Proteste in Francia, Meluzzi: “Tre cause, ma Macron ha un piano”

lunedì, 3 Luglio 2023
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La situazione della Francia, con scontri per l’uccisione del diciassettenne Nahel da parte di un poliziotto e con la conseguente repressione dell’esercito e della polizia, è sotto osservazione da parte degli apparati di sicurezza italiani preoccupati di un possibile effetto “contagio”. Dal governo si sottolinea l’importanza di una gestione attenta dei flussi migratori e del contrasto netto al degrado per evitare che le periferie si infiammino. Ma cosa sta accadendo a Parigi? La morte di Nahel è stata la scintilla che ha fatto esplodere un malessere già ampiamente diffuso? C’è chi parla di fallimento della politica delle porte aperte, ma è questo il problema? Ne abbiamo parlato con lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi.

Che sta accadendo in Francia? C’è chi dice che questa situazione era prevedibile, una polveriera pronta ad esplodere da un giorno all’altro. E’ d’accordo?

“Questa situazione è determinata da tre cause diverse. La prima causa, quella materiale, riguarda gli effetti di una immigrazione incontrollata che ha prodotto una società multiculturale e multietnica del tutto ingovernabile a causa soprattutto delle sue sperequazioni interne. In più si aggiunga che gli immigrati provenienti in maggioranza dal Nord Africa  sono confinati nelle periferie dove hanno oggettive difficoltà di integrazione. Ma questo non riguarda soltanto quelli appena arrivati, ma anche gli immigrati di seconda, terza e quarta generazione. Anche per loro è molto difficile riuscire ad integrarsi. Abbiamo la prova del fallimento di un’ideologia laicista, secondo la quale attraverso un’educazione inclusiva si sarebbero eliminate le differenze culturali. Poi c’è il secondo aspetto”.

Ossia?

“Quello che sta accadendo dimostra che è pura illusione pensare di risolvere il problema con una forte azione di repressione militare e poliziesca come è avvenuto contro i gilet gialli e i movimenti di opposizione alla riforma delle pensioni. Mi pare evidente che in questo contesto le politiche repressive non stiano ottenendo alcun risultato. Poi c’è il terzo aspetto, il più grave”.

Di che si tratta?

“La terza causa, quella finale, dimostra che c’è un potere elitario che ha tutto l’interesse a mantenere, consentire e alimentare questa situazione per poter realizzare la vera operazione di conservazione del sistema, distruggendo la libertà di stampa ed eliminando i social network, gli unici strumenti di libertà e di controinformazione. E’ palese questa strategia negli atteggiamenti autoritari dei poliziotti che impediscono alle persone di riprendere con i cellulari quanto sta accadendo. Si sta cercando il pretesto utile per esercitare un controllo capillare sull’informazione e impedire che le comunicazioni possano transitare attraverso canali alternativi ai media mainstream ovviamente controllati dal potere. La vera repressione è questa, e state certi che Macron farà in modo che anche l’Unione Europea si adegui alla stretta sui social media. Il vero grande pericolo non è rappresentato dalle rivolte e dai saccheggi, ma dal tentativo che tutto questo possa essere utilizzato a fini strumentali, per eliminare ogni possibilità di critica e di libera circolazione delle informazioni al di fuori del controllo governativo”.

Si sta parlando molto di contagio in queste ore, vede concreto il rischio che la protesta possa spostarsi nel resto d’Europa?

“Temo che questo contagio sia fortemente desiderato proprio da chi vuole imporre delle norme europee utili ad impedire la libera documentazione di ciò che accade nelle nostre città, per propinarci poi un’informazione addomesticata e perfettamente rispondente agli interessi del potere”.

C’è il pericolo di situazioni analoghe anche nelle città italiane dove è sempre più evidente la formazione di aree ormai popolate in maggioranza, per non dire totalmente, da immigrati?

“Per il momento non vedo questo rischio, perché la situazione italiana non ha ancora assunto i connotati di quella francese. Di questo passo però rischieremo di arrivarci”.

Come si può impedire che ciò accada?

“Mi hanno sconcertato certe dichiarazioni del ministro Lollobrigida, ovvero che un Paese di migranti come l’Italia non può avere politiche contro l’immigrazione clandestina, oppure che i 500mila migranti che devono arrivare dal Nord Africa costituiranno un esercito di lavoratori legali da impiegare nelle mansioni che gli italiani non vogliono più svolgere senza il rischio dello sfruttamento. Con tutto il rispetto, inizierei proprio con l’evitare certe dichiarazioni”.

Come pensa che evolverà la situazione francese?

“Penso che peggiorerà enormemente a completo vantaggio del regime macroniano che potrà imporre misure draconiane di riduzione della democrazia e delle libertà”.

Se quello che Macron sta facendo oggi a Parigi per arginare le proteste lo avesse fatto Putin a Mosca è d’accordo che avremmo la condanna della comunità internazionale e forse si sarebbero già adottate misure contro la Russia?

“Su questo non c’è dubbio, ma tenga conto che in quel caso le proteste sarebbero state fomentate, finanziate, sostenute ai massimi livelli. In questo caso invece le proteste in Francia sono tollerate ed in parte favorite, per arrivare ad un controllo totalitario dell’informazione e dell’ordine pubblico, primo fondamentale passo verso uno stato di polizia a livello europeo”.

 

 

 

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