Non amo la von der Leyen. Ma sul suo “bis” ho qualcosa di diverso da dire. Tutta la stampa specialmente quella legata al mainstream progressista non ha digerito la sua “doppia postura”: prima espressione di una Commissione di centro-sinistra (popolari, liberali e socialisti), ora invece, allargata ai conservatori. Mentre i sovranisti parlano di numeri che non ci sono, esposti a continue, come saranno, perturbazioni.
Innanzitutto, a proposito delle scelte della presidente va ribadito un concetto non da poco: Bruxelles non è una repubblica classica, almeno come noi la intendiamo. Il governo non è il frutto di una maggioranza parlamentare che lo vota e certifica, dati alla mano. Sono due realtà istituzionali distinte. Il parlamento è votato dai cittadini europei e la Commissione è autocefala, procede per cooptazione (un giorno si dovrebbe discutere semmai, sulla possibilità di farla eleggere direttamente al popolo).
Ma tant’è. Indubbiamente ora c’è meno stabilità: 370 voti a favore, 280 contro e 36 astenuti. Solo 10 in più del necessario.
Domanda: quanto condizioneranno questi 10? E gli astenuti? La risposta della von der Leyen è stata “enfatica”: “Oggi è un bel giorno per l’Europa, perché il voto mostra la tenuta del centro”. Quindi, la Commissione è diventata di centro.
E il futuro? Molto probabilmente il Palazzo nel suo insieme (Commissione e parlamento) subirà una situazione, come qualcuno ha già scritto, “venezuelana”: maggioranze variabili, a seconda dei temi che saranno affrontati. Con ripercussioni in alto e in basso.
Ma tornando al varo della Commissione, hanno vinto tutti: la Meloni, può dire che con Fitto l’Italia ha vinto e ha aumentato oggettivamente il suo prestigio internazionale. E’ evidente che tra la nostra premier e Ursula ci sia sempre stata una certa assonanza legata a stima reciproca. La prova provata è stato l’avvicinamento sulla gestione dei migranti; argomento prima totalmente estraneo a Bruxelles.
La Schlein ha mezzo-vinto (come comunicazione è in grande difficoltà), perché dopo una narrazione barricadera anti-Fitto (dimenticando il favore del centro-destra quando a suo tempo, decise di appoggiare il dem Gentiloni), si è arresa al pragmatismo, non senza effetti “italiani”. Come farà ora a perseverare nel suo atteggiamento da oppositrice dura ce lo dovrà spiegare?
Pure Tajani ha vinto, visto che la sua strategia di spostamento indolore a destra dell’Europa, è avvenuto in modo morbido.
E la Lega ha vinto perché, votando contro la Commissione, col suo gruppo e quello dei patrioti, potrà essere un vero ostacolo per gli equilibri appena acquisiti e sicuramente sarà determinante su singole battaglie che le stanno a cuore.
E la von der Leyen? Ha vinto anche lei: in primis, è tornata al potere, gestendo una vera e propria bomba atomica. E poi, è riuscita a integrare, costituzionalizzare, un fronte conservatore che se alleato con le altre destre avrebbe costituito un autentico pericolo per i lavori in Aula.
D’altra parte, cosa deve fare una vecchia nomenklatura, quando il vento continentale vira in senso contrario, cioè a destra? Coinvolgere le forze più moderate in posizioni di responsabilità per trasformarle in ossigeno intestino per la “casta”.
Da noi, tale operazione è stata chiamata “trasformismo”: De Pretis, Crispi, Giolitti, a fine Ottocento e ai primi del Novecento cosa hanno fatto? Hanno associato al potere movimenti di massa, come i cattolici e i socialisti che altrimenti sarebbero stati forze eversive rispetto alle istituzioni liberali, elitarie risorgimentali.
E non solo la presidente si è assicurata la poltrona, ma ha diviso le opposizioni: a sinistra ha isolato i Verdi e creato dissenso e malumore tra i socialisti; a destra ha tolto la Meloni ai sovranisti e ai patrioti.
Assisteremo ora al suo cammino “venezuelano”: sarà divertente vedere quale mediazione-compromesso la premier riuscirà a ottenere, ad esempio, sul green, sull’economia e sui temi etici; argomenti su cui in Italia ha preso i voti.
Certo, non promette bene la lettera che in qualche modo ha vincolato Fitto, come condizione per essere scelto: dovrà attenersi ai trattati (questo è scontato e legittimo) e allo “Stato di diritto europeo”. Tradotto, la mistica Lgbtq. Tema scottante, su cui Bruxelles fa le pagelle (ne sa qualcosa Orban).
Fino a quando la via d’uscita sarà che Fitto rappresenta l’Italia, lo Stato, come incarico si occupa d’altro e che il diritto di famiglia attiene al diritto nazionale?
Commissione-Ue. Ursula tra trasformismo e Venezuela. Destra e sinistra divise. Cosa ci aspetta



