Tra destra e sinistra è scoppiata la rissa. Elly Schlein e Giorgia Meloni hanno all’improvviso alzato i decibel del confronto politico. La causa diretta è l’attentato a Sigfrido Ranucci, che tanta impressione ha suscitato nel mondo della politica e nell’opinione pubblica. Ma l’ostilità reciproca tra maggioranza e opposizione monta da diversi giorni. Cerchiamo di capire che cosa è successo. E soprattutto perché.
La segretaria dem ha sparato oggi ad alzo zero contro l’esecutivo. Intervenendo al Congresso del Pse, ha attaccato l’«estrema destra al governo in Italia che sta tagliando la spesa pubblica, la sanità, la scuola, sta bloccano le nostre proposte di salario minimo». Per Schlein, i leader della maggioranza «stanno producendo solo propaganda, odio e polarizzazione». L’attacco più pesante è venuto quando Elly ha solidarizzato con il creatore di “Report”. A giudizio della leader del Pd, la bomba scoppiata davanti alla casa del giornalista sarebbe la dimostrazione che, con l’attuale governo, la «libertà e la democrazia» sono a «rischio».
La risposta di Meloni è arrivata a stretto giro ed è stata una risposta furiosa. «Siamo al puro delirio», ha detto la premier. «Vergogna, Elly Schlein, che vai in giro per il mondo a diffondere falsità e gettare ombre inaccettabili sulla Nazione che, da parlamentare della Repubblica italiana e leader di partito, dovresti rappresentare e aiutare».
C’è da dire che questo scambio di “cortesie” tra la leader del Pd e quella di FdI non è un fulmine a ciel sereno. La settimana scorsa, a Firenze, Meloni ha pesantemente attaccato l’opposizione affermando che questa è «peggio di Hamas». Forse s’è trattato di un’enfasi di troppo scaturita dalla foga di un discorso. O forse no. Certo è però che l’odierno attacco di Schlein appare una mossa studiata, un attacco premeditato.
Comunque sia, ci troviamo davanti a un improvviso inasprimento del confronto politico. Quale può esserne il motivo? Una possibile causa è la tensione internazionale di questo periodo, con tutte le sue ripercussioni all’interno della politica in Italia. Sicuramente la leader del governo non avrà gradito le scritte e gli slogan ingiuriosi nei suoi confronti (e nei confronti dell’esecutivo) venuti durante le manifestazioni pro Pal delle scorse settimane, scritte e slogan da cui i partiti del campo largo non hanno preso le debite distanze. E un altro segno di peggioramento del clima è anche l’attacco personale alla premier venuto nei giorni scorsi da Maurizio Landini, il quale ha dato della «cortigiana» alla Meloni per la sua vicinanza a Donald Trump e ai leader dell’Occidente.
Sull’altro fronte ci può essere l’intenzione della segretaria del Pd di cavalcare l’onda movimentista delle piazze che si è prodotta con la tragedia di Gaza, un’onda che va peraltro ad aggiungersi alle spinte protestatarie dell’opposizione in questo periodo di preparazione della legge di bilancio.
Resta da capire chi, nell’attuale momento, può avvantaggiarsi di questo clima di scontro. A trarne un beneficio immediato sarà probabilmente l’opposizione, come regolarmente accade in questi casi. Ma, alla lunga, potrebbe trattarsi di un calcolo sbagliato, perché il clima politico teso non favorisce la costruzione di un’alternativa di governo: i segmenti di opinione “moderata”, spesso decisivi nelle elezioni, tendono a spaventarsi quando l’opposizione usa toni duri. Questo fatto anche Giorgia Meloni lo sa. Ed è forse per tale motivo se ogni tanto si “diverte” a provocare Elly Schlein e tutta la sinistra.



