I politici, i commentatori, gli intellettuali e i giornalisti, quando parlano di Europa, commettono sempre lo stesso errore, frutto di un resistente mix tra provincialismo e schematismo ideologico, che ci condanna ad un perenne infantilismo di massa.
Invece, dovremo farci l’abitudine, destra e sinistra che qui da noi si combattono mediaticamente e non solo all’ultimo sangue, dividendo gli elettori, i rispettivi target e i cittadini, in guelfi e ghibellini, eternando la mai sopita e cancellata guerra civile o guerra fredda. Contrapposizioni che abbiamo vissuto sulla nostra pelle dagli anni Settanta in poi.
Bruxelles, quindi, non chiama Roma e Roma non chiama Bruxelles. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Pd, molte volte saranno chiamati a incrociare i loro voti nelle cose concrete.
E polemiche a parte, ad uso e consumo nostrano, potremo scoprire ad esempio che i dem, come di fatto stanno già facendo, dovranno “baciare il rospo pugliese”: quel ministro Fitto che ha rappresentato comunque una indubbia vittoria internazionale della Meloni (specialmente per il suo ruolo relativo al cronoprogramma del Pnrr e ai fondi di coesione), e uno smacco per la sinistra che era pronta a ribadire l’inutilità e l’isolamento dell’Italia, per colpa di un esecutivo “parafascista, sovranista, autoritario, anti-diritti, xenofobo e amico di Orban”.
E la premier, dal canto suo, ha dimostrato che si può dire di no alla Von der Leyen, non partecipando alla maggioranza “Ursula” (verdi, liberali, popolari e socialisti), entrando però ugualmente da protagonista nella Commissione.
Tradotto, stiamo parlando dell’era delle “geometrie variabili”, così come le ha felicemente definite sul Corriere della Sera Francesco Verderami.
E il motivo è semplice e discende dalla struttura storica e costituzionale della Ue e dal recente voto popolare: un parlamento a maggioranza di centro-sinistra e una Commissione oggettivamente spostata a destra-versante conservatore (con tanto di maldipancia dei socialisti, dei liberali e dei verdi).
Come si metteranno questi ultimi quando la Commissione comincerà a ridimensionare drasticamente il green deal, frutto mistico del progressismo?
E come si metterà la Meloni quando la Commissione accelererà sui diritti Lgbtq?
Cosa accadrà in parlamento? Quante soprese ci riserverà, dalla guerra all’economia?
Intanto c’è da registrare una prima prova tecnica di “coesione”: centro-destra e centro-sinistra si sono compattati contro l’importazione di prodotti agricoli che contengono un più alto livello di pesticidi. E l’europarlamentare Nardella, a nome del Pd, ha aperto i giochi, dicendo che “in Europa non ci sono provincialismi”.
Prove tecniche di futuro, pause strategiche, superamento del passato? E la Schlein come concilierà la pax-Ue col cordone sanitario anti-destra italiana?
Rebus dem: cordone sanitario anti-Meloni in Italia e pax a Bruxelles



