Partito Liberale Italiano. Un nuovo movimentismo. Il passato che ha un futuro?

giovedì, 15 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Il Partito Liberale, per definizione, è stato e continua ad essere il partito più antico e più glorioso d’Italia. Ha costruito nella forma e nella sostanza il nostro Risorgimento (possiamo annoverare tra le sue fila tutta la classe dirigente dell’Ottocento e del Novecento: Cavour, De Pretis, Crispi, soprattutto Giolitti, poi i nostri padri costituenti, Croce, Bonomi, Einaudi, De Nicola etc), attraversando la prima Repubblica, fino ad arrivare un po’ esausto alla seconda. Diciamo dalla “destra storica” al magico momento della leadership di Malagodi; leadership seguita da Altissimo, Biondi.
Il Pli ha sempre avuto due anime: una conservatrice, una più progressista. Una divisione interna che ha trovato il suo culmine al tempo del referendum sul divorzio che segnò ufficialmente la spaccatura sul campo tra una destra cattolico-liberale incarnata da Sterpa e una sinistra liberale che divenne egemone, incarnata da Zanone.
Ma se c’è un merito del Pli è quello di aver contaminato il bipolarismo nazionale. Oggi in maggioranza quasi ogni partito si dichiara liberale, pur dentro lo schema “centro-destra vs centro-sinistra”. Infatti, Forza Italia (Silvio Berlusconi si è autodefinito il primo e vero liberale tricolore), e Noi moderati da una parte; Italia Viva di Renzi e Azione di Calenda. Forze riformatrici “liberal-democratiche”.
Sì perché, ormai la moda è aggiungere un suffisso ideologico-culturale alla parola liberale: cattolico-liberale, liberal-conservatore, liberal-democratico, liberal-progressista. Addirittura, qualcuno in passato si è inventato una sintesi sincretista: “lib-lab” (liberal-laburista).
Ma oggi, al di là delle contaminazioni qual è lo stato dell’arte del “partito liberale”, come entità politica autonoma?
In molti si contendono logo e nome. Una vera e propria galassia effervescente.
C’è il “Partito Liberale Italiano” (area moderata) guidato da Stefano de Luca (Presidente) e da Grazio Trufolo (Segretario), che si presenta come continuazione storica del partito, pur non avendo una presenza parlamentare rilevante, focalizzandosi sulla crescita organica e l’attività sui territori. Poi, c’è il “Partito Liberaldemocratico” di Luigi Marattin, più schierato nell’area riformista.
E poi, c’è il “Partito Liberale italiano” che ha come vertice i napoletani Piero Cafasso e Marco D’Amico, rispettivamente nuovo Segretario e nuovo Presidente nazionale; con Diego Di Pierro da Voghera Coordinatore nazionale organizzativo e il comasco Davide Belli Presidente del Consiglio Nazionale.
Quest’ultimo soggetto politico, concludendo il percorso iniziato col Congresso nazionale dello scorso 4 ottobre 2025, ha appena tenuto a Napoli, presso la sede della Fondazione Aillaud, il proprio Consiglio Nazionale, rinnovando le proprie cariche interne.
Il neo-eletto segretario Nazionale Cafasso, nel suo intervento, ha illustrato le linee programmatiche che riguarderanno l’azione politica del PLI: “La riforma sanitaria in primis, per combattere la lottizzazione politica nella gestione del nostro Servizio Sanitario Nazionale; la riforma fiscale per semplificare un fisco oppressivo e burocratico; l’abolizione della riforma del Titolo V della Costituzione, con una graduale soppressione dell’Ente Regione; la regolamentazione della prostituzione e la salvaguardia delle libertà dei cittadini, messe a dura prova dagli sprechi nella gestione della cosa pubblica e dall’iper-regolamentazione dilagante”.
Come si può notare, un movimentismo interessante. Che se paragonato allo stesso movimentismo dei vari partiti socialisti attualmente redivivi, potrebbe rappresentare forse per una Terza Repubblica l’apripista di un quadro politico alternativo al presente. Dalla Prima alla Terza Repubblica. Saltando la seconda.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.