E’ proprio vero, ormai dagli Usa all’Europa il vento di destra, trionfa. E non serviranno le coalizioni “contro”, i vari “archi costituzionali”, le reiterate bocciature delle Corti Supreme (il caso Romania) a fermarlo.
Una cosa è certa, non si tratta più di un semplice voto di protesta, ma molto di più.
Riguarda un altro modo, alternativo rispetto alla sinistra, di concepire la sovranità, la governance della sicurezza, dell’immigrazione, dell’economia, i valori etici e le relazioni internazionali.
La notizia ha fatto il giro del mondo, trasformando una piccola isola ghiacciata del Nord in un tema mondiale.
Se non fosse stato, infatti, per le mire di Trump, frutto della sua nuova politica, della voluta ripartenza-rinascita degli Usa; se non fosse stato per la guerra in Ucraina, la questione delle terre rare, Panama e Canada, dazi compresi, le elezioni in Groenlandia sarebbero state irrilevanti.
E invece, anche qui, il segno di una mega-guerra commerciale in atto da Nord a Sud del pianeta, oltre a quelle militari; e pure qui l’acquisto delle preziosissime terre rare, fondamentali per il futuro dell’economia americana.
Ecco i risultati: ha vinto il centrodestra, il Demokraatit Party (col 30% dei consensi), fino a ieri all’opposizione. Molto alta l’affluenza, superiore al 70%. Bene anche i nazionalisti di Naleraq, col 24,5%.
Netto calo per i partiti del governo uscente: gli ambientalisti di sinistra di Inuit Ataqatigiit fermi al 21 (-15 % rispetto al 2021) e i socialdemocratici di Siumut col 15% (-14%).
Le ragioni dello spostamento dei voti è, ovviamente, l’indipendenza.
Il Demokraatit Party pensa a un’autonomia graduale, il Naleraq pretende un’autonomia immediata. La Groenlandia, oggi regione autonoma della Danimarca, si estende su rotte aeree e marittime strategiche nel Nord Atlantico e, come detto, ha ricchi giacimenti di minerali di terre rare necessari per realizzare di tutto, dai telefoni cellulari alla tecnologia delle energie rinnovabili.
E Trump ha parlato apertamente, e più volte, del suo desiderio di controllarla, ipotizzando in qualche modo di annetterla.
Ma ciò che ha reso ridicolo il mainstream occidentale, quello italiano compreso, è la lettura anti-Trump del voto, definendo poi (nei servizi successivi ai primi reportage) il partito di centro-destra vincitore, come “partito di centro” (tanto per attenuare il colpo).
La realtà ovviamente è diversa (all’opposto della vulgata sinistra), e sicuramente rappresenta un passo ulteriore verso la ridefinizione dei nuovi equilibri geopolitici e geo-economici dell’isola.
Un’autonomia sicuramente per step (bisognerà vedere i numeri dell’esecutivo, se come sembra di coalizione): primo, affrancamento progressivo dalla Danimarca; secondo, maggiore libertà di manovra per negoziare con gli Usa le terre rare.
Resta da vedere la reazione della Danimarca e quella della Cina, al momento in competizione proprio sulla Groenlandia.



