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Offese alla Meloni. Interviene il Mattarella che non ti aspetti

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Offese a Giorgia Meloni, l’intervento di Mattarella in difesa della premier è per certi versi sorprendente. Voi direte: ci mancherebbe altro, è comunque dovere del capo dello Stato intervenire a tutelare la dignità personale dei più alti rappresentanti istituzionali. Certamente. Ma, per i tempi, i toni e i modi utilizzati, questo monito che viene dal Colle offre un inedito risvolto politico, dal momento che rappresenta un sonoro, ancorché indiretto, schiaffo alla leader del Pd Elly Schelin.

E sì, perché sulle volgari e criminogene offese ricevute dalla premier negli ultimi giorni (dall’ingiuria che le ha lanciato il presidente della Campania Vincenzo De Luca all’immagine della Meloni bruciata durante un corteo dell’ultrasinistra, alla foto, sempre di Giorgia, postata a testa in giù da un fanatico direttore di museo), su tutte queste forme di aggressione politica che ci riportano alle fasi più intolleranti della nostra storia recente, la segretaria del Pd è stata vergognosamente in silenzio, tanto da meritarsi le accuse di reticenza da parte di FdI e della stessa premier.

Le parole di Mattarella sono quindi una chiara censura dell’atteggiamento di Elly e un richiamo al galateo della politica (non si usano offese da bar in politica) per lei piuttosto urticante.

Ma vediamo che cosa, per la precisione, ha detto il capo dello Stato. «Si assiste – ha affermato il Presidente parlando a un gruppo di studenti al Quirinale – a una intollerabile serie di manifestazioni di violenza: insulti, volgarità di linguaggio, interventi privi di contenuto ma colmi di aggressività verbale, perfino effigi bruciate o vilipese più volte della stessa Presidente del Consiglio, alla quale va espressa piena solidarietà. Il confronto politico, la contrapposizione delle idee e delle proposte, la competizione, anche elettorale, ne risultano mortificate e distorte». Questa l’amara conclusione del capo dello Stato: «Ne viene travolta la dignità della politica che scompare, soppiantata da manifestazioni che ne rappresentano la negazione. Mi auguro che la politica riaffermi sempre e al più presto la sua autenticità, nelle sue forme migliori». Più chiari di così…

Alla fine, alla Schelin non è rimasto altro che accodarsi al monito del Colle. «Ha ragione il presidente Mattarella nel dire che gli atti di violenza e aggressività verbale o fisica non devono trovare alcuno spazio in democrazia». La segretaria del Pd non aveva altra scelta, solo che la toppa è risultata peggiore del buco, tanto da buscarsi oggi gli sfottò della stampa di centrodestra. Così, ad esempio scrive “il Giornale”: «Effetto Mattarella, la Schlein si sveglia» e si accorge delle offese alla premier.

Non è certo il caso di fare dietrologia, però è un fatto che da questo intervento di Mattarella emerga chiaramente una divaricazione ideale e di stile tra il Pd e chi rappresenta la cultura istituzionale al massimo livello. Evidentemente al partito della Schelin non fa bene questa sua affannosa rincorsa del M5S sulla via del radicalismo politico e del populismo da quattro soldi.

Vale la pena di notare a chiosa che la sonorità dello schiaffo ricevuto dalla segretaria piddina emerge, indirettamente, anche da come “la Repubblica”, quotidiano guida della sinistra italiana, ha trattato l’intervento del capo dello Stato: se le maggiori testate lo hanno riportato in evidenza in prima pagina, il giornale diretto da Maurizio Molinari gli ha riservato solo un box a pagina 5.  Mai imbarazzo e irritazione furono più grandi nella sinistra nostrana. E in chi la fiancheggia.

 

 

 

 

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