Lessico folle Vs Meloni e Roccella. Ecco le parole del medioevo progressista

martedì, 28 Marzo 2023
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Con l’avvento della Schlein (percezione speculare alla Meloni), assisteremo purtroppo, d’ora in poi, a una pericolosa accelerazione della demagogia politica, basata su una comunicazione propagandistica fine a sé stessa (morte del dialogo, del vero dibattito parlamentare, del civile confronto).
D’accordo, per definizione, i messaggi politici c’entrano poco con la verità; è scontato che ruotino intorno alla narrazione e soprattutto ai suoi effetti: il consenso.

E infatti, da questo punto di vista, nessuno è escluso, nessuno è estraneo a tale strategia, a tale obiettivo, destra e sinistra, centro, alto-basso.
Un pensiero unico “pro e contro”, “amico-nemico” che non ci porta, né ci porterà da nessuna parte. E certamente non può essere una soluzione il “politicamente corretto” (si legga pensiero disinfettato), per tentare di conciliare le parti, i contendenti, le opposte tifoserie. Il risultato sarebbe deprimente, anoressico, privo di contenuti, scolorito, senza idee.
Ma la cultura, almeno quella, non buttiamola al macero per meri interessi di bottega.

Facciamo qualche esempio: la Meloni ha osato definire i morti delle Fosse Ardeatine, vittime in quanto “italiani”. Apriti cielo, l’opposizione, la sinistra, il mainstream e parecchi sedicenti intellettuali, hanno immediatamente corretto, ribadendo che sono stati uccisi non come italiani, ma come “antifascisti, ebrei, perseguitati vari”. Legittima la replica della premier: “Ho usato il termine in modo omnicomprensivo. Domanda: che per caso gli antifascisti non sono italiani?”.

La sua risposta, come la prima dichiarazione, avevano uno scopo evidente: superare le divisioni, oltrepassare le barricate, operare sul campo, in occasione di una importante ricorrenza storica, quella famosa pacificazione nazionale, quella memoria condivisa, che decenni di guerra civile, guerra fredda, strategia della tensione e degli opposti estremismi che abbiamo conosciuto (negli anni Settanta), hanno impedito.

Del resto, la correzione delle sinistre non è nuova: nell’anteporre l’appartenenza ideologica o etnica, o religiosa, alla patria, sta tutta la differenza tra il concetto di “partigiano” (uomo di parte, che pretende che la sua parte sia dominante, giusta), usato per contrastare il concetto di “patriota”, che sulla carta dovrebbe essere “uomo del tutto”, dell’intera identità nazionale, culturale, storica, religiosa. E ci fa comprendere come la democrazia per la sinistra sfoci e degeneri inesorabilmente nel giacobinismo, nell’assolutismo democratico, nell’antifascismo violento (fascismo rovesciato).

Suggerimento: la Meloni avrebbe dovuto seguire con maggiore forza e astuzia, la linea dei suoi correttori di bozze: “E’ vero, non erano innanzitutto italiani, ma in primo luogo comunisti (ovviamente quelli iscritti al Pci) e quindi, alla dittatura fascista preferivano, in buona fede, non un regime democratico, liberale, ma un’altra dittatura, quella sovietica di Stalin, ritenuta l’eden dei lavoratori. Ed è pure vero, non erano italiani, al punto che i gappisti del Nord-Est volevano cedere lembi della nostra sovranità a Tito.

Mentre la premier ha fatto bene quando di fronte all’esibizione dei sassi dell’Adige, impoverito dalla siccità da parte del verde Bonelli, ha detto che non è come Mosè, che ha prosciugato le acque, attraverso Dio per far scappare gli ebrei inseguiti dal Faraone. Rovesciando quel complesso dell’“uomo unico al comando di destra”, che viene utilizzato a targhe alterne, per demonizzarlo su temi giudicati medioevali, o per invocarlo quando le cose non vanno nella direzione prestabilita dalla sinistra.

E ancora: c’è qualcosa che non quadra anche nella comunicazione legata al caso-Cospito. Se si esalta con l’eutanasia, il diritto di morire, di effettuare una libera scelta così radicale, per quale ragione poi, di fronte all’anarchico che scientemente vuole morire per portare la sua battaglia contro il 41bis alle estreme conseguenze, la stampa allineata invoca la pietà e la benevolenza dello Stato? Non è una libera scelta?

Infine, l’ultima mistificazione de “La Repubblica”: il ministro Roccella, coerentemente col proprio pensiero, ha detto che scegliere alla carta il bambino da comprare (il colore della pelle, degli occhi, l’etnia, la provenienza, la madre che deve prestare l’ovulo e quella che deve prestare il proprio ventre per partorire etc), compravendita grazie alla pratica dell’utero in affitto, “è razzismo”, come ha intitolato il giornale? Non il “razzismo per la Roccella (ancora ci sarebbe stato un pizzico di obiettività), ma “il razzismo della Roccella”. Più chiaro di così.
Se c’è un Medioevo, è quello laicista, radical, liberal.

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