L’hanno chiamata “ shrinkflation ”, un termine che nasce nel 2009 dall’unione del verbo inglese “ shrink ” (ridurre) e “ inflation ” (inflazione).
La “shrinkflation” è una tecnica di marketing ormai molto diffusa e consiste nel ridurre le quantità di un prodotto e tenere il prezzo invariato, così il consumatore avrà la sensazione che non ci siano stati aumenti.
Dai biscotti alla pasta, dal detergente per i piatti al caffè, il contenuto diventa sempre più leggero e le nuove confezioni sono spesso quasi identiche alle precedenti. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma negli ultimi tempi è diventato particolarmente evidente per l’alto numero di prodotti.
Le categorie più a rischio sono 11 soprattutto i dolci, il miele e le confetture.
Le categorie più a rischio sono 11 soprattutto i dolci, il miele e le confetture.
La “shrinkflation” è però percepito dai consumatori come una soluzione volta a ingannare gli acquirenti, una “truffa” e questa è stata l’espressione utilizzata dal ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire ma, tecnicamente, non si può configurare come una truffa.
Secondo i produttori è semplicemente una strategia legalmente consentita per alzare il prezzo senza sbandierarlo, combattere l’inflazione dei prezzi e favorire le vendite.
Il governo francese ha comunque deciso di prendere provvedimenti in difesa degli utenti con un decreto apposito, una legge anti-inflazione che mira ad una maggiore trasparenza e prevede l’obbligo per i rivenditori di segnalare “direttamente sulla confezione o su un’etichetta attaccata o
posizionata vicino a questo prodotto” quando il contenuto sia stato ridotto a
parità di prezzo.
Parigi vuole combattere la “shrinkflation” con multe che colpiranno non già i produttori, bensì i rivenditori. L’obbligo varrà solamente per le attività commerciali sopra i 400 metri quadrati.
Le ammende saranno di 3.000 euro nel caso di un imprenditore individuale e di 15.000 euro per le società.
La “shrinkflation” non riguarda solo la grande distribuzione, se non si possono aumentare i prezzi e si riduce la quantità o la qualità potrebbe succedere anche in gelateria o al bar per il caffè. Se le miscele subiscono rincari, nella tazzina troveremo forse una qualità meno costosa allo stesso
prezzo e potremmo non saperlo mai.
Nel Regno Unito è stata coniata la nuova parola shrinkflation per indicare il fenomeno simile alla shrinkflation dove dei produttori d birra hanno abbassato la gradazione alcolica di alcune marche, riducendo i costi delle materie prime e evitando così le nuove accise sugli alcolici introdotte lo
scorso anno.
Ovviamente, la speranza è che il consumatore non se ne accorga o che chiuda un occhio , i clienti sono generalmente più attenti all’aumento dei prezzi rispetto alla riduzione delle quantità, che di solito non supera il 10-20%.
In Italia le associazioni dei consumatori si stanno muovendo per verificare che la “shrinkflation” non costituisca una pratica commerciale scorretta.
Intanto oltre a verificare l’origine del prodotto e la composizione il consiglio è quello di controllare anche il prezzo al kg o al litroIl decreto francese sulla shrinkflation è stato trasmesso alla Commissione europea e se sarà approvato, entrerà in vigore già dal prossimo mese di aprile.
Intanto oltre a verificare l’origine del prodotto e la composizione il consiglio è quello di controllare anche il prezzo al kg o al litroIl decreto francese sulla shrinkflation è stato trasmesso alla Commissione europea e se sarà approvato, entrerà in vigore già dal prossimo mese di aprile.
In Francia le premesse per un cambiamento ci sono tutte.
di Sofia Barilari



