Lo immaginavo, lo sapevo, potevo scrivere lo spartito ben prima della commemorazione oceanica di Charlie Kirk che si è tenuta ieri allo stadio di Glendale in Arizona.
Un evento religioso e politico che naturalmente ha sconfessato, infastidito, minato le basi di molti schemi politici, ideologici, culturali, giornalistici, alimento delle nostre zone comfort personali, occidentali e non solo (basti vedere i commenti sulla rete e sulla carta stampata).
Dunque, per la sinistra si è trattato di una manifestazione di invasati che ha confermato nero su bianco il fatto che questa follia mistica collettiva si traduce inesorabilmente in discriminazioni, pregiudizi, medioevo, violenza, Stato confessionale etc. In sostanza, tutto il male possibile che contrasta la visione laicista del mondo rappresentata dalla sinistra (l’unica modernità giusta e possibile). Tradotto, un attenuante di fatto per chi ha ucciso Kirk.
Per i liberal “globali”, posto il rispetto umano per la morte di un giovane (debole concessione a quanto accaduto), si è trattato di una pericolosa invasione di campo della religione nella politica, materia che deve restare nettamente separata.
Dimenticando però, che il Dna degli Usa (preambolo e costituzione), si propone l’edificazione di una società perfetta (che assicura addirittura la felicità), “secondo Dio e secondo la ragione”; un mix tra il massimo spirito religioso (che qualifica il loro patriottismo, il loro amore per la famiglia, il lavoro, il profitto), e il massimo di libertà e di diritti personali. Un mix stravolto dai social e dal conseguente populismo mediatico e politico, causa dell’attuale nefasta polarizzazione “bellica”, utile solo per consolidare i recinti elettorali di partiti sempre più in crisi di rappresentanza e legittimazione popolare.
Il discorso di Trump ieri, ha confermato la postura sostanzialmente “protestante”, manichea, prestata alla politica. Dal suo punto di vista, doveva necessariamente utilizzare la morte del giovane Kirk per galvanizzare le sue truppe, ricompattare il largo fronte che lo ha votato, recuperare un consenso che sta scemando per le note vicende internazionali ed economiche (Ucraina, Gaza, dazi), trasformando la commemorazione in un messaggio politico contro “gli odiatori della sinistra”, la nota casta radical, liberal, e quel mondo universitario da pensiero unico (cultura woke, cancel culture), che Kirk era riuscito ad arginare, combattendo colpo su colpo, e rispondendo con un modello conservatore alternativo alla dittatura del politicamente corretto.
Le parole del tycoon, infatti, sono state all’insegna degli “eternamente dannati” ed “eternamente beati”. Tradotto, “bene contro male”, lo stesso schema di quella sinistra che ha favorito il clima d’odio contro Kirk. Ma del resto, lo ammesso in diretta mondiale: lui non ce la fa a perdonare. I nemici bisogna punirli.
E ora che sta cominciando a fare? Censura il dissenso giornalistico (una cancel culture di destra).
Diverso spessore il saluto commosso e commovente di Erika Kirk, la quale nonostante il lutto continuerà a impegnarsi, proseguendo il lavoro del marito nel “Turning Point Usa”, realtà vicina al movimento Maga.
Il suo è stato un vero discorso cristiano: fede, dolore, dignità, umiltà e perdono. Quella strada maestra che lo stesso marito negli ultimi tempi aveva imboccato (basti vedere i suoi video e non rifarsi solo agli stralci di giornali e tv di parte), compresa una recente revisione dopo Gaza delle sue posizioni filo-Israele.
Sì perché, Charlie Kirk sapeva contrapporre all’ideologia totalitaria, la forza della realtà e della verità.
Non è un caso e non è a caso che la vera guerra in atto oggi è tra due modelli di civiltà e di modernità: una società basata sull’auto-percezione, sulla mente e una società basata sulla natura.
Infine, gli odiatori.
A cui non sta bene nulla: la morte (dividono le vittime in morti di serie a e di serie b), le idee (non accettano la dialettica, il confronto, la complessità, l’obiettività, in sostanza “l’altro” che non fa comodo, che non sia un palestinese, un migrante, un omosessuale etc); quegli odiatori a cui non sta bene nemmeno il perdono di una moglie che si è vista uccidere il marito.
Il male oscuro di certa sinistra (quella borghese, condanna solo la violenza) è la reiterata e dichiarata “inaccettabilità” delle idee di Kirk su patria, famiglia, integrazione, fede. Dimostrando che non è riuscita ancora metabolizzare la differenza tra il ritenersi “custode della democrazia” (incarnazione della cultura, dell’etica, della morale, della cultura, dei diritti, dell’ambiente), e il “giacobinismo”; ossia, imporre un pensiero unico, nel nome del “paradiso sulla terra” (le dittature non sorgono solo dal male acclarato e dichiarato, ma pure dalla pretesa assolutistica del bene a costo di cambiare l’umanità). Medesima molla che ha unito nella storia Robespierre (che ha massacrato i vandeani sbandierando la triade “Liberté-Egalité-Fraternité), il duo Lenin-Stalin (contro i menscevichi all’insegna del comunismo), fino alle nostre Brigate Rosse.
Il cortocircuito della sinistra è che le idee di Kirk non sono “altre” idee, ma il male. Se ci si dichiara ad esempio, contro l’aborto, contro le adozioni gay, contro l’utero in affitto, contro il gender, per la sinistra si uccide il diritto delle donne ad abortire, il diritto dei gay a vivere la loro vita, il diritto a fare figli per forza, il diritto ad essere in transizione sessuale etc. Quindi, per logica se tu mi uccidi io ti uccido.
Perché la sinistra non si chiede la ragione per cui negli Usa e non solo, si assiste a questa ondata conservatrice? Sarà forse per reazione a un clima dittatoriale pregresso che stava negando la realtà, la natura e la storia americana? Prima o poi tale reazione doveva esserci, e nel mondo giovanile si è identificata nell’azione di Charlie Kirk.
Ogni azione implica una reazione uguale e contraria. Ecco, per non arrivare alle opposte tifoserie e alle radicalizzazioni omicide, forse un po’ di buon senso andava garantito “a monte”. Per evitare che “a valle” una legge o un decreto presidenziale potessero e possano un domani comandare sulla vita delle persone. Maschio e femmina non si decidono né si eliminano con una legge.



