Raffaele Fitto è probabilmente il politico italiano che, dopo ovviamente la premier, gode oggi della maggiore considerazione, in patria e fuori. È talmente alta la considerazione per lui che la stessa presidente del Consiglio ha affermato che la designazione del ministro degli affari europei come rappresentante dell’Italia alla Commissione Ue è un «sacrificio» per il governo.
E vale la pena di aggiungere che la stima per Fitto è trasversale, tant’è che persino Elly Schlein s’è detta preoccupata per il suo trasferimento a Bruxelles. «Il governo -ha detto la segretaria del Pd- chiarisca subito come intende proseguire il lavoro su dossier cruciali che Fitto attualmente gestisce come l’attuazione del Pnrr, la programmazione e i fondi di coesione». Sono parole che rappresentano un riconoscimento implicito della bontà del lavoro svolto dal ministro pugliese nel far trovare sempre pronto il nostro Paese all’appuntamento con le rate dei fondi europei, smentendo gli stereotipi dell’Italia lenta, pasticciona e iper burocratizzata.
E i risultati si stanno cominciando a vedere. Non sarà certo solo merito di Fitto, ma è un fatto che (dati forniti venerdì) la disoccupazione in Italia è precipitata al 6,5 %, minimo storico dal 2008. E non si tratta di lavoro precario, perché sono aumentati i contratti a tempo indeterminato. C’è inoltre da registrare, in questi ultimi anni, una straordinaria vivacità economica nelle regioni del Sud. Un risultato che è stato raggiunto, tra gli altri, anche per il buon uso dei fondi di coesione europei (altra materia di competenza del ministero guidato da Fitto).
Insomma, l’uomo politico pugliese in partenza per Bruxelles ha operato bene, sia in Italia sia, soprattutto, in Europa, dove ha trovato il modo giusto per aprire le porte che contano. Pare che il suo fair play europeo abbia conquistato Ursula von der Leyen, la quale -come riferiscono i soliti bene informati- avrebbe caldeggiato presso Giorgia Meloni la designazione di Fitto da parte del governo italiano.
C’è chi attribuisce questi successi, diciamo“ diplomatici”, alla sua ascendenza democristiana. Il padre, Salvatore, oltre a essere esponente di primo piano dello Scudocrociato in Puglia, era presidente della Regione quando morì, a soli 47 anni, in un incidente stradale nel 1988, lasciando il diciannovenne Raffaele insieme ad altri due figli.
L’esempio paterno avrà sicuramente inciso sulla formazione politica di Fitto, ma i suoi successi devono essere ascritti soprattutto alla sua straordinaria capacità di lavoro e alla sua notevole forza di carattere. All’età di 31 anni, nelle elezioni del 2000, è eletto governatore della Puglia per Forza Italia. Nel 2005 perde però il confronto con Nichi Vendola, che gli soffia la poltrona di presidente di Regione. Successivamente viene sconfitto anche da Michele Emiliano. Sono colpi duri. Ma Fitto trova la forza di risollevarsi. Nel 2018 si avvicina a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia, abbandonando l’ambiente di Forza Italia. Dopo quattro anni, con la vittoria del centrodestra, ottiene l’importante dicastero egli affari europei e la prima cosa che fa è quella di sottrare al ministero dell’Economia la competenza sui fondi Pnrr. Si rivelerà una mossa azzeccata e produttiva.
Ora che farà nella stanza dei bottoni di Bruxelles? Quale sarà la sua missione? È intuitivo che dovrà continuare a curare gli interessi italiani disponendo di strumenti più ampi di quelli finora goduti a livello nazionale. In questo senso, secondo le voci più accreditate, dovrebbe ottenere la competenza alla coesione (cioè i finanziamenti ai progetti regionali) e al Pnrr.
Alcuni già sostengono che sarebbe un incarico di seconda linea. Ma si sbagliano: si tratta in realtà di materie cruciali per l’Italia, perché è proprio da lì che partiranno i fondi destinati al nostro Paese nei prossimi anni. E saranno risorse quanto mai preziose per la nostra economia, dal momento che rappresenteranno di fatto gli unici, reali stimoli alla crescita a fronte di leggi di bilancio ispirate al rigore. Già dal prossimo anno (e per sette anni) ci toccheranno risparmi per 12 miliardi ad ogni esercizio finanziario al fine di rientrare nei parametri europei stabiliti dal nuovo Patto di stabilità. Quello che arriverà dall’Europa sarà come l’acqua per un terreno arido.
Le deleghe che effettivamente spetteranno a Fitto le conosceremo tra un paio di settimane, quando la von der Leyen avrà definito l’organigramma europeo. Secondo quello che filtra da Palazzo Chigi, la Meloni starebbe lavorando per far arrivare al prossimo commissario italiano anche una vicepresidenza esecutiva con una delega pesante come quella al Bilancio. Ma se la deve vedere, non tanto con Ursula, quanto con Emmanuel Macron e Olaf Scholz, che non ci amano e che continuano metterci i bastoni fra le ruote dalle elezioni europee a oggi.
La partita che si svolgerà in segreto nei prossimi giorni sarà al dunque decisiva. Ma c’è da essere certi che, visti i lusinghieri precedenti, Raffaele Fitto farà fruttare al meglio qualsiasi strumento gli verrà affidato.



