Milano: di nuovo fiamme e caos. Ora brucia il San Vittore

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Continua la scia di incendi nelle carceri milanesi. Ora a bruciare è il San Vittore.

Dopo il rogo del 6 maggio al carcere minorile Beccaria, un nuovo episodio arriva dal San Vittore dove quattro persone, pare tutti detenuti, sono rimasti lievemente intossicati.
Nessuno è in gravi condizioni.

Questa volta a bruciare, secondo le prime informazioni, sono stati dei materassi, probabilmente per un’azione dolosa, all’interno di un’unica stanza.

I quattro intossicati dal fumo sono stati visitati nell’infermeria della struttura detentiva e il 118 non ha effettuato trasporti. È accaduto nel V Reparto della prigione, in una cella situata al primo piano.

L’incendio è stato velocemente spento dai vigili del fuoco.

Due settimane fa, un episodio analogo aveva coinvolto il carcere minorile Beccaria.

Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp, il sindacato della polizia penitenziaria ha dichiarato: “Evidentemente quanto accaduto non è servito ad attivare le misure straordinarie che come sindacato di polizia penitenziaria abbiamo chiesto da tempo. Gli istituti lombardi hanno bisogno di un piano straordinario di interventi e non di chiacchiere e promesse da parte dell’amministrazione penitenziaria e del governo per affrontare rapidamente sovraffollamento, carenza di organici e di strutture”.

A pesare sulla situazione sono anche”I 34 suicidi di detenuti e i quattro suicidi (uno in Lombardia) di agenti del primo quadrimestre dell’anno”, ha aggiunto il segretario del sindacato.

Tra le cause: “Emerge soprattutto lo stress intenso a cui il personale è esposto quotidianamente per il rischio di incolumità. Fa specie che gli esperti delle Nazioni Unite, in una missione in Italia in quattro carceri (Roma, Milano, Catania e Napoli), si siano limitati a valutare il sovraffollamento delle carceri italiane e il suo impatto sui diritti umani dei detenuti senza prendere in considerazione la situazione di lavoro del personale”.

Per questo: “Non ci resta che rivolgerci alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché apra una procedura di inchiesta contro lo Stato italiano sul mancato rispetto dei diritti inviolabili all’incolumità personale e alle condizioni di lavoro del personale penitenziario italiano e contro le discriminazioni nel godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, ha spiegato Di Giacomo.

Secondo cui: “Non si può agitare il ricorso all’organismo dell’Unione Europea a senso unico, quello dei detenuti, ignorando o fingendo di ignorare che gli agenti penitenziari sono sottoposti a condizioni di autentica tortura per le aggressioni e le violenze che subiscono quotidianamente con una media di 5 al giorno; di queste un terzo hanno prodotto prognosi di oltre 8 giorni ma in 150 casi sono state superiori ai 20 giorni”.

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