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Export: Italia batte Germania e Francia. Come ha fatto

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Il nostro Paese non è raccontato come merita. Siamo il quinto al mondo per export, con un incremento del 48% dal 2015, il doppio rispetto a Francia e Germania. L’Italia ha aumentato le esportazioni mondiali del 48% dal 2015, superando quasi il doppio delle performance di Francia e Germania. I settori trainanti? Moda, cibo e mobili.

I dati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio mostrano un aumento costante dei prodotti italiani venduti all’estero, portando il paese alla quinta posizione globale, superando anche la Corea. Se escludiamo il settore automobilistico, dove Germania e Corea del Sud eccellono, l’Italia potrebbe addirittura raggiungere la quarta posizione, superando il Giappone e posizionandosi accanto a Stati Uniti e Cina. L’export italiano nel G7 è cresciuto più di tutti. Questo grazie a una diversificazione merceologica che contrasta con la super specializzazione d’altri paesi. Alla luce di questi risultati, è riduttivo considerare l’Italia poco competitiva rispetto ad altri concorrenti europei e mondiali. È falso e molte statistiche OCSE fanno pensare.
La crescita dell’export italiano è trainata da settori che rappresentano le eccellenze nazionali, incrementando la produttività industriale. I “magnifici 7”, come li chiama Il Foglio, sono rappresentati dalle “3 F e le 4 M”: moda, cibo, mobili, macchinari, prodotti metallici, yacht e trasporti, medicinali e cura personale.

Ha fatto bene Fortis a sottolineare tutto ciò in un articolo completo su Il Foglio. Assoporti, l’associazione delle Autorità di Sistema Portuale, ha pubblicato i dati ufficiali relativi alla movimentazione di merci e passeggeri nei porti italiani nel 2021. Il primo numero che salta all’occhio è quello delle tonnellate complessivamente imbarcate/sbarcate sulle banchine italiane, pari a 481,5 milioni. Un numero che vale un +8,4% sul 2020 (444 milioni di tonnellate), ma soprattutto ‘solo’ un -1,8% rispetto al 2019, quando le tonnellate movimentate furono 490,3 milioni, segno che per le merci l’effetto Covid è stato apparentemente riassorbito in buona parte.

Tuttavia, un minimo d’approfondimento su merceologia e geografia dei numeri deve indurre una certa cautela. Rispetto al 2019, infatti, rinfuse liquide (163,8 milioni) e solide (56,8) restano preoccupantemente lontane dall’ ante pandemia (rispettivamente -10,4% e -4,8%), segno che molti settori produttivi del paese sono lungi dall’essersi ripresi, come si evince anche dal -12,6% del break bulk (20,4 milioni di tonnellate).
A tenere su i numeri portuali, infatti, sono i container (117 milioni di tonnellate contro 111,3, +5,1% sul 2019) e i ro-ro (123,5 contro 113,2 milioni di tonnellate, +9% sul 2019). Per i box però il numero è per così dire viziato dalla performance di Gioia Tauro, che è cresciuta da sola di oltre 9 milioni di tonnellate ma che fa solo transhipment, non generando cioè gettito e indotto e producendo un impatto occupazionale molto relativo. Il traffico hinterland è di fatto quello del 2019 (7,19 contro 7,21 milioni di Teu, -0,2%).

Più tangibile la dinamica nei rotabili, anche se non di immediata lettura. In uno scenario di generale stagnazione o lieve diminuzione, a trainare la crescita sono le Adsp di Trieste e del Mar Adriatico Meridionale, segno dell’influenza ‘turca’, e quelle sarda (evidente l’impatto dell’apertura dei servizi di Grendi a Cagliari e Olbia, capace probabilmente nel primo caso di assorbire traffico prima movimentato su container), dello Stretto e della Sicilia occidentale (a mostrare forse uno switch gomma-mare di traffico). Tutto questo mentre all’Italia si chiedono lumi per 15 miliardi a bilancio ma tutto tace sugli asset da 800 miliardi d’euro omessi dalla Germania a debito. L’impatto di questa cifra enorme sulle economie europee tra 2012 e 2023 è stato devastante visto che l’export tedesco ha potuto godere di due vantaggi paralleli: accordo sul gas al ribasso (e senza aver concordato nulla con la Ue) e finanziamenti ad imprese per quasi 70 miliardi annui (non inseriti a debito), anche tramite la fallita Wirecard. Prima o poi ci auguriamo la commissione Ue faccia luce su un caso del genere, perché il patto bilancio è il fulcro dell’Unione e fa sorridere che chi ha imposto questa regola l’abbia poi trasgredita. Un danno enorme per il contribuente italiano.
Siamo un Paese che è stabilmente tra le prime 10 economie mondiali da 70 anni. Bisogna lavorare per migliorare, da settima a quinta potenza. Questo viene scritto poco.

Di Marco Pugliese

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