Ucraina. Trump e Putin: ecco la loro pace “differenziata”. Ue e Zelensky fuori dai giochi

martedì, 11 Febbraio 2025
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“Trump e Putin” si parlano (al telefono): così hanno titolato tutti i giornali conosciuti, a metà tra la gioia e la preoccupazione.

La gioia, da parte di chi aspetta da tempo la pace e sa benissimo che Zelensky non conta nulla, cosi come l’Europa; e la preoccupazione della sinistra globale che il tycoon possa diventare realmente l’arbitro e il regista del nuovo ordine mondiale, con tanto di Bibbia postata e foto mistica.

Ma la domanda vera è “cosa si sono detti” e “cosa si diranno” in futuro? Quale piano nero su bianco bolle in pentola? Ovviamente, i diretti interessati non hanno manifestato le loro intenzioni. Silenzio e mistero destinati a durare. Tutto è incentrato sulla strategia.

Quella di Putin è nota: spaventare. Quella di Trump è la mera vendita geo-economica: alza il tiro, la spara grossa e poi obbliga gli interlocutori a trattare (vedi Messico, Panama, Canada, e così finirà pure per Gaza etc).

La verità è che non esiste una sola pace: ne esistono tante.

Vediamole, seguendo il mirabile schema già spiegato nel dettaglio sul nostro giornale da Francesco Tallarico.

Lo Zar vuole porre fine al conflitto (“basta sangue”)? E come si spiega il fatto che sta continuando a bombardare, proseguendo “l’aggressione”? Semplice, non si fida. Già è rimasto fregato dalla smentita sul campo degli accordi di Minsk siglati nel lontano 2014 (la causa vera dell’“operazione speciale”).

Se smette di avanzare rischia di ripetere l’errore: si ferma e consente agli Ucraini (con i soldi e le armi occidentali) di riprendersi e afforzarsi nuovamente. Sa perfettamente che insistendo, invece, con l’avanzata militare ridurrà l’avversario a miti pretese. Che poi sono quelle note: cessione del Donbass, Ucraina neutrale, non dentro la Nato, nuove elezioni e nuovo governo.

Su questo le condizioni chieste da Trump coincidono. La sua partita, però, è più complessa: deve iniziare a scrivere, come detto, il nuovo ordine mondiale, la nuova politica internazionale Usa; deve colloquiare col suo amico Putin, non abbandonando del tutto i paesi suoi alleati (in primis, l’Italia, che necessariamente dovrà rivedere la sua posizione rispetto a Kiev), non disdegnando di assestare il colpo di grazia finale a Bruxelles.

Pure su tale politica la sintonia con Putin è evidente, il quale ha detto chiaramente che al di là di qualche “guaito” finto-orgoglioso i leader europei “si siederanno obbedienti ai piedi del padrone, scodinzolando dolcemente”. E poi, i media occidentali devono rassegnarsi. Non è una novità perdere pezzi di sovranità (ammesso che possiamo considerare sovrani Stati che non emettono moneta, non hanno la proprietà delle fonti energetiche, dell’economia e delle infrastrutture): l’Alsazia-Lorena, infatti, ad esempio, ad ogni conflitto ha oscillato tra la Francia e la Germania. E non è una novità che siamo tornati di fatto ad “aree-imperiali” (come prima del 1915-18): un’area euro-asiatica (Russia e Cina) e un’area occidentale a guida Usa.

Inoltre, il tycoon ha fatto capire quali sono i suoi veri interessi: un accordo da 500milioni di dollari con Zelensky per le terre rare e il gas in cambio di sicurezza.

Ecco il punto: la “pace giusta” vuol dire ormai solo “pace interessata”. Volete sapere come andrà a finire? Assisteremo a una “pace vittoriosa”, come proclamò Guglielmo di Prussia, sconfitto nella prima guerra mondiale, perdendo il trono.

Ironia, provocazione, sano pragmatismo? Se son rose s-fioriranno.

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