Meloni all’Onu: volo alto e bacchettate. Ecco a chi…

mercoledì, 25 Settembre 2024
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Meloni pronuncia un discorso di alto profilo all’Onu. Ma distribuisce anche bacchettate a diversi soggetti della politica internazionale. E lo fa senza citarli direttamente, a parte la Russia e Israele.

La sensazione immediata che la premier comunica  all’opinione pubblica mondiale è  che l’Italia governata dal centrodestra non vuole essere più vaso di coccio tra vasi di ferro. Non più un Paese che si rifugia nel buonismo umanitario e nell’afflato universalistico per nascondere una storica riluttanza (di vecchia ascendenza morotea e adreottiana) a prendere posizioni nette. L’Italia della Meloni vuole dire la sua nel mondo in evoluzione a accetta la sfida di un «cambio deciso di paradigma nei rapporti tra le Nazioni» proponendosi essa stessa come esempio: «Dobbiamo pensare in modo nuovo la cooperazione tra le nazioni. L’Italia lo ha fatto con il Piano Mattei per l’Africa. Un piano pensato per cooperare con le nazioni africane attraverso un approccio che non è né paternalistico né caritatevole né predatorio ma basato sul rispetto e sul diritto per ciascuno di poter competere ad armi pari» (ai responsabili di tante multinazionali e ai loro referenti politici saranno fischiate le orecchie).

Non ci sono accenti trionfalistici nel discorso della premier. C’è anzi il richiamo ai princìpi fondativi della Carta Onu, tra i quali spicca la collaborazione tra i Paesi. «Nessuno Stato può efficacemente governare da solo le sfide di questo tempo e per questo l’Italia è una convinta sostenitrice del multilateralismo e delle Nazioni Unite». E qui le orecchie saranno sicuramente fischiate a Joe Biden. O, se non direttamente a lui, certamente ai responsabili della politica estera americana degli ultimi decenni, i quali, del multilateralismo dell’Onu, si sono fatti regolarmente beffe, a partire dalla guerra alla Serbia nel 1999 e per finire con le “primavere arabe” passando per la guerra in Iraq. L’unilateralismo Usa è uno dei punti critici della politica mondiale in questo  primo quarto del XXI secolo.

La Meloni non propone un multilateralismo sterile e declamatorio, ma un multilateralismo attivo. Non serve «un club in cui incontrarsi per scrivere inutili documenti, zeppi di buoni propositi» bensì un «luogo in cui si devono fare i conti con l’urgenza delle decisioni».

Ma, come dicevamo all’inizio, la premier italiana non fa sconti né alla Russia né a Israele. Per quanto riguarda Mosca, la Meloni parla di «inaccettabile guerra di aggressione russa nei confronti di una nazione sovrana come l’Ucraina», guerra che «rende sempre più precaria la sicurezza»

Sulla politica di Tel Aviv invece dice: «Affermiamo il diritto dello Stato di Israele di difendersi da attacchi esterni, come quello orribile del 7 ottobre scorso, ma allo stesso tempo, chiediamo a Israele di rispettare il diritto internazionale, tutelando la popolazione civile, anch’essa vittima in gran parte di Hamas e delle sue scelte distruttive».

La bacchettata più dura è riservata alla Germania. E avviene quando la Meloni parla della riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riforma che Berlino vorrebbe sfruttare per diventare membro permanente dell’organo direttivo delle Nazioni Unite insieme ai “Grandi” della Terra ed escludendo gli altri Paesi europei, a partire dall’Italia. Giorgia non cita direttamente il Paese leader dell’Ue, ma le orecchie del cancelliere Olaf Scholz saranno sicuramente risuonate come turbine: «Qualsiasi revisione della governance non può prescindere dai principi di uguaglianza, democraticità e rappresentatività. La riforma ha un senso se viene fatta per tutti e non per alcuni. Non ci interessa creare nuove gerarchie e non crediamo che esistano Nazioni di serie A e serie B, ma cittadini che hanno tutti gli stessi diritti».

Fuori e dentro l’Europa, molti dovranno abituarsi a un’Italia che le cose non le manda a dire. Un’Italia che in questi anni sta conquistando tribune sempre più autorevoli.

 

 

 

 

 

 

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