La costruzione delle città verdi ideali, delle case verdi ideali, delle macchine verdi ideali, marcia a tappe forzate.
Siamo passati ormai, dallo “Stato etico-sanitario” allo “Stato etico Green”. Con buona pace dei militanti ambientalisti, in realtà utili idioti della transizione energetica, al servizio di quelle multinazionali che tanto odiano.
Da adesso in poi, sarà Bruxelles (lentissima su altri temi, come l’immigrazione, la modifica del patto di stabilità, ma velocissima su gender, laicismo, cibo sintetico, armi all’Ucraina e appunto, il business verde), a decidere sulle scelte esistenziali delle persone (altro che sovranità dei popoli). Deciderà come e quando bisognerà cambiare casa, cambiare macchina, città. Nel nome di una nuova antropologia disinfettata dalle malattie e “virtuosa” rispetto all’ambiente.
Aspettiamoci quindi, metropoli felici, con gli abitanti che vanno felici (come per i vaccini) in biciletta o sul monopattino, mangiano carne creata in laboratorio che non uccide i “poveri” animali, e che assistono gratificati e fieri alla circolazione delle macchine elettriche, guidate unicamente dai ricchi (non da loro). Con l’illusione ideologica che l’aria non sarà più inquinata, la terra non si riscalderà mai più e torneranno magicamente le quattro stagioni.
Ma dov’era la nostra classe politica, impegnata a polemizzare con Sanremo o ad acquistare i pacchetti-voti per le regionali, quando la Ue ha varato questo piano sulla nostra pelle?
Ecco la notizia ferale, già annunciata, preparata mesi fa dai sindaci organici al disegno, guarda caso tutti di area Pd (Gualtieri a Roma e Sala a Milano), con le loro fasce verdi, inibite alle macchine colpevoli di essere inquinanti; tradotto, la città accessibile alla mobiltà verde e impedita al popolo-bue che inquina, e che magari non può permettersi le nuove autovetture “giuste”.
Di che si tratta? Di un pacchetto complesso e inquietante di nuove misure-capestro, presentato dalla Commissione europea, mercoledì 14 febbraio. L’obiettivo è agire su vari fronti, regolamentari ed industriali, pur di ridurre i gas nocivi del 55% entro il 2030. Tra le misure spicca quella relativa alle automobili: dal 2035 in poi non potranno più essere venduti veicoli che emettono Co2.
Tradotto, solo vetture elettriche, e via quelle a diesel e a benzina.
Guai a comprarle o a tenerle ben conservate e funzionanti, non servirà a nulla.
Due problemi: l’urgenza di avviare una class-action contro le case automobilistiche e le stesse istituzioni europee per pubblicità ingannevole (turlupinati i popoli). Ricordate i messaggi per far acquistare le vetture a diesel? Non inquinava e doveva costare meno della benzina. Due dogmi totalmente confutati dalla cronaca. Adesso il diesel inquina, motivo per cui bisogna passare all’elettrico, e come costo al distributore ha superato nettamente la benzina.
E secondo problema, le tasche dei cittadini. Ma nessuna paura, le autorità europee sono buone e comprensive: si stanno ponendo il problema del risparmio, consapevoli che “la rivoluzione ecologica non sarà priva di costi sociali e di rischi economici”.
E la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato la sua strategia (come per gli acquisti dei vaccini Pfizer): incentivi, esattamente come le proposte finanziarie che stanno raggiungendo gli italiani a proposito della trasformazione delle loro case in abitazioni a norma ambientale (un costo medio di 35mila euro ad appartamento).
Come dire, vi aiutiamo, ma indietro non si torna. Il cerchio (la neutralità climatica) si chiuderà, come per l’obbligo vaccinale, gradualmente e inesorabilmente, entro il 2050. Quando solo le rinnovabili saranno l’energia del mondo. A proposito, e la Russia, la Cina, l’India, produttori di gas, petrolio e carbone, come reagiranno?



