Le parole dell’odio sinistro: da Landini, alla Schlein, ai no-king. Analizziamole

domenica, 19 Ottobre 2025
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E’ proprio vero, in ogni critica c’è un’autobiografia. E la sinistra politica, intellettuale, giornalistica, nei suoi attacchi a freddo e a caldo, è scientifica.

L’obiettivo è mettere all’angolo l’avversario, irrimediabilmente “nemico”. Altro che la destra, la quale a confronto in molte, troppe occasioni, sembra un’autentica dilettante.
Lo schema è semplice, quanto efficace e consolidato nel tempo: attacca, colpisce, delegittima e quando la vittima risponde, evoca il vittimismo.

Come dire, ha sempre ragione, in perfetta coerenza con l’auto-attribuzione di essere la bandiera religiosa del bene, della democrazia, della morale, dell’etica, della cultura, dei diritti, del progresso, della giustizia, della pace, della Costituzione, dell’ambiente etc.
E, ovviamente, dall’altra parte, non c’è un’altra idea di società, degna di essere rispettata, di pari livello, ma unicamente il male, il passato, la dittatura, il medioevo.

Landini, come noto, ha definito la premier Giorgia Meloni “cortigiana di Trump”. Delle due l’una: o è totalmente ignorante (torni pertanto a infiammare i metalmeccanici), sapendo che la parola al maschile vuol dire “facente parte della corte del capo”, o al femminile, inesorabilmente “prostituta” (il medesimo teorema lessicale rivolto Tajani: “influencer prezzolato da Israele”); una frase, quella del sindacalista, sessista, razzista, senza aver suscitato le solite reazioni d’ufficio delle femministe, addirittura colta semplicemente con i sorrisini nello studio di Floris, ospiti e conduttore degni rappresentanti della superiorità etica della sinistra; oppure, conoscendo il suo vero significato, Landini ha voluto estremizzare, personalizzare la polemica mediatica per porsi lui come antagonista presente e futuro della Meloni.

Tradotto: non fa più il suo mestiere, ma si pone e si porrà strategicamente (obiettivo le prossime politiche), come l’aspirante collante tra Pd e grillini.

La Schlein, dal canto suo, è andata ben oltre il vasetto della normale dialettica politica, ripetendo un trito e ritrito mantra mondiale: “La destra, quando è al potere, impedisce, comprime la democrazia”. Quella democrazia che ogniqualvolta si vota, guarda caso, ribadisce amaramente per la sinistra, il consenso popolare a destra.

Il tema ovviamente è più profondo (a proposito di odio). Quando c’è un governo di destra, dal giorno dopo il responso delle urne, comincia uno spietato e nevrotico “processo di Norimberga” delle sue parole, dei suoi comportamenti. Primo, la vittoria non è mai dettata dalla sovranità popolare, ma semmai dalla “sconfitta della sinistra” (che non ha fatto i tanti campi larghi), e poi al massimo, il voto è un “voto di protesta”, tanto per ridimensionare e svuotare di significato una decisione sovrana dei cittadini. Anche qui, è il perenne scontro tra il bene e il male. E il messaggio è chiaro: quando gli italiani nel caso specifico, mandano a Palazzo Chigi la destra sono sudditi, vittime della propaganda, turlupinati dalla demagogia, sono “plebe”; quando vanno a sinistra (molto di rado, quasi mai), sono maturi e moderni.

In quanto all’odio: quando non si hanno idee, programmi credibili, personale spendibile, si evoca nevroticamente il fascismo: non è patetico?

“Chi ama l’Italia la rappresenta con orgoglio. Chi la scredita anche all’estero la delegittima”. Questa risposta della premier alla segretaria dem ha segnato l’abisso tra la destra e la sinistra, tra il patriottismo e la denigrazione, l’autolesionismo e l’esterofilia.
Dulcis in fundo, l’opposizione americana tornata in piazza sulle macerie dei democratici, contro Trump, al grido di “no king”, nuovo slogan-hashtag da social.
Il presidente Usa sarebbe un tiranno assoluto. Ma andiamo per ordine: essere re non è sinonimo di dittatura, basti vedere la attuali monarchie europee, sinonimo di democrazia avanzata, unità nazionale, stabilità delle istituzioni, rispetto popolare per i simboli identitari istituzionali e storici, e corretto arbitrato delle dinamiche statali, grazie alla figura dei rispettivi sovrani non espressione di alcun partito. Altro che tirannia, degenerazione che, al contrario, si nota in molte repubbliche presenti nel mondo: repubbliche popolari, comuniste, teocratiche, militari.

La sinistra americana risente della medesima malattia della cugina occidentale fin dal 1968. Ha un problema gravissimo, irrisolto col concetto di autorità. Se ad esercitarla è lei, ciò avviene nel solco dello stato di diritto, se l’esercita la destra è dittatura.

Se lo spoil system lo fa la sinistra è l’effetto del normale avvicendamento democratico, se lo fa la destra è epurazione (quando si dice la forza e la manipolazione del pensiero unico).
Domanda. I dem Usa sono consapevoli che da loro c’è una repubblica presidenziale, dove l’arbitro è anche capitano? Biden dormiva, cadeva dalle scalette dell’aereo o comandava?
Infine (seconda domanda): hanno riflettuto su un fatto lapalissiano ossia, che l’attuale dirigismo direttoriale populista (strambo) di Trump è comunque la risposta ad un altro precedente “king”, molto più potente e pericoloso? Cioè, la dittatura del politicamente corretto, del gender, della cancel culture, della cultura woke, che per anni hanno impedito la libertà di parola a milioni di persone, e che hanno provocato, causato proprio l’elezione del tycoon alla Casa Bianca?

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