Meloni ora si accontenta del 26%: segno di crisi o furbizia?

mercoledì, 20 Marzo 2024
3 minuti di lettura

Meloni ridimensiona le sue aspettative per le elezioni europee. Invece di inseguire quota 30% (se non addirittura superarla), ora Giorgia parrebbe disposta ad accontentarsi di raggiungere il 26 per cento, che corrisponde a quanto conseguito da FdI nelle elezioni del 2022.

Il suo nuovo obiettivo elettorale la Meloni lo ha indicato nel corso di una intervista ad “Agorà” su Raitre: «Vittoria per me sarebbe confermare il risultato che mi ha portato al governo». Il livello elettorale auspicato dalla premier per il suo partito corrisponde peraltro alle attuali previsioni degli istituti di ricerca, che da qualche tempo registrano una certa flessione nelle intenzioni di voto rispetto al livello massimo del 30% raggiunto nei mesi scorsi.

Questo ridimensionamento delle aspettative di consenso di Giorgia non è privo di significato politico, perché sancisce un’inversione di direzione nella parabola della popolarità, che dopo una lunga fase di ascesa ora pare aver imboccato la fase discendente.

Nulla di drammatico, sia chiaro. È normale per un capo del governo incontrare una diminuzione di consensi dopo un anno e mezzo, soprattutto a seguito di due leggi di bilancio adottate in situazioni di difficoltà finanziaria (dalla necessità di prevenire, tra il 2022 e il 2023, un innalzamento dei costi energetici al buco, oggi drammatico, del superbonus nei conti pubblici).

L’ammissione della fine della “luna di miele” con gli italiani da parte della Meloni si presta però a due diverse interpretazioni. Si tratta del primo segno di crisi di una premiership che non si è rivelata facile oppure ci troviamo, molto più semplicemente, davanti a un astuto espediente volto a consentire alla leader di FdI di proclamare la vittoria anche se ottenesse uno 0,5% in più rispetto alle Politiche? Nel primo caso, ci dovremmo forse aspettare un cambiamento di marcia nel governo. Nel secondo, un semplice ripiegamento tattico in vista di un’“offensiva” propagandistica e comunicativa a ridosso del voto di giugno. Ovviamente, un’ipotesi non esclude l’altra.

Diciamo che la premier si sta preparando probabilmente a un rilancio della sua iniziativa politica. E lo si capisce chiaramente nel passaggio dell’intervista dove pronuncia queste parole che suonano come un avvertimento a tutti, amici e avversari: «Non sto qui per sopravvivere, resto se posso incidere: devo sapere che sto cambiando qualcosa». Il messaggio più forte sembra diretto a Salvini: è come se gli dicesse che non è disposta a farsi logorare dalla sua “guerriglia”. Sembra ad esempio che la Meloni sia rimasta particolarmente contrariata dall’uscita filoputiniana di Matteo a proposito della riconferma per sei anni di Vladimir al vertice del Cremlino: non è certo il massimo, per la presidenza italiana di turno al G7, se un nostro vicepremier si esprime in modo così dissonante rispetto alla linea euro-atlantica.

A tutti i “naviganti” Giorgia fa anche sapere che considera il referendum confermativo sul premierato la madre di tutte le battaglie: questa riforma «non riguarda il presente ma il futuro della nazione ed è su questo che gli italiani saranno chiamati a decidere».

La Meloni punta insomma a rilanciare la sua immagine di leader che ha di mira gli orizzonti strategici del Paese, come appunto il cambiamento del suo assetto costituzionale.

Le elezioni europee ci diranno in che misura questa iniziativa di rilancio della premier potrà avere successo. È comunque prevedibile che la leader  di FdI affronti di slancio la campagna elettorale, anche perché sospinta dal voto favorevole delle elezioni in Abruzzo e dall’esito delle prossime Regionali in Basilicata, esito probabilmente positivo per lei, anche in considerazione del caos che regna sul fronte avverso.

In realtà i problemi per la Meloni potrebbero venire, nei mesi successivi alle Europee, dal fronte internazionale. Innanzi tutto da quello Ue: la posizione di Ursula von der Leyen non appare più tanto solida come in passato. All’interno del Ppe sta crescendo la fronda contro di lei e non è detto che il suo partito la possa alla fine appoggiare nella riconferma a presidente della Commissione di Bruxelles. Per Giorgia sarebbe un brutto colpo, perché la Meloni ha giocato la carta della sua amicizia con Ursula al fine di condurre i conservatori europei, dei quali è leader, all’interno dell’assetto di potere Ue. Sarebbe un’indubbia battuta di arresto nella sua proiezione internazionale.

L’altra incognita si chiama Donald Trump. E i buoni rapporti tra Giorgia e Joe Biden potrebbero venirle rinfacciati il giorno in cui il tycoon dovesse tornare alla Casa Bianca.

Tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025 potremmo assistere a grandi cambiamenti su scala globale. E la Meloni dovrà essere in tal caso lesta a ridefinire le sue strategie di lungo periodo. Superare il 26% alle Europee potrebbe alla fine risultare l’ultimo dei problemi.

 

 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.