L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva e all’unanimità il ddl che istituisce il reato di femminicidio.
Sul ddl sulla violenza alle donne, che introduce il consenso informato, e già approvato all’unanimità alla Camera, è invece scontro e non andrà all’esame dell’Aula del Senato, dove era atteso oggi per essere definitivamente licenziato.
Questo ha alimentato tensioni tra gli schieramenti.
«Sono venuta a fare il mio dovere a votare questo reato sul femminicidio perché sono una persona che rispetta gli accordi, perché penso che questo una forza responsabile deve fare: cioè rispettare gli accordi. Auspico che anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, faccia rispettare gli accordi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, lasciando l’Aula della Camera dopo aver votato il ddl sul femminicidio.
Nordio: «Non affossiamo la norma»
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha gettato acqua sulle polemiche divampate per la decisione della maggioranza in commissione Giustizia al Senato di aprire una istruttoria sull’introduzione dell’obbligo di consenso libero e attuale delle donne nei rapporti sessuali, invece di mandarla direttamente in Aula per un voto simbolico, nella giornata contro la violenza sulle donne in simultanea con l’introduzione del reato di femminicidio.
Battuta di arresto che ha scatenato un putiferio, facendo vacillare anche l’approvazione di quella legge, passata invece infine, alla Camera. Perché ha fatto sospettare alle opposizioni una «retromarcia» del centrodestra da quel patto suggellato da una telefonata Schlein-Meloni che aveva portato al primo ok unanime alla proposta di legge alla Camera.
Tanto da spingere la leader dem a ritelefonare a Palazzo Chigi: «Ho chiesto a Meloni di far rispettare gli accordi. Sarebbe grave se, sulla pelle delle donne, si facessero rese dei conti post elettorali all’interno della maggioranza».



