Non era mai capitato che un capo di governo si scagliasse contro la droga in un modo così veemente e deciso, come ha fatto lunedì Giorgia Meloni, intervenendo a Montecitorio in occasione della“Giornata mondiale contro le droghe”. Ottimo già il titolo, “contro le droghe”, non la droga. Visto che sono tante, antiche, moderne, contemporanee, sintetiche.
Finalmente un governo “che fa cose di destra” e che non si arrende al politicamente e culturalmente corretto ormai trasversale (pure a destra ci sono parecchi anti-proibizionisti, di fattura liberal).
Un governo che non fa come lo struzzo o peggio, diventa complice del pensiero unico laicista, accettando una società di alterati, eccitati, evasori della realtà, individualisti con la scusa che lo Stato non deve essere etico, considerano gli stupefacenti come un fatto normale, uno stile di vita, un semplice vizietto o che fanno pericolosi ipocriti distinguo tra droghe pesanti e droghe leggere.
Una guerra, quasi da Don Chisciotte, visto che centrali politiche ben precise, partiti in primis di sinistra, correnti di pensiero radical, società multinazionali, intellettuali di casa nostra, giornalisti di grido, stanno dall’altra parte.
Non c’è film, non c’è comunicazione, canzone di qualche cantante, pubblicità, artista, infatti, dove non ci sia una sorta di indulgenza, normalizzazione, se non invito trasgressivo (in realtà molto conformista), a considerare le droghe come un passatempo, un fatto fisiologico, un’evasione legittima, uno stile di gruppo, un’abitudine. E invece la droga è male, è morte, crea dipendenza, rovina il cervello di giovani e adulti.
Basta farsi un giro nelle comunità di recupero e farsi raccontare dagli ex-drogati come è iniziata la loro prigione dell’anima e del corpo, e come si sono salvati. A che prezzo e con quali valori (quelli tradizionali).
La droga non è un diritto (come il diritto di morire), ma va combattuta con ogni arma.
E che ci sia una cultura della morte, spacciata per libertà, è un dato di fatto. E che gli amplificatori di questa cultura stiano dappertutto è addirittura un luogo comune.
Un esempio? Come Rainews 24 ha riportato alle ore 20,20 la notizia dell’intervento della Meloni? Nei sottotitoli che scorrevano qualche aderente al pensiero unico e alle tastiere, o per uso personale, o per adesione mentale, ha scritto “giornata mondiale contro l’abuso di droga”, mentre l’esatta dizione era, come è, “giornata mondiale contro la droga”.
Vedete la differenza, effetto della neo-lingua dominante? Combattere l’abuso, come l’alcol vuol dire relativizzare l’argomento, e che un uso moderato è legittimo. Il male non è il contrario del bene, ma un bene deviato.
Assolutamente azzeccata la citazione che la Meloni ha fatto sulla libertà vera e falsa, ricordando un autore importante, che ovviamente la sinistra non conosce o detesta, anche se si atteggia a incarnazione della cultura, come Gustave Thibon, filosofo cattolico, tradizionalista, autore di un saggio che andrebbe utilizzato nelle scuole come testo obbligatorio “Ritorno al reale”, tradotto, il migliore antidoto a ogni ideologia materialista, edonista, nichilista.
Ecco la frase: “L’uomo non è libero nella misura in cui non dipende da nulla o da nessuno: è libero nell’esatta misura in cui dipende da ciò che ama, ed è prigioniero nell’esatta misura in cui dipende da ciò che non può amare.”
La vera libertà non è quella sessantottina, o della società delle pulsioni dell’io, dove ogni desiderio deve trasformarsi in diritto, non è la libertà “di”, ma la libertà “da”, da qualsiasi dipendenza che al contrario, schiavizza, uccide. Non è l’uomo che possiede le cose, ma le cose che possiedono l’uomo.
E la Meloni non ha fatto sconti: “Le droghe fanno male tutte, non esistono distinzioni, chi dice una cosa diversa dice una menzogna. Dire che ci sono droghe che possono essere usate è un inganno”. E ha aggiunto: “In uno spinello di oggi c’è una quantità di principio attivo enormemente più grande di quanto ce n’era in quelli di qualche decennio fa e si può definire leggera qualcosa che ha il 78% del principio attivo?”.
E ancora: “Arriviamo al paradosso di avere serie che hanno come eroe uno spacciatore sulle stesse piattaforme che hanno fatto documentari contro Muccioli, che aveva salvato migliaia di ragazzi, quando lo Stato era girato dall’altra parte”. Il riferimento è probabilmente alla piattaforma americana Netflix e alla serie SanPa, uscita nel 2020.
2 come “Romanzo Criminale”, rovesciando i paradigmi basilari “bene-male”, trasformando in eroi, delinquenti, criminali (la banda della Magliana) che si sono uccisi tra loro e che sono morti tutti a 20anni?
Finalmente, lo ripetiamo, un governo che fa cose di destra, che si scontra, ieri, oggi come domani, con la solita narrazione da parte di chi appartiene al filone diseducativo di un soggetto politico e sodali che ha distribuito spinelli durante i comizi elettorali. Riccardo Magi, deputato di Più Europa, per contrastare la Meloni in Aula ha messo in atto un’azione dimostrativa esponendo dei cartelli con scritto “Cannabis: se non ci pensa lo Stato, ci pensa la mafia”. Solito mantra, sbagliato.
C’è anche chi, sempre dell’area radicale-laicista-liberista, sostiene che proventi della droga e della prostituzione andrebbero conteggiati come entrate pulite da inserire nel Pil. Follia pura.
Ora vedremo se la narrazione sovranista anti-droga si fermerà alle enunciazioni o proseguirà con iniziative legislative ad hoc.
Ma almeno il messaggio è arrivato: “Questo governo non intende voltarsi dall’altra parte e ignorare il problema ma affrontarlo con coraggio e determinazione. Sarebbe molto più comodo sul piano del consenso far finta di niente, come hanno fatto altri, ammiccare alle dipendenze per sembrare anticonformisti. È finita la stagione dell’indifferenza, del lassismo, del disinteresse”.
Oggi il rivoluzionario, l’anticonformista non è chi si droga, ma chi non si droga.
Speriamo che il governo adesso vari una legge più forte contro gli spacciatori.



