La Festa dei Vicini. In tutto il mondo una giornata di convivialità

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Dal 1999 si celebra ogni anno la Festa dei Vicini (Fête des Voisins),  un’iniziativa che, partita da Parigi, si è diffusa in tutto il mondo.

La festa nasce da un’idea di  Atanase Périfan, consigliere comunale del 17° arrondissement della capitale francese con il semplice scopo di rafforzare i legami di solidarietà tra i vicini di casa per combattere l’individualismo, l’isolamento e la grande solitudine del mondo di oggi, soprattutto in una grande città.

Il successo fu immediato e l’anno successivo la festa coinvolse non solo Parigi ma tutto il Paese grazie al sostegno dell’Associazione dei sindaci di Francia e dell’Union Social pour l’Habitat.

In poco tempo l’iniziativa si estese ai paesi europei diventando la “Giornata Europea del Vicinato”,  European Neighbours’ Day.

Lo sviluppo straordinario di questa festa dimostra il desiderio di costruire relazioni con le persone che vivono intorno a noi e le centinaia di migliaia di eventi organizzati ogni anno lo testimoniano.

Da quel lontano 1999, la Festa dei vicini arriva a coinvolgere nel 2006 una trentina di paesi sui 5 continenti e oggi è celebrata in 1450 città partner di 49 nazioni, compresa l’Italia, con oltre 30 milioni di persone coinvolte.

Il numero sempre crescente di partecipanti è la prova che il concetto di “convivere meglio” non ha confini.

Nata come un momento di convivialità tra vicini, oggi la manifestazione coinvolge interi quartieri con cene di comunità, letture, cura del verde e camminate alla scoperta dei territori in cui si vive.

La  Fédération Européenne des Solidarités de Proximité sceglie nei vari paesi le organizzazioni che si occuperanno del coordinamento e della promozione dell’evento e in Italia sono state coinvolte la FEDERCASA (Federazione Nazionale per la Casa) e l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)

La giornata si festeggia l’ultimo venerdì di maggio di ogni anno.

Ma facciamo un passo indietro.

Già nel 1990 Atanase Pèrifan e un gruppo di amici crearono l’associazione “Paris d’Amis” nel 17° arrondissement di Parigi. Nel tempo l’associazione portò avanti numerosi progetti. Furono realizzate con successo diverse iniziative, tra cui il Natale in famiglia per chi era solo, la disponibilità di un’auto per le persone con scarsa mobilità, asili nido a domicilio e la ricerca di lavoro per i disoccupati.

Nel 1999 venne lanciata una nuova sfida: “Immeubles en fête – la fête des vins” che diede l’avvio alla Festa dei Vicini.

Negli ultimi anni hanno aderito all’iniziativa il Canada, Messico e Giappone.
Sono stati attratti da questo concetto di lotta contro l’individualismo e l’isolamento anche il Giappone, Taiwan  e il Togo.
La festa del vicinato ha un’imponente organizzazione e molto seguito in paesi come il Québec, la Nuova Zelanda e in tutti gli Stati Uniti.

Atanase Périfan, fondatore di Neighbours’ Day, con l’associazione “Voisins solidaires” ha lanciato un nuovo progetto, “Civic Hour”. Il concetto è semplice: donare ogni mese un’ora del proprio tempo per un’azione di solidarietà.

L’iniziativa ha ricevuto il sostegno del governo francese e Dominique Faure, Ministro delegato alle Collettività Territoriali e Affari rurali, ha annunciato, in partenariato con “Civic Hour”, il lancio di una “riserva territoriale dei cittadini”, “per dare a tutti i mezzi per impegnarsi nella propria comunità locale”.

“Un’ora al mese, possiamo farcela tutti”, ha assicurato Atanase Périfan, ” È il primo passo verso l’impegno civico”, spiega. “Oggi vediamo che siamo tutti sopraffatti. Non vogliamo vincoli, non abbiamo molto tempo e vediamo che il volontariato tradizionale sta invecchiando”.
“Se ci pensi, un’ora non sembra molta, è la durata di una seduta in palestra o di una puntata di una serie TV. – ha commentato Dominique Faure – Tuttavia, un’ora può cambiare tutto”.

Oggi viviamo in un mondo virtuale. Alla conoscenza delle persone della vita di ogni giorno, si preferisce comunicare attraverso i social network con gente lontana a noi migliaia di chilometri.
Una volta l’anno questa festa non risolve tutti i problemi della nostra società ma può aiutare a creare nuove solidarietà.

di Sofia Barilari

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