Mattarella mette d’accordo tutti: ecco che significa…

mercoledì, 1 Gennaio 2025
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Il discorso di Capodanno di Sergio Mattarella, “ecumenico” e senza asprezze, è stato elogiato da tutte le parti politiche. Quando il presidente della Repubblica si rivolge direttamente alla Nazione usa sempre toni calmi e misurati. Ma, questa volta, il tono particolarmente equilibrato delle sue parole sta forse a significare il fatto che il capo dello Stato punta a favorire una sorta di “tregua politica”, probabile segno di un abbassamento della tensione nel confronto tra i partiti. Pressoché scontato il plauso generale che queste parole hanno ricevuto.   

Per quanto riguarda Giorgia Meloni, a piacerle è stato innanzi tutto  il richiamo al «patriottismo», che – ha spiegato Mattarella – «è quello dei medici dei pronto soccorso, che svolgono il loro servizio in condizioni difficili e talvolta rischiose». È anche «quello dei nostri insegnanti che si dedicano con passione alla formazione dei giovani, di chi fa impresa con responsabilità sociale e attenzione alla sicurezza, di chi lavora con professionalità e coscienza, di chi studia e si prepara alle responsabilità che avrà presto, di chi si impegna nel volontariato, degli anziani che assicurano sostegno alle loro famiglie».

Il capo dello Stato ha anche sottolineato il buon momento dell’economia con i dati «incoraggianti» sull’export e l’occupazione. Ma ha anche messo il dito su alcune piaghe che permangono. «Resistono aree di precarietà, di salari bassi, di lavoratori in cassintegrazione».

La premier ha telefonato al presidente della Repubblica subito dopo il suo discorso apprezzando il riferimento al patriottismo «come motore dell’azione quotidiana e sentimento vivo che muove l’impegno di quanti sono al servizio della cosa pubblica e della comunità nazionale», ed elogiando anche il «richiamo ai positivi segnali macroeconomici».

Viceversa, a Elly Schelin non è sfuggito il riferimento ai problemi che affliggono la sanità pubblica, tema che rappresenta uno degli attuali cavalli di battaglia dell’opposizione. «Mentre scienza, ricerca, nuove tecnologie aprono possibilità inimmaginabili fino a poco tempo addietro per la cura di malattie ritenute inguaribili, allo stesso tempo vi sono lunghe liste d’attesa per esami che, se tempestivi, possono salvare la vita. Numerose persone rinunciano alle cure e alle medicine perché prive dei mezzi necessari».

L’unica puntura di spillo di Mattarella è venuta quando il capo dello Stato ha affermato che i detenuti devono poter «respirare un’aria diversa» da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Il fatto che il presidente abbia usato il termine “respirare” ha fatto subito pensare alle parole del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, che qualche mese fa suscitò un vespaio di polemiche quando dichiarò che «non facciamo respirare» i detenuti che «sono nel blindato».

Tra gli altri temi trattati c’è accordo pressoché generale: dalla violenza alle donne al  futuro dei giovani, ai morti sul lavoro, alla diffusione del bullismo, al cambiamento climatico, oltre al doveroso richiamo al caso della giornalista italiana arrestata in Iran. «Interpreto, in queste ore, l’angoscia di tutti per la detenzione di Cecilia Sala. Le siamo vicini in attesa di rivederla al più presto in Italia».

Mattarella ha anche fatto  un riferimento alla guerra in Ucraina, ma usando parole che non urtano la sensibilità di nessuno. Pace – dice il presidente – non significa sottomettersi alla prepotenza di chi aggredisce gli altri Paesi con le armi, ma rispetto del diritto di ogni popolo alla libertà e alla dignità.

Non poteva certo mancare (e non è mancato) un accenno alla tragedia di Gaza e del Medio Oriente. Ma anche qui Mattarella s’è tenuto in perfetto equilibrio: al riferimento alla  bambina palestinese di pochi giorni morta assiderata ha fatto da contrappunto il richiamo agli «innocenti rapiti da Hamas».

Nel discorso di Mattarella conta anche il “non detto”: nessun riferimento, neanche indiretto, al recente scontro tra governo e magistratura né alla riforma della giustizia promossa da Carlo Nordio e neanche alla questione migranti. Tutti i temi più divisivi il presidente li ha accantonati. In altri momenti qualche parolina (magari sotto forma di invito alla “concordia”) sarebbe arrivata. Stavolta niente. L’”inquilino” del Quirinale pare consapevole che, mai come in questo momento, il governo è forte. E ne prende atto, anche in vista dei prossimi impegni che attendono l’Italia sul fronte internazionale. Del resto è anche vero che, da parte sua, la Meloni pare  aver decelerato sul fronte del premierato. E questo deve essere sicuramente apparso al Colle un segno di buona volontà. È probabile che l’idillio presto finisca. Ma oggi mangiamoci il panettone in santa pace.

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