riuscita dell’esperienza di governo di Meloni possa indirettamente legittimare Le Pen agli occhi di quei francesi ancora condizionati dal tabù estrema destra.

Non si spiegherebbe altrimenti il tentativo di isolare l’Italia in Europa che traspare chiaramente dalle parole di Darmian: «Ci saranno – ha detto – conseguenze forti sulle relazioni bilaterali ed europee». Una vera esagerazione rispetto al casus belli: il governo italiano avrebbe dovuto rimanere in silenzio sulla disponibilità francese ad accogliere la nave con i migranti. Invece Meloni, pensando di far cosa gradita al governo di Parigi, ha diffuso un comunicato in cui si ringrazia la Francia per la sollecitudine dimostrata.

È la stessa Meloni a spiegare oggi di essere stata indotta a diffondere questa nota di ringraziamento dal fatto che , otto ore dopo le indiscrezioni di stampa sulla destinazione francese dell’Ocean Viking, nessuna smentita era ancora arrivata dalle autorità transalpine.

La manovra francese volta all’isolamento dell’Italia è naturalmente destinata al  fallimento. E la premier non riesce in proposito a trattenere un commento beffardo. «Meglio isolare gli scafisti che l’Italia», dice a conclusione della conferenza stampa. Un modo come un altro per ricordare a tutti, a partire dalle autorità Ue, che il vero problema non è gratificare l’egoismo di questo o quel governo, ma gestire un problema epocale, quello delle migrazioni dalle terre della guerra e della povertà, che riguarda tutta l’Europa. Non solo l’Italia.

 

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