Caso Fassino. Profumo di ipocrisia. Se fosse capitato a uno di destra?

giovedì, 2 Maggio 2024
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Dalle illazioni ai fatti: è stata acquisita dalla Procura di Civitavecchia l’informativa della Polaria, relativa al furto di un profumo da parte del parlamentare Piero Fassino, il 15 aprile scorso in un negozio del Duty Free dell’aeroporto di Fiumicino, per il quale è stato denunciato.

Secondo quanto ha scritto il quotidiano La Repubblica, l’ex sindaco di Torino è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati.
Nell’informativa sono citate sei testimonianze di impiegati e vigilantes che hanno raccontato agli investigatori che oltre a quanto avvenuto ad aprile, il parlamentare dem sarebbe autore di altri due episodi simili: uno poco prima di Natale e l’altro il 27 marzo scorso.

Cosa dire? Innanzitutto due valutazioni: una politica, l’altra umana.

Quella giuridica, invece, la lasciamo ovviamente al corso dell’inchiesta e all’attività della magistratura. A differenza di certi moralisti di sinistra, che mettono sulla gogna gli avversari, il garantismo non è sinonimo di impunità, ma certezza del diritto. E il giustizialismo non vale a correnti alterne: spietato con gli altri, indulgente col clan d’appartenenza.

La valutazione politica è facile: se si fosse trattato di un esponente della destra, il trattamento mediatico sarebbe stato molto diverso.
Avremmo vissuto e subìto per giorni e giorni una sorta di processo di Norimberga su giornali, tv, social, con tanto di politici, esperti, intellettuali, commentatori, nelle vesti di non improvvisati pm. Tutti sostenitori e amplificatori del medesimo teorema: la destra ruba per definizione, scippa, incita all’accaparramento, all’egoismo sociale, all’evasione fiscale, al proprio utile, all’indifferenza se non ostilità nei confronti delle regole, delle leggi, dell’interesse generale.
Contrapponendo ciò che loro incarnano per “diritto divino”: l’umanità, il bene, l’inclusione, l’etica, la morale, le regole, la Costituzione.

L’interpretazione umana, dal canto suo, sarebbe pure qui, “duale”: nel caso di Fassino, il frutto, se confermato da prove, di un disagio, di un problema psichico.
Un uomo, con un passato adamantino, specchiato, sulla via però della fragilità, che va aiutato (lo ha detto perfino Renzi). Un po’ come i calciatori che hanno scommesso sulle loro partite, si sono attribuiti una dipendenza (la ludopatia).

Nel caso di un Salvini, di un Vannacci, di un Lollobrigida, di un La Russa, tanto per citare i nomi che vengono ripetutamente colpiti e impallinati dal mainstream, bisogna ammetterlo, sarebbero state pronte diagnosi antropologiche e psichiatriche ad hoc. Come ad associare l’essere di destra con l’essere problematico, quasi malato o folle.
In soldoni, profumo di ipocrisia e doppiopesismo. Ricordiamo che per un Rolex qualcun altro perse la cappa.

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