Inghilterra. Il primo vulnus di Starmer. I manifestanti, xenofobi o patrioti?

giovedì, 8 Agosto 2024
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Nessuno ama la violenza, né l’illegalità. E’ quasi banale doverlo dire. Meno che mai si può accettare di mettere a ferro e fuoco una nazione intera.

Osservazione: se il dissenso cruento scoppia in Francia viene subito represso dalla Polizia, sia se a scendere in piazza è la destra, sia se è la sinistra.

Diciamo che il potere centralista “monarchico-repubblicano” (da Napoleone a Macron) non fa sconti a nessuno. D’altra parte, c’è da capire la frustrazione delle opposizioni più radicali; dato il sistema elettorale che blinda di fatto il Palazzo con l’imbroglio del ballottaggio (la Le Pen ne sa qualcosa), l’unica via per farsi sentire e parlare ai cittadini è lo scontro con le istituzioni.

Ma in Inghilterra sta accadendo qualcosa di nuovo e di maggiormente preoccupante.

E questo non riguarda la risposta dovuta in termini di ordine pubblico delle autorità costituite contro gli estremisti e i rivoltosi, ma proprio l’atteggiamento del potere e in particolare, del nuovo governo di sinistra. Che la dice lunga sulla sua postura ideologica.
Come noto, il primo ministro Sir Keir Starmer ha convocato il comitato di emergenza Cobra e ha annunciato “un esercito di agenti speciali in stand-by pronti ad intervenire”, avvertendo che “anche chi ha sparso odio online verrà punito, non solo coloro che hanno partecipato fisicamente alle violenze”.

Due temi, quindi, non di sfondo: la rivolta dal basso che sta oltrepassando gli schemi politici ufficiali e classici (conservatori vs laburisti), e gli effetti più o meno devianti dei social nella comunicazione politica.

Tutto nasce, come noto, da una notizia girata sulla rete, ritenuta una fake: l’assassinio di tre bambine, un minorenne, nato a Cardiff e trasferitosi con i genitori immigrati ruandesi a Banks, poco fuori Southport nel 2013.

Tanto è bastato per scatenare la reazione di tanti giovani, meno giovani e svariati militanti organizzati che si sono dati ad aggressioni, devastazioni varie, caccia all’immigrato, assalti alle sedi, alle moschee e a centri studi.

Due domande.

Dov’è la fake news?

L’attentatore è o non è un immigrato, o un inglese di seconda o terza generazione?

E’ ovvio che si sia fatto un collegamento immediato con l’emergenza migratoria, in Inghilterra, in Francia e non solo, arrivata a un punto di non ritorno per quanto riguarda la criminalità e la coesione sociale, e aggravata dalla componente religiosa (non integrabile), che sta logorando dall’interno l’identità storica, politica e religiosa dei popoli autoctoni.

Non dimentichiamo poi, che una certa Nato e gli Usa hanno scatenato una guerra su una fake news: le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.

Inoltre, perché prendersela con Musk a proposito di disinformazione? Il suo peccato è rappresentare ogni voce dissonante e contraria al pensiero unico? E aver detto che la situazione “è da guerra civile”? Un conto è la libertà di pensiero, un conto è incitare all’odio. E quando avviene ovviamente ci sono le leggi legittimate a punire.

Ma ciò che colpisce è la violenza della polizia e del governo laburista nei confronti di chi difende (anche sbagliando) l’identità inglese.

E’ evidente che la morte di quelle ragazzine sia stata solo la miccia di un’emergenza, di una ferita che da tempo covavano e covano nelle viscere delle società inglese.

Un’emergenza non più rimandabile che ha visto e che vede il fallimento oggettivo delle politiche di integrazione nel nome del progressismo, dell’accoglienza, dell’inclusione e del globalismo umanitario.

Una violenza spropositata, non paragonabile al mero contenimento se non acquiescenza nei confronti delle manifestazioni filo-Hamas a Londra e ovunque. E, in molti casi, addirittura, ignorando le contromanifestazioni “antifasciste” mosse da organizzazioni di migranti e di tanti islamici inglesizzati che con mazze e bastoni hanno tentato di assaltare i giovani di destra, al grido “l’Inghilterra è nostra”.

Un avvertimento, una minaccia concreta. Un duello tra due opposte Inghilterre.

E allora, se i manifestati di destra non vogliamo chiamarli patrioti, ma il mainstream li ha definiti coralmente xenofobi, come seguendo uno spartito universale condiviso, perché i secondi non vengono chiamati eversivi?

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