Europa nemica? I tre sospetti di Giorgia

lunedì, 11 Settembre 2023
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Europa pallida madre, anzi matrigna. Ora è più di un’impressione, comincia a essere una certezza. Prima i cavilli sull’erogazione dei Fondi Pnrr, poi il tentativo (pare rientrato, ma non è detto) di mettere in difficoltà l’Italia attraverso una riforma “punitiva” del Patto di stabilità, ora l’irritante inerzia nell’autorizzare l’operazione Ita-Lufthansa. Che sta succedendo? È evidente che a Bruxelles stanno riprendendo piede quelli che non ci vogliono bene.

Giorgia Meloni è su tutte le furie. L’approccio soft con la Commissione, lo scambio di sorrisi con Ursula von der Leyen, i toni concilianti con l’establishment europeo sono momentaneamente riposti nell’armadio. Oggi è il momento di rinverdire le pose euroscettiche del passato, quel tanto che basta per mandare segnali battaglieri ai vertici d’Europa.

Primo destinatario del ritrovato spirito europolemico della Meloni è il commissario per gli Affari economici di Bruxelles, Paolo Gentiloni. Ha sorpreso tutti (o quasi) l’attacco che gli ha sferrato la premier italiana a margine dei lavori del G20: «Da quando ogni nazione ha un commissario accade che abbia un occhio di riguardo. Penso che sia normale e giusto e sarei contenta se accadesse di più per l’Italia». Non è una semplice puntura di spillo, è una vera e propria sciabolata. I soliti professorini della carta stampata ne hanno preso spunto per i  consueti rimbrotti alla premier: «No, Giorgia, non è così che si fa in Europa. Si ottiene il contrario dell’effetto sperato». Giusto o meno, rimane però il fatto che un motivo ci sarà pure se la premier ha deciso in questo periodo di bombardare Bruxelles.

In realtà i motivi sono tre. E corrispondono ad altrettanti sospetti che in questo momento la Meloni nutre nei confronti dell’apparato Ue.

Primo sospetto: la tecnostruttura d’Europa vuole sfiancare l’Italia a trazione meloniana in vista delle elezioni dell’anno prossimo. Il fatto è che nei palazzi di Bruxelles è diffuso il timore che un’eventuale affermazione di FdI possa cambiare gli assetti di potere all’interno dell’Ue e danneggiare gli interessi della “casta” cresciuta sull’accordo tra popolari e socialisti. È probabile che la possibilità dell’incontro tra i popolari stessi e i conservatori europei capeggiati dalla Meloni stia creando agitazione nell’establishment. Nascerebbe da qui un possibile tentativo di danneggiare il governo italiano ritardando la soluzione dei dossier che più interessano al nostro Paese.

Secondo sospetto: usare il caso Ita-Lufthansa per ostacolare la corsa di Daniele Franco alla guida della Bei (la Banca europea per gli investimenti). Guardacaso, alla stessa carica puntano la danese Margrethe Vestager, attuale vicepresidente della Commissione con delega alla Concorrenza (dipende da lei il semaforo verde all’accordo tra le due compagnie aeree), e la vice premier spagnola Nadia Calvino. L’ex ministro dell’Economia (governo Draghi) farebbe da terzo incomodo italiano. Di qui lo stop all’acquisto del 40% di Ita da parte di Lufthansa. Ma di qui anche la richiesta a Gentiloni di smuovere le acque ancorché non sia materia di sua diretta competenza.

Terzo sospetto: lo zampino di AirFrance al fallimento della trattativa tra la compagnia tedesca e quella italiana. C’è la possibilità che qualche superburocrate che lavora alla Concorrenza sia legato alla compagnia aerea francese, che vedrebbe danneggiati i propri interessi da una sinergia italo-tedesca. Non è difficile immaginare, in tale eventualità, l’origine allo strano blocco dell’intesa Ita-Lufthansa.

A pensar male -diceva Giulio Andreotti– si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre. A pensare male di un’Europa che s’è spesso dimostrata matrigna con l’Italia non si fa comunque alcun peccato.

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