Migranti. Italia vs Germania. La guerra del sovranismo2.0

giovedì, 28 Settembre 2023
2 minuti di lettura

Il sovranismo2.0 della Meloni è molto difficile. Rischia di essere frainteso da tutti. Dai destristi doc, che vedono ogni mediazione della premier come un tradimento. E infatti, l’accusano di essere troppo prona verso gli Usa, l’Ucraina e Bruxelles. Non è un caso che Alemanno si sia risvegliato e che la Lega, oltre a spingere su un eventuale rimpasto, in vista delle prossime europee, abbia cominciato a corteggiare la Le Pen e il generale Vannacci in patria.

E rischia di essere frainteso-utilizzato dal mainstream culturale e dal potere “sinistro”, per immunizzare la destra e trasformarla in una mera appendice moderata e liberale degli assetti istituzionali già storicamente consolidati(l’asse Ppe-Pse nella Ue e la continuità con Draghi in Italia), ritenuti inamovibili.

La Meloni, però, non ascolta le cattive sirene e i commenti interessati; va avanti per la sua strada assicurando che i conti si faranno a fine legislatura. E sarà lì che si vedranno gli effetti “sicuramente virtuosi” del cambiamento sottoscritto dagli italiani un anno fa.

Ma sa benissimo che nella fase intermedia sono e saranno dolori. Dolori economici, sociali, legati in primis, alla sicurezza e all’immigrazione (punto dolente).

Sul piano internazionale il sovranismo2.0 vive poi, ciclicamente periodi confusi, con gli amici che diventano nemici e i nemici che diventano amici.

Con la Francia, ad esempio, c’è sempre stato un rapporto di amore-odio, di emulazione-competizione. Ora Macron, dopo aver di fatto minimizzato sui velenosissimi attacchi del suo governo al nostro (dalle garanzie democratiche, al rischio fascismo), sembra più vicino a noi sul tema-migranti, affermando che “l’Italia non può essere lasciata sola”. Evidentemente l’imminente campagna elettorale obbliga ogni protagonista a mutare le carte. D’altra parte, Macron mentre abbraccia, stritola: si vedano i respingimenti alla frontiera.

La guerra adesso è con la Germania. La notizia, come noto, ha destato allarme presso le cancellerie, provocando una vera crisi diplomatica: il governo Scholz intende finanziare l’assistenza ai profughi sul suolo italiano (la Caritas gongola), e l’attività di una delle Ong che li prelevano dal Mediterraneo per poi portarli nei nostri porti. Come se non bastasse, la ministra verde degli esteri tedesca Annalena Baerbock ha respinto qualsiasi ipotesi di blocco navale (su cui invece, la presidente Ue Ursula von der Leyen, ha una posizione più aperturista), ritenendo che “sarebbe una violazione dei diritti dell’uomo”.

Ormai è chiaro: francesi, tedeschi e Ue fiutano il voto e stanno tentando di scongiurare l’avanzata della destra ovunque, facendo come sono nel Dna i “diversamente sovranisti”.

Se si rompe l’asse rosso-verde nel Continente e rosso-blu a Bruxelles, si rompe in ogni paese.

Ma la Meloni non è caduta nella trappola: ha scritto una lettera a Scholz, che da un lato, ribadisce l’autorità italiana (“Berlino finanzia le sue navi Ong, allora tengano i migranti a casa loro”); dall’altra, lo invita a correggere il tiro. E per questo c’è già una data: il Consiglio Ue a Granada, i prossimi 5-6 ottobre.

Siamo abituati a ripetuti strappi e ricuciture: nel novembre 2022 i due erano arrivati ai ferri corti dopo che la Germania aveva chiesto all’Italia di prestare velocemente soccorso alle persone caricate dalla “Humanity 1”, facente parte della flotta tedesca “United 4 Rescue”, che altro non era che una sorta di traghetto gratuito per migranti dalla Libia all’Italia.

E poi, nel 2019 la “vicenda-Rackete”: la comandante della Sea Watch (autocandidatasi alle elezioni europee con la sinistra), con a bordo 42 migranti, dopo aver respinto un’offerta di approdo a Tripoli in Libia, non fece altro che speronare una nave militare a Lampedusa che le voleva bloccare l’accesso al porto.

Come andrà a finire? Come al solito: prove tecniche di colluttazione e prove tecniche di pace. E’ la regola della narrazione internazionale che serve solo al consenso interno. Consenso che la Meloni ha (sondaggio Analisi-Politica): il 56% degli italiani sta con lei.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.