Kirk e Odifreddi. L’odio è la cifra della comunicazione politica. Dagli anni di piombo ai social

sabato, 13 Settembre 2025
2 minuti di lettura

La frase dello scienziato Odifreddi (“Sparare a Martin Luter King e a un rappresentante Maga non è la stessa cosa”), oltre a ribadire la longevità dei cattivi maestri (possono stare dietro le quinte per qualche anno e poi alla prima occasione escono allo scoperto), conferma il razzismo etico e la superiorità morale che albergano nei cuori e nelle menti della sinistra.
Ha fatto bene la premier Meloni a denunciare l’affermazione, puntando sull’ingiustizia ideologica: “Dobbiamo immaginare pene inferiori per chi spara ad un esponente di destra?”. E non è stato assolutamente sufficiente il concetto espresso dalla Schlein: “La violenza mai”, senza entrare nel merito delle idee differenti che vanno rispettate e non demonizzate. E’ la base della civiltà occidentale e della dialettica democratica.
Ma il tema è molto più profondo. Lo schema è religioso: la sinistra è il bene e la destra è il male. Quindi, un ragazzo come Charlie Kirk non ha dignità né legittimità a esternare, veicolare, propagandare concezioni della vita e della società, ritenute malate, d’odio, fonte di discriminazione.
Sì perché, dichiararsi sovranisti, patriottici, essere contro il gender, il politicamente corretto, la cultura woke, la cancel culture, è incitare automaticamente all’odio. Sì perché, bisogna obbligatoriamente condividere il pensiero unico laicista, sinonimo di progresso e libertà.
Ergo, il male va colpito, eliminato. E’ quel passaggio che nella storia abbiamo avuto in ogni rivoluzione (francese, russa) tra la democrazia e il giacobinismo (suo virus), che ha condotto e condurrà sempre al terrore, alla dittatura.
Negli anni Settanta non si gridava nei cortei “uccidere un fascista non è reato”? O, “il compagno Tito ce lo ha insegnato, un fascista preso va infoibato” e tante amenità assassine del genere?
Ecco, il giovane studente che ha freddato (se l’inchiesta lo confermerà) Kirk scrivendo sul proiettile tra l’altro “Bella Ciao” è coerente con tale virus: essere paladino dell’antifascismo, di fatto un nuovo fascismo, intollerante, omicida, liberticida.
Da qui nascono i distinguo alla Odifreddi. Senza contare la provenienza extraparlamentare di sinistra (Lotta Continua, Potere Operaio, Servire il popolo) di molti attuali intellettuali, giornalisti e conduttori tv. Che più o meno la pensano nello stesso modo.
Una violenza che si è perfettamente rigenerata con i social. Purtroppo va ammesso: il populismo mediatico ha prodotto inesorabilmente, sia a destra che a sinistra, il populismo politico che, per regola, si basa sulla semplificazione superficiale, sullo scontro “bene-male”, “amico-nemico”, rendendo inutile ogni complessità, ogni obiettività, ogni dialogo costruttivo e qualsiasi declinazione della corretta cultura istituzionale che riconosce l’altro come un avversario e non come nemico.
Se proprio dobbiamo dirlo, la violenza della comunicazione con indubbi e inevitabili effetti politici, dopo gli anni di piombo, è ripartita con i grillini. Il “Vaffa-day” del 2009, l’odio verso la casta politica, nel nome di una rivoluzione moralizzatrice e purificatrice, non sono state le parole d’ordine dei primi 5Stelle?
Un’onda crescente e ormai normale. La si nota con le continue offese perpetuate da Conte e soci (come l’accusare Tajani di essere un influencer prezzolato da Israele).
La perenne accusa di fascismo alla destra non è odio? E mettere la Meloni e molti esponenti del governo a testa in giù nei cortei, non è odio?
Medesima postura, ovviamente, quella della destra quando attacca indiscriminatamente tutti i diversi, tutti i migranti, i comunisti, i magistrati etc.
Insomma, la violenza è diventata patrimonio trasversale e acquisito nel lessico politico. Se non vogliamo che finisca pure da noi a colpi di fucile, dobbiamo tornare allo spirito dei valori unificanti dal Risorgimento o del secondo dopo-guerra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.