Dazi nostri, dazi loro.
Basta leggere le prime pagine dei giornali di oggi per rendersi conto della battaglia in atto: “Primo effetto-Trump, le borse a picco”. E ancora: “Bruciati 2.500 miliardi”.
Per non parlare delle reazioni partigiane, non solo dei mercati, ma anche e soprattutto della politica nostrana e non. Partiti, leader e capi di governo divisi esattamente a metà, tra chi vellica reazioni belliciste (laddove la geopolitica e la geo-economia coincidono), ossia, la sollecitazione e l’esaltazione delle “contro-tariffe Ue” e chi, come il nostro governo di centro-destra, il quale auspica la presa d’atto delle scelte di Trump, ma che non vuole la guerra commerciale con gli Usa, pensando a una complessa mediazione.
Compromesso che l’opposizione bolla come un cedimento e un asservimento feudale alle decisioni del tycoon.
Ma se guardiamo alla sostanza, ci sono parecchie cose da dire. Primo, non bisogna cadere nella narrazione terroristica e terrorizzante della sinistra (mediatica, politica, intellettuale), che da un lato, mira a demonizzare Trump, e dall’altro, a creare le condizioni di una guerra contro le “destre globali”, con lo scopo di arrivare a una Europa armata, sia dal punto di vista militare (l’Ucraina), sia dal punto di vista economico (i contro-dazi).
La verità, come abbiamo scritto più volte, è che Bruxelles non conta più nulla, non ha mai contano nulla, e che di fronte all’oggettivo scavalcamento “Usa-Russia”, circa la guerra in Ucraina, sta tentando di tutto pur di rimanere a galla.
Secondo, rispetto alle decisioni di Trump, il mercato che adesso accusa il colpo troverà un nuovo equilibrio, costruendo di fatto, insieme alla politica, un nuovo ordine mondiale. I prodotti di nicchia continueranno ad essere acquistati e quelli popolari subiranno sicuramente una nuova modulazione.
Terzo, i dazi, le sanzioni sono sempre stati un’arma che ogni soggetto internazionale ha usato in modo politico, ideologico e strategico. E da tale punto di vista, la stessa Ue che ora abbaia con la mordacchia a Trump, li ha usati per prima. Quindi, Bruxelles non è una verginella.
Li ha usati contro Putin, li ha usati in modo vessatorio contro i suoi stessi membri europei e in modo nazista contro i paesi in via di sviluppo, che formalmente ha fatto finta di aiutare con la mistica della Cooperazione internazionale, indebitandoli però, fino al midollo, con interessi-capestro da restituire “ad aeternum”.
Esattamente come il cosiddetto “piano Marshall”, che ci ha consentito il boom economico, ma i cui interessi passivi abbiamo pagato fino a 10 anni fa.
Ecco qualche esempio. Dazi verso i paesi membri-Ue: “Il 75% dei dazi doganali riscossi è destinato al bilancio dell’UE, quota che corrisponde al 13,7% del bilancio totale per il 2024”. Una sorta di imbuto. E dazi (dal 5% al 20%) verso i paesi in via di sviluppo (focus-Africa), secondo le regole dell’Ape (accordi di partenariato-economico).
L’inganno della narrazione buonista finto-umanitaria: “L’APE-UE-Africa occidentale, rende più facile per le persone e le imprese investire e commerciare e stimolare lo sviluppo in tutta l’Africa occidentale”.
Spiegazione: “L’UE ha avviato un accordo di partenariato economico con 16 Stati dell’Africa occidentale; la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS)e l’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA). La Nigeria, ad esempio, è l’unico paese della regione che deve ancora firmare l’APE, motivo per cui l’accordo non è ancora applicato”.
La triste realtà: “I paesi africani coinvolti elimineranno solo parzialmente i dazi all’importazione per un periodo di transizione di 20 anni. I beni del gruppo A (beni sociali essenziali, beni di prima necessità, beni di prima necessità, beni strumentali e fattori produttivi specifici), attualmente soggetti a dazi dello 0 o del 5%, saranno liberalizzati 5 anni dopo l’applicazione dell’APE; e i beni del gruppo C (alcuni beni di consumo finale), attualmente soggetti a dazi del 5, 10 o 20%, saranno liberalizzati entro 10-20 anni dall’applicazione dell’APE”.
Conclusione: messaggio a Bruxelles: chi di dazi colpisce, di dazi perisce.



