Premierato, Renzi scende in campo. E Meloni che fa?

martedì, 1 Agosto 2023
2 minuti di lettura

Premierato, Matteo Renzi scende in campo e firma in Senato, davanti ai giornalisti, la relativa proposta di legge costituzionale.

Si tratta di un chiaro gesto di sfida a Giorgia Meloni, che aveva annunciato fuochi d’artificio sulle riforme istituzionali all’inizio di legislatura, senza poi però intraprendere, fino a oggi, una concreta iniziativa di  modifica della Carta.

Quello dell’elezione diretta del presidente del Consiglio è, per la verità, un vecchio pallino di Renzi. Invece di chiamarlo “premierato” (termine che potrebbe spaventare i meno avvezzi ai temi costituzionali), il leader di Italia viva lo chiama “Sindaco d’Italia”. Ma, nella sostanza, si tratta sempre di una forma di presidenzialismo, con l’Italia che perderebbe comunque i suoi caratteri di Repubblica parlamentare.

In attesa di sapere che cosa ci sia nel premierato proposto da Renzi, quello che emerge chiaramente è il dato politico dell’iniziativa: “stanare” la Meloni su un tema a lei caro, quello appunto delle riforme costituzionali, e provare a strapparle consensi di “destra”, tenendo anche conto dello stato confusionale in cui si possono trovare oggi vasti settori dell’elettorato di Forza Italia.

L’idea renziana di sfidate Meloni non è frutto di dietrologia ma è apertamente dichiarata dal leader di Iv. L’introduzione del premierato – dice Renzi-  è una proposta che «Meloni non ha avuto il coraggio di fare». Secondo Matteo, Giorgia «chiacchiera, chiacchiera, ha un grande consenso, ma fa melina». Lui si dice ottimista: il «premierato sulla carta ha la maggioranza». Di qui lo spavaldo invito: «Vediamo chi ci sta».

Oltre che sfidare Meloni, Renzi ha voluto anche tirare le orecchie al suo alleato-rivale Antonio Calenda: il premierato -sottolinea perfido- era nel «programma del terzo polo». Il leader di Iv s’è voluto anche togliere un sassolino dalla scarpa a proposito dei rimbrotti calendiani per le cene al Twiga, con Daniela Santanché,  di alcuni esponenti del suo partito: «A me non interessa dove va a cena Bonifazi, come non mi interessa dove va a cena Richetti. Mi interessa che, quando vanno in aula, portino avanti gli interessi degli italiani. Immaginare di imbastire una polemica sulle cene, è il grillismo prima maniera. Parafrasando Pasolini, è il grillismo degli anti-grillini». A Calenda saranno sicuramente fischiate le orecchie, con un effetto turbina.

Che farà a questo punto Giorgia Meloni? Farà finta di niente o prenderà finalmente l’iniziativa sul tema (fortemente identitario per FdI) delle riforme costituzionali?  Ancora non sappiamo in effetti che tipo di presidenzialismo intende perseguire: modello francese o, appunto, premierato all’italiana? Né sappiamo con che tipo di strumento pensa di procedere: Bicamerale o iter ordinario con l’articolo 138? È bene che imbocchi al più presto una strada. In fondo, è quasi un anno che Giorgia siede a Palazzo Chigi. Ed è tempo di vedere qualche realizzazione o, come nel caso delle riforme costituzionali, una qualche, seria iniziativa parlamentare. Vanno bene le ambiziose prospettive internazionali in cui l’abbiamo vista inserita in questi giorni. Ma la politica (nazionale) non aspetta. Soprattutto nei tempi frenetici e nevrotici che stiamo vivendo oggi. Speriamo che la sfida di Renzi le fornisca la scossa giusta.

 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.