Scuola. Circolare Valditara. Finalmente uno stop alla grammatica gender. La battaglia in atto

mercoledì, 26 Marzo 2025
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Partiamo dalla cronaca, una bella cronaca: il ministero dell’Istruzione e del Merito ha inviato a tutte le scuole una circolare per ribadire che “nelle comunicazioni ufficiali è imprescindibile il rispetto delle regole della lingua italiana. L’uso di segni grafici non conformi, come l’asterisco (*) e lo schwa (), è in contrasto con le norme linguistiche e rischia di compromettere la chiarezza e l’uniformità della comunicazione istituzionale”. “L’Accademia della Crusca – prosegue la nota del Mim – ha più volte evidenziato che tali pratiche non sono grammaticalmente corrette e che il loro impiego, specialmente nei documenti ufficiali, ostacola la leggibilità e l’accessibilità dei testi. L’uso arbitrario di questi simboli introduce elementi di ambiguità e disomogeneità, rendendo la comunicazione meno comprensibile e meno efficace. Il ministero invita, pertanto, tutte le istituzioni scolastiche a mantenere l’uso di un linguaggio corretto e accessibile, nel rispetto delle norme linguistiche vigenti. L’asterisco non è utilizzabile in testi di legge, avvisi o comunicazioni pubbliche, dove potrebbe causare sconcerto e incomprensione in molte fasce di utenti, né, tanto meno, in testi che prevedono la lettura ad alta voce, stante in quest’ultimo caso l’impossibilità della resa fonetica”. Per quanto riguarda lo schwa, si afferma che “sul piano grafico il segno per rappresentarlo (la “e” rovesciata) non è usato come grafema neppure in lingue che, diversamente dall’italiano, hanno lo schwa all’interno del loro sistema fonologico”.
Insomma, andando al sodo, è l’annoso derby “Grammatica contro ideologia”.
Perché la partita non è soltanto tecnica, legata alle regole ossia, come sottolineato dal ministro, “l’omogeneità, la chiarezza, l’uniformità della lingua nelle sue applicazioni giuridiche, politiche, istituzionali e lavorative”. C’è molto di più e si capisce benissimo: è il termometro di una imposizione culturale che viene da lontano, che si intende affermare e che finalmente solo adesso si comincia a respingere.
Comprendiamo le ragioni e i contenuti moderati espressi dal ministro Valditara, assiso su un ministero bollente come il suo (nessun suo predecessore è riuscito a intentare una qualsivoglia riforma). Già il fatto di averlo chiamato “ministero dell’Istruzione e del Merito”, aggiungendo una parola così odiata dai professionisti dell’ugualitarismo, della massificazione e del livellamento verso il basso, la dice lunga sull’oggetto del contendere.
La guerra in atto? A spiegarla basta vedere la reazione della sinistra che ormai credeva di aver appaltato e monopolizzato la cultura e l’istruzione italiana (quindi, la formazione dei cittadini del futuro).

“Il governo fa appello al rispetto della lingua italiana solo quando deve condurre battaglie ideologiche di retroguardia. La circolare con cui si raccomanda alle scuole di evitare l’utilizzo di asterischi e linguaggio schwa è l’ennesima arma di distrazione di massa. Invece di impegnarsi per la costruzione di una scuola e di ambienti di apprendimento realmente inclusivi, anche nell’uso della lingua, anziché occuparsi di questioni cruciali come il precariato, il recupero dei tagli, il dimensionamento scolastico, l’edilizia scolastica, qualità degli apprendimenti, il ministro lancia una circolare ideologica, nel giubilo dei colleghi di partito. Con la solita scusa dell’inesistente teoria gender, dimenticano di occuparsi di studenti e docenti. Valditara si occupi dei problemi della scuola, che sono tanti. Basta fare ideologia sulla pelle dei ragazzi!”.
Lo scrive Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd, che ovviamente sposta il tiro (la facile polemica politica) per evitare di approfondire la sostanza.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Cgil. Per Alba Caridi, Cgil-Scuola “i problemi che investono il mondo della scuola sono decisamente altri (edilizia scolastica, precariato, ad esempio), e il ministro dovrebbe evitare approcci ideologici contro un linguaggio inclusivo”.
Approcci ideologici? Linguaggio “inclusivo” contro linguaggio “esclusivo”?
Ma asterischi e lo schwa non sono per caso l’ultima puntata ideologica della “grammatica gender”? Altro che teoria inesistente. Domanda: se è inesistente perché la sinistra combatte chi la sostiene?
Una strategia che viene da lontano e che ha conosciuto varie stazioni intermedie, come le battaglie sugli articoli, sui nomi al maschile e al femminile (il ministro, la ministra, la sindaca etc).
E’ sufficiente saccheggiare il sito ufficiale del Pd (tutte le dichiarazioni sull’argomento, sin da quando Valditara ha iniziato a trattarlo, per rendersene conto): “Il ministro vuole costruire una scuola a modello dell’attuale maggioranza di governo, in cui si confonde il concetto di autorevolezza con quello di autorità, si punta a disarticolare lo sviluppo del pensiero critico in favore di una trasmissione passiva e nozionistica dei contenuti”.
Tradotto: visto che noi sinistra abbiamo ideologizzato la scuola, non ci resta che accusare la destra di usare lo stesso metro. Con quale arma? Banalizzare e demonizzare i contenuti delle idee di Valditara, non entrando nel merito, ma riproponendo termini da anni Settanta, come pensiero critico contro l’ignoranza e l’incompetenza di una destra che ama l’autorità. Si sono visti i danni del buonismo e dell’anti-nozionismo applicati all’istruzione e si è vista l’esaltazione dogmatica della coscienza critica. I risultati sono evidenti e attuali: masse di studenti totalmente ignoranti, vellicati nel loro individualismo (come se non ci fossero già social a prepararli su tale strada), pronti a ogni pensiero unico in arrivo (pensiero laicista, europeista, vaccinista, green, militarista, inclusivo, globalista, umanitario etc); esattamente il contrario della coscienza critica che, per definizione, dovrebbe dare loro proprio l’argine fornendo gli strumenti e le contromisure al pensiero unico, specialmente quello imposto dall’alto.
E ancora (sempre dal sito dem): “Il ministro Valditara pensa di tornare ad una fantasticata “scuola del passato”, in antitesi con lo sviluppo democratico delle istituzioni scolastiche e delle conquiste didattiche e pedagogiche indispensabili per una scuola ed un’epoca di profonde trasformazioni”.
Più chiaro di così: la sinistra è l’interprete del futuro e la destra l’incarnazione del passato.
Ma la parte più ridicola e preoccupante è un’altra. E qui casca definitivamente l’asino: “E’ un’operazione con cui si immagina di educare (non più formare) in senso sovranista una nuova generazione di giovani. Una visione in cui, per esempio, la storia diventa strumento di costruzione dell’identità nazionale a danno del valore formativo di tale disciplina. Invece di presentare il passato nella sua complessità ed universalità, ci si preoccupa di dire che solo l’Occidente conosce la Storia, obbligando gli alunni a una visione che esclude le relazioni sovranazionali e globali”.
Innanzitutto, stabiliamo un ordine naturale: la scuola istruisce, forma, non educa. L’educazione spetta alle famiglie. Sottrarre questa agenzia di senso lascia il posto allo Stato etico, a ogni Stato etico, che indottrina, educa le masse.
Se non sbaglio sono stati il fascismo, il nazismo, il comunismo a voler costruire un’umanità nuova a dispetto della realtà e della tradizione storica degli uomini. Con i risultati che i sono visti: dittature, guerre, gulag e campi di concentramento.
Dà fastidio l’identità nazionale perché si considera centrale la visione sovrannazionale? Non è questa una precisa impostazione ideologica? Cioè, la contrapposizione tra l’identità nazionale e il globalismo progressista?

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