Ronzulli dice No al decreto Rave: cosa c’è dietro

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La maggioranza di governo si trova già alle prese con un mini terremoto interno. Non una vera e propria crisi, ma considerando che la legislatura è appena partita si tratta senza dubbio di segnali poco rassicuranti per la premier, pardon il premier, Giorgia Meloni.

Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama Licia Ronzulli ha infatti annunciato che non voterà il provvedimento del governo relativo al reintegro dei medici non vaccinati.

Si tratta del decreto anti-Rave che all’articolo 7 prevede la possibilità per i medici No Vax di tornare al lavoro. “Intervengo a titolo personale – ha detto Ronzulli – non nascondendo un certo travaglio nel dover sottolineare l’unico aspetto che ritengo negativo di un provvedimento condivisibile sotto tutti gli altri punti di vista: l’aver inserito la tutela della salute pubblica in un decreto che tratta di giustizia. La mia storia e quella delle battaglie condotte da Forza Italia fin dall’inizio della pandemia, sempre in nome della scienza e della verità, meritano una riflessione”.

E poi ancora: “L’articolo 7 del decreto ora in conversione – ha spiegato la capogruppo di Forza Italia – fa si che il legislatore dica di fatto ai sanitari che si sono vaccinati che avrebbero anche potuto non farlo. Non posso dire sì al reintegro di chi ha deciso di non sottoporsi a vaccinazione, venendo meno a un codice etico e morale. Non posso dire sì per coerenza e credibilità. Si tratta, lo ripeto, di una posizione che prescinde dalla collocazione politica e dalla lealtà incondizionata mia e di Forza Italia verso questa maggioranza e questo governo, che non sono e non devono mai essere messe in discussione”.

Ora, vista così, sembrerebbe una battaglia di principio, diciamo pure di coerenza, visto che la Ronzulli è stata fra le più convinte sostenitrici dell’obbligo vaccinale e della lotta dura contro i no vax. Ma c’è dell’altro.

Tutti sanno che la capogruppo azzurra aspirava ad un incarico di governo e che Silvio Berlusconi la voleva proprio al Ministero della Salute. Giorgia Meloni ha detto No, anche perché la Ronzulli durante i mesi della pandemia e della guerra ai non vaccinati, ha spesso accusato Fratelli d’Italia di ambiguità e di prestare il fianco alla propaganda no vax, criticando l’obbligo del green pass e le altre misure coercitive messe in atto per obbligare le persone ad iniettarsi il siero.

Inutile ricordare il braccio di ferro durato settimane fra la Meloni e Berlusconi proprio sul ruolo da riconoscere all’esponente forzista (con tanto di agguato non riuscito al presidente del Senato La Russa), e conclusosi con la resa del Cav, che ha però preteso in cambio per la sua fedelissima l’incarico di capogruppo degli azzurri al Senato.

Da parte della Rozulli c’è dunque una sorta di rivalsa nei confronti della Meloni proprio sulla questione che, più delle altre, ha impedito la sua nomina a ministro; ovvero la difesa ad oltranza delle politiche vacciniste del governo Draghi che Forza Italia non soltanto ha approvato, ma come ammesso dalla stessa capogruppo, ha addirittura ispirato. Un modo per far capire che le sue posizioni non sono cambiate e che sarebbe pronta a rifare le stesse scelte anche in futuro (peccato per lei che tante delle sue convinzioni siano state poi smentite dai fatti perché non fondate affatto sulla scienza).

In secondo luogo è chiaro il messaggio politico in direzione di Palazzo Chigi, ovvero che gli azzurri non saranno disposti a cedere sulle battaglie di principio. In questo caso si tratta di una scelta presa a titolo personale su una questione tuttavia di secondaria importanza (che la Ronzulli ha però voluto rimarcare con il suo voto contrario) ma nulla esclude che su questioni molto più importanti, vedi i dossier economici per esempio, Forza Italia possa comportarsi in egual misura mettendo se necessario in crisi l’esecutivo. Un messaggio alla Meloni ma anche alla delegazione forzista che sta al governo capitanata da Tajani, accusata di essere troppo appiattita sulle posizioni di Lega e FdI, e di aver portato a casa poco con la manovra economica. Infatti è sempre più evidente l’esistenza di due correnti in Forza italia che convivono ma non si guardano con favore: quella appunto governista di Tajani, Bernini e gli altri ministri, e quella dei capigruppo Ronzulli e Cattaneo decisa a dare battaglia e marcare stretta la Meloni.

Del resto sull’aumento delle pensioni minime gli azzurri hanno già puntato i piedi così come sulla proroga del bonus 110%. E sono stati proprio i capigruppo ad esprimere la delusione per una legge di bilancio giudicata poco coraggiosa e sulla necessità di un cambio di passo. Lo stesso Berlusconi ha fatto intendere che per quanto positivi, gli interventi previsti in manovra non bastano e che Forza Italia farà di tutto per arrivare agli obiettivi che si è prefissata. Se non adesso, certamente in un prossimo futuro.

L’opposizione con eccessiva enfasi ha parlato di “maggioranza allo sbando e a pezzi” (parole e musica di Simona Malpezzi): certo è che il messaggio alla Meloni, per quanto senza conseguenze di rilievo, non può essere ignorato e ha tanto il sapore di un “Giorgia stai serena”. Alla maniera renziana s’intende!!!!

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