Nathan e figli. La famiglia nel bosco, Biancaneve e il vero lupo cattivo. Leggere per credere

sabato, 22 Novembre 2025
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Confesso che la vicenda della sospensione della potestà genitoriale stabilita dal Tribunale dei minori de L’Aquila, a padre e madre i quali, con tre figli (tra i sei e gli otto anni), vivevano in una casa “rudimentale” e in una roulotte nel bosco di Palmoli in provincia di Chieti, si presta a varie letture, che poi coincidono con l’anima duale anarchica e conservatrice di chi scrive.

In qualità di “anarchico”, rifiuto per principio ogni Stato etico, sia militare, sia confessionale, sia laicista, sia vaccinista, sia green, anche se individualmente posso condividerne le idee.

Rivendico la libera scelta delle persone, scelta informata e formata. E preferisco idealmente una comunità territoriale di uomini liberi che si associano, federando dal basso identità, competenze e culture.

Mentre, in qualità di “conservatore”, ritengo che ci siano dei valori comuni, condivisi che qualifichino l’unità e il senso profondo delle istituzioni. Ritengo che ci siano delle regole pubbliche da rispettare, altrimenti dovremmo vivere dentro le caverne, in stato di mera natura, cattivi per necessità di sopravvivenza, dando ragione a Hobbes (“homo homini lupus”); condannati purtroppo alla legge del più forte, alla selezione biologica. La società per definizione, fondandosi, limita un pezzo di libertà individuale, ma garantisce, o almeno dovrebbe garantire sulla carta, sicurezza, progresso e diritti (tutelando le minoranze e i deboli).

Nel caso della famiglia anglo-australiana di Nathan, evidentemente il loro credo integralista, affascinante della natura coincide con una scelta assoluta e anche ideologica: vivere nel bosco, rifiutando la modernità, in ogni sua forma.

Tutto legittimo, testimoniato pure al fatto che chi li conosce bene ne ha apprezzato lo stile, l’educazione, l’armonia. Amici forse contagiati dal medesimo spirito New Age.
Fino a un certo momento nessun esponente delle istituzioni si era espresso, o forse aveva ignorato l’esistenza di questo nucleo “modello-Hobbit”, mancanza di comodità, di elettricità comprese. Una vita semplice tra animali, fuoco per scaldarsi, un bagno come i nostri negli anni Cinquanta.

Il bubbone è scoppiato quando hanno fatto ricorso alle cure mediche, a causa di funghi tossici. E qui è scattato il monitoraggio, l’attenzione delle autorità.
Ripeto, se si fosse trattato soltanto di adulti, la storia sarebbe finita subito; peccato che insieme a loro c’erano e ci sono i figli che, come noto, sono stati “requisiti”, sollevando una marea di proteste social.

Due domande-osservazioni.

La prima riguarda la moda: le migliaia di like che hanno ottenuto appartengono a persone che sognano, preferiscono evadere, ideologici in astratto, ma certamente non disposti a rinunciare alle comodità della vita borghese e consumistica. Quindi, al di là degli amici intimi, si tratta di un consenso onirico, non attendibile.

La seconda è più importante: lo Stato può entrare a gamba tesa nella vita e nelle decisioni private delle famiglie? Il diritto ad educarli come si vuole, il diritto a fargli frequentare chi si vuole, a non farsi condizionare dal mondo esterno, spetta ai genitori o allo Stato?

Qualche esperto (l’immancabile sociologo di turno) in tv, si è lanciato in dissertazioni culturali, nei soliti luoghi comuni, della serie, un conto è educare i figli, un conto è plagiarli. Do loro una notizia: il confine tra educazione e plagio è molto sottile. Se andiamo a guardare gli italiani, pochi nuclei si salverebbero dall’errore della proiezione sui figli del loro concetto di bene.

Qualche medico, c’era da immaginarlo, si è concentrato sui vaccini obbligatori. Qualche docente sull’obbligatorietà della scuola pubblica, irridendo la scuola parentale. Diritto che esercitano già tanti cittadini, in primis molte famiglie cattoliche.
Ma sorprendentemente, le autorità si sono aggrappate a “un periodo ipotetico della possibilità”, secondo l’articolo 2 della Costituzione. L’ordinanza cautelare si è basata sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione “produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”.

Ed ecco che la democrazia ha rivelato il suo volto anzi, la sua tentazione ricorrente: “Lo Stato pedagogico” che decide il tipo di relazione e stabilisce a tavolino su criteri relativi, le conseguenze psichiche future dei minori. Il futuro sul presente.

A parte il fatto che questo provvedimento, ad esempio, non si applica mai ai rom che al contrario della famiglia di Nathan, in gran parte compiono molti reati usando i figli, e non si integrano mai nella società.

Le relazioni sia dei piccoli, sia dei grandi, sono e devono restare libere. Un’ultima domanda: i figli, vivendo a contatto vero e non da documentario con la natura, erano felici?

La riposta è sì, a differenza di ora, lasciati soli senza padre e con la madre a ore.

Il mio auspicio è che dovranno tornare alla loro precedente condizione di vita. E poi, crescendo potranno scegliere se confermare le scelte dei genitori o vivere un’altra vita. Nella cosiddetta civiltà.

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