Meloni, antifascismo ed Europa. Un congresso per fondare un nuovo partito repubblicano

mercoledì, 10 Luglio 2024
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Giorgia Meloni sta virando verso una destra più convintamente repubblicana, europeista e atlantista. Il suo posizionamento in Europa nei prossimi giorni ne certificherà il passaggio? Vedremo.

La coagulazione in Europa di tutte le destre estreme, Salvini compreso, che non è di destra ma ha una condotta maldestra aprono due scenari a Giorgia Meloni: o l’irrilevanza oppure l’inizio di un percorso che la potrebbe vedere protagonista nel prossimo futuro. Una volta scrollata di dosso tutta quella destra nostalgica, più concentrata sui simboli che sulla sostanza dovrebbe iniziare un percorso congressuale.
Non deve fare l’errore di Renzi e Salvini che all’apice del consenso non sono stati capaci di consolidare il successo convinti che “io sono io e voi non siete un …” fosse l’ingrediente imprescindibile dell’ottimo risultato.
La cultura dell’ego che prevale sulla cultura del NOI.

Matteo Renzi poteva dare una svolta più demolitoria nei confronti di una classe dirigente mummificata e più riformista e Salvini perse l’occasione di creare il partito degli italiani, una sorta di Lega nazionale fondata più sull’interesse nazionale che sulle istanze padane. Passaggi congressuali obbligatori per chi non è pieno di sé e comprende che la politica odierna e con essa il consenso sono istintive e vanno consolidate. La svolta di Fiuggi, ad esempio, fu una intuizione di Gianfranco Fini che fece uscire il MSI dalle catene dell’arco costituzionale. Dopo il ballottaggio Fini Rutelli nelle comunali di Roma del 1993 una parte della classe dirigente del MSI comprese che era giunto il momento di un passaggio congressuale che si rivelò storico ma erano altri tempi ed altra classe dirigente come Domenico Fisichella, Pinuccio Tatarella, Giulio Maceratini, Raffaele Valensise, Adriana Polibortone etc.

Giorgia Meloni, alla luce dell’ampio consenso di cui gode ancora, dovrebbe iniziare una fase congressuale per unire tutte le destre democratiche che oggi fanno fatica nell’ aderire a FdI. Mi riferisco soprattutto alla destra sociale che oggi non è praticamente rappresentata o a quella liberale. Fratelli D’Italia oggi si limita a definirsi un partito conservatore ma non è sufficiente perché è un termine generico che va riempito di significati politici. Essere conservatori, ad esempio alla Prezzolini, significa conservare ciò che è utile e cambiare ciò che è inutile e sul Fascismo già nel 1922 lui scriveva nei suoi diari che: “Il fascismo è un bolscevismo alla rovescia che dominerà per tutta una generazione e dal quale non ci libererà altro che un disastro nazionale”.
Anche su questo bisognerebbe scrivere la parola fine perché la destra il Fascismo lo ha attraversato e dal dopoguerra si è arricchita di valori che andrebbero riscoperti e attualizzati.

La destra italiana ha un retroterra culturale importante che va riesumato attraverso lo studio e la preparazione di una giovane classe dirigente ed ha un tesoro programmatico immenso come ad esempio la cogestione, le riforme costituzionali che non prescindono dai contrappesi, il giusto equilibrio tra autorità e libertà e un bilanciamento virtuoso tra Privato e Stato. Oggi viviamo un periodo storico in cui il consenso è liquido e Giorgia Meloni parte da un 4% del mondo di destra che non era il 14% di Alleanza nazionale, il resto è consenso ballerino, inattendibile e mutevole. Consolidare e irrobustire l’ossatura di un partito di destra moderna è garanzia di un futuro.

di Amedeo Giustini

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