Francia. Macron ostinato, Lecornu ci riprova. Ma la crisi della Francia è più profonda. Ecco quale

sabato, 11 Ottobre 2025
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Pompidou, Le Pen, Ségoléne (Royal), Lecornu-1, Lecornu-2: metafore sessuali e di coppia che possono essere interpretate sia in senso positivo, sia negativo. La Francia, infatti, galleggia ormai tra un vecchio mondo, la Quinta Repubblica, e un nuovo che il sistema politico e istituzionale non riesce più a rappresentare e che quindi, tarda a nascere.
E l’ostinazione di Macron a restare in sella, non è soltanto da ascrivere al narcisismo (uguale a molti leader nazionali ed internazionali), ma anche e soprattutto alla sperimentata capacità dell’impianto presidenzialista-gollista di blindare ogni scossone, pure quando sembra scricchiolare a suon di elezioni che, tra l’altro, ultimamente non hanno portato a maggioranze stabili.
Dunque, Lecornu, fedelissimo del presidente, ci riprova. E questa volta, scottato dalla volta precedente che lo ha costretto a dichiarare che “la sua prova si era esaurita”, pensa adesso di riuscire secondo tre parole d’ordine annunciate via etere: “Responsabilità”, “dovere” e “obiettivo, avere un bilancio per lo Stato”. Sapendo benissimo che il Dna transalpino, oltre ad essere storicamente rivoluzionario e giacobino (con l’abitudine a tagliare le teste), è fortemente patriottico.
La speranza del premier incaricato (vedremo nelle prossime ore come andrà a finire), è di assicurare un esecutivo-lampo, allargato a tecnici che esamini la incombente finanziaria, e che ingessi al momento la riforma sulle pensioni. Un esecutivo che dovrebbe basarsi sulla maggioranza “macroniana”, socialisti, repubblicani e centristi.
Ma dai primi rumors non sembra sarà facile. Gli stessi socialisti hanno posto più di una precondizione per dare la fiducia “a tempo”. Mentre le “Rassemblement National” di Marine Le Pen e “La France Insoumise” sono stati molto chiari: elezioni, basta con la farsa, e passo indietro di Macron.
Comunque vada, se Macron riuscirà a guadagnare qualche mese, o se si andrà nuovamente alle urne, una riflessione sulla Francia va fatta.
Per vari aspetti: è uno degli ultimi paesi europei a restare ancorato alle categorie del Novecento (socialisti, liberali, comunisti, nazionalisti), laddove ovunque esistono partiti che esprimono “l’alto-basso”, la rivalsa politica e sociale trasversale contro ogni establishment. Un populismo anti-Palazzo emergente che in Francia è ancora interno ai partiti del passato: estrema destra ed estrema sinistra.
Il sistema elettorale, fiore all’occhiello della Quinta Repubblica, è servito finora, grazie al ballottaggio, a stabilizzare il sistema. Al secondo turno per tradizione consolidata, i francesi, al contrario del primo turno, di solito votano “contro” e non “pro”. Un modello concepito per consolidare un quadro politico bipolare e non tripolare come l’attuale (destra, centro, sinistra).
Inoltre, pesano sulle classi dirigenti transalpine, parecchi fallimenti: uno Stato sociale fermo a tutele e garanzie anni Settanta, un centralismo amministrativo e burocratico che mortifica le libertà e le realtà territoriali e una politica di integrazione (la famosa assimilazione) che ha fatto acqua da tutte le parti.
E il motivo è semplice (ed è un tema di vitale importanza per il futuro delle democrazie occidentali): uno Stato laico (come nel caso di specie, napoleonico) non può diventare neutro e neutrale di fronte all’emergenza-immigrazione, in primis quella islamica.
La debolezza valoriale della Francia in tal senso è del tutto evidente. Le banlieues ne sono la prova lampante. L’assimilazione è un retaggio coloniale o da indomita leadership europea.
Elementi che concorrono a una crisi strutturale e non unicamente politica.
Peccato, perché il semi-presidenzialismo francese è stato un esempio cui guardare, quando da noi, la partitocrazia regnava sovrana: un capo dello Stato, eletto direttamente dal popolo, con una legittimazione altra, rispetto a quella parlamentare, col ruolo di arbitro dell’unità nazionale e di capitano (insieme al premier).
Un ruolo che Macron sta svolgendo troppo da monarca-repubblicano. E i risultati si vedono.

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