Roma. Gualtieri e il vizio della sinistra: la “cancel-manifesti”. Gli anti-discriminazione che discriminano

martedì, 29 Luglio 2025
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Censura o libertà di espressione, pensiero, specialmente di pensiero politico? Dove inizia e finisce il confine? E in primis, chi decide quanto e come tutelare o limitare i due diritti (la censura, diritto dello Stato, del governo, della Pubblica Amministrazione e la libertà di opinione, diritto dei cittadini secondo le leggi)?

Ovviamente, sempre nel nome e nel segno della democrazia: l’alibi di ognuno.

Il Comune di Roma, come noto, in pieno omaggio al “politicamente corretto”, si legga pensiero unico laicista, da tempo ha il vizio (sindrome giacobina “modello-Robespierre”) di rimuovere, ordinare ai propri addetti ai lavori, di staccare i manifesti che non gli piacciono. Quando la pubblicità riguarda i diritti civili, il gender, il green, lo sviluppo sostenibile, il riarmo o i vaccini, si guarda bene dal farlo.

Ne sanno qualcosa i tanti movimenti e soggetti politici che subiscono la repressione “democratica” del Campidoglio e non solo, ogni volta che avviano una campagna non gradita di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Ricordiamo ad esempio, i manifesti di Pro Vita e Famiglia che sul gender nelle scuole, le adozioni gay, l’utero in affitto, non facendo sconti a nessuno, sono stati ridotti al silenzio “visivo”, con l’accusa di discriminare chi fa tali scelte. Anche qui, i paladini del non discriminazione che discriminano.

L’ultimo caso di “cancel-manifesti” è toccato alla Lega. Cartelloni che hanno avuto l’unico demerito di magnificare il recente Decreto sicurezza approvato dal governo Meloni. Una battaglia, tra l’altro, storica del Carroccio.

Quale reato avrebbe commesso il manifesto? Atteniamoci allo slogan: “Scippi in metro? Ora finisci in galera senza scuse (grazie alla Lega)”.
Gualtieri, appena li ha visti, si è appellato ad un regolamento comunale in materia di pubblicità che vieta la diffusione di messaggi discriminanti o legati a stereotipi, considerati gravi e incostituzionali.

Domanda: denunciare l’emergenza-scippi in metrò, è discriminazione o realtà? E il fatto di aver emanato un decreto che mira a contenere e reprimere la delinquenza, è discriminazione, stereotipo di genere o verità, merito delle istituzioni?

Ma forse la censura capitolina è scattata per la foto: un poliziotto che conduce in questura o in carcere una rom. Apriti cielo.

Ecco il punto, la sinistra non vuole che si associno gli scippi ai rom, come non vuole che si associno gli stupri, i furti, le rapine, la violenza agli immigrati clandestini, o gli incidenti alla droga.

Altra domanda: a parte il fatto che questi argomenti sono i cavalli di battaglia della destra (temi su cui fonda il proprio consenso da decenni e che guarda caso devono essere ridimensionati, pena la sconfitta alle elezioni di Gualtieri e compagni), l’associazione di idee in questione, è cronaca o pregiudizio, visto che la maggioranza dei reati commessi in prossimità della metro (Roma e Milano ne sono le capitali), sono proprio opera delle ragazze rom?

Soluzione: invitiamo la Lega ad aggiungere ai suoi manifesti, un bianco, un italiano, un romano, un camorrista, un mafioso, un tifoso delle curve etc, così salviamo capra e cavoli.
Stando ben attenti a non inserire pure un rapper o un maranza. Scatterebbe di nuovo la censura della sinistra per “discriminazione musicale” o “etnica”.

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