Il Fatto Quotidiano utilizza il termine “saccheggio” per descrivere l’opa ostile di Forza Italia ai danni della Lega.
Opa di cui abbiamo accennato anche noi nei giorni scorsi (CLICCA QUI) con riferimento alla capacità attrattiva esercitata dal partito azzurro con l’adesione di molti ex parlamentari, consiglieri e assessori regionali e comunali in arrivo soprattutto dal Carroccio.
Sembra che la Lega stia rischiando un’operazione di svuotamento soprattutto al Nord ed in modo particolare nel Veneto. Qui non piace il ritorno al sovranismo in vista delle prossime elezioni europee e ancora meno la riconferma delle alleanze con le destre estreme dopo i tentativi di avvicinamento al Ppe ai tempi del governo Draghi da parte soprattutto dell’ala moderata del partito (leggi Giorgetti). Ma soprattutto in Veneto c’è l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi (in foto) a fare da calamita e ad attrarre tanti ex leghisti verso il partito azzurro.
Tosi aveva abbandonato il Carroccio nel momento di massima ascesa proprio in polemica con l’alleanza siglata in Europa fra Salvini e Marine Le Pen, e dopo aver fondato un suo movimento ha aderito a Forza Italia. Oggi, come riporta Il Fatto, è proprio alla sua porta che bussano molti amministratori della Lega che vogliono passare con gli azzurri. E il consistente aumento di adesioni che Fi ha registrato in Veneto a fronte di un vistoso calo di tessere leghiste, ha messo in allarme i vertici: non solo Salvini, ma anche il governatore del Veneto Luca Zaia che teme un sorpasso di Forza Italia alle europee. Se ciò dovesse avvenire, gli azzurri si sentiranno titolati a rivendicare la candidatura di Tosi alla presidenza della Regione nel 2025 con il probabile assenso di Fratelli d’Italia. Del resto dalle parti del Carroccio hanno poco da lamentarsi, visto che ai tempi in cui Salvini deteneva il primato nel centrodestra la stessa operazione l’aveva tentata proprio la Lega ai danni di Forza Italia provocando le ire di Berlusconi, che arrivò ad accusare l’attuale ministro delle Infrastrutture di scorrettezza nei confronti degli alleati e di indebolire la coalizione.
Salvini dal canto suo continua il corteggiamento nei confronti del generale Roberto Vannacci autore del libro “Il Mondo a Rovescio” che continua ad essere in cima alle classifiche di vendita, sperando in questo modo di risalire la china. Vannacci sta continuando il tour in giro per l’Italia con grande successo, e non ha escluso un suo possibile ingresso in politica. Sempre a Il Fatto il generale ha dichiarato possibile una sua candidatura alle europee e ha pure precisato in quel caso di pagare la campagna elettorale con soldi propri. Non ha ancora detto se accetterà o meno la proposta della Lega, ma è certamente il Carroccio il partito che meglio rispecchia le idee espresse nel suo libro. Con Vannacci in campo certamente la Lega può sperare di incrementare i consensi e contenere le perdite. Ma intanto giorno per giorno è un bollettino di guerra con amministratori che sbattono le porte ed ex ministri, leggi Roberto Castelli che se ne è andato già da qualche mese, che sparano contro il leader e accusano la Lega di aver perso la propria identità.
Il fronte degli scontenti aumenta soprattutto al Nord, dalla Lombardia al Veneto. Qui è ancora molto forte il desiderio di autonomia e di federalismo, e non piace la politica sovranista di Salvini che in vista delle europee sta rispolverando temi anti europeisti. Ma soprattutto c’è chi fa notare come il leader leghista stia portando avanti una strategia fallimentare, con l’illusione di assumere il ruolo di regista di un fantomatico cambio delle alleanze europee attraverso un’alleanza fra popolari, conservatori e sovranisti. Dal Ppe hanno già chiuso le porte a questa prospettiva, compresi i forzisti italiani, mentre dal fronte conservatore che ha proprio nella Meloni il principale leader di riferimento europeo, la proposta è accolta con grande freddezza e scetticismo. I conservatori puntano infatti a diventare l’ago della bilancia nel prossimo Parlamento europeo dentro una nuova maggioranza Ursula, ma non sono affatto dell’idea di dover abbracciare Le Pen e company. Alla fine insomma alla possibilità che i sovranisti (ma il filosofo Paolo Becchi ritiene che questo termine sia ormai inappropriato per i leghisti) possano giocare un ruolo determinante dopo le prossime elezioni europee ci crede soltanto Salvini (e forse fino in fondo nemmeno lui).
Di certo le europee saranno decisive per il futuro di Matteo alla guida del partito ma anche per misurare nel centrodestra la forza effettiva della Lega; o almeno di ciò che ne resta.



