Minneapolis. Trump-fobia italiana ipocrita e in malafede. Gli Usa nel Dna sono pistoleri

lunedì, 26 Gennaio 2026
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Il mondo protesta e si straccia le vesti per i morti nel Minnesota (Stato a guida dem), ad opera della “nuova Gestapo trumpiana”. Cerchiamo di non perdere la calma e riflettiamo.
Il teorema mediatico, specialmente in Italia, è semplice quanto collaudato da decenni e decenni: si attacca Vannacci per colpire Salvini e affondare la Meloni. Esattamente come si attacca Trump per colpire la Meloni, sua “suddita”. Ergo, l’obiettivo ideologico del Mainstream politico, culturale, giornalistico della sinistra, è unicamente indebolire e mettere in difficoltà la premier. Le vittime Usa sono un dettaglio, un pretesto.
Sorpresa: adesso improvvisamente la sinistra nostrana scopre che gli americani sono un popolo di pistoleri? Altro che il simbolo della democrazia, della libertà e dell’Occidente. La bandiera che ci ha salvati dal male.
Ovviamente lo scopre ora che c’è “Trump-Hitler” al potere. Negazione e fine, secondo la narrazione dell’opposizione, di tutti quei valori cui si sono e ci siamo aggrappati nel Novecento, caduta l’illusione-suggestione del comunismo.
Quando invece, c’erano i presidenti dem, di fronte agli stessi casi di violenza razziale delle istituzioni; di fronte alla repressione indiscriminata, agli scontri etnici e sociali, ai saccheggi notturni dei negozi nei quartieri-ghetto, ai conflitti tra la guardia nazionale e le polizie dei singoli Stati, le notizie sulle morti ingiuste, le sommosse, guadagnavano al massimo poche righe sui giornali e poco spazio nei servizi tv.
E la sinistra nazionale e internazionale si metteva la maschera in faccia e il tappo alla bocca.
Ovviamente, chi scrive non condivide i metodi e gli errori assassini dell’Ice, anche se il tema della repressione-anti-immigrazione nell’attuale società, merita certamente una politica forte e tosta, che prima o poi dovrà essere adottata anche da noi. Non la postura morbida che hanno oggi le nostre Forze Armate o di sicurezza, mosce per contenere la guerriglia dei Pro-Pal, animata da molti italiani di seconda-terza generazione (di origine magrebina e di fede islamica), o dai centri sociali di estrema sinistra. Forze dell’Ordine, costrette ad auto-castrarsi, che subiscono sempre una condanna morale, politica, ogni qualvolta tutelano l’ordine e la legalità nelle nostre strade.
Ma il raffronto tra noi e gli Usa è sbagliato. Gli americani sono dei pistoleri genetici, il Far West è la loro vera radice, con le armi a farla da padrona. Ergo, indignarci per la postura istituzionale violenta dell’Ice è pura ipocrisia o mera strumentalizzazione politica.
Tutti noi per anni siano stati succubi di una narrazione che ci ha depistati: l’impero del bene, che nella dichiarazione di indipendenza dagli inglesi, preambolo della loro Costituzione, pretende di incarnare il diritto alla felicità, secondo la Ragione e secondo Dio; che ci ha salvato dalle dittature, nel nome della libertà. Narrazione che ha toccato il culmine e la sua massima mistica al tempo della guerra fredda, quando il mondo era diviso in due blocchi, un confine netto tra visioni della vita e del mondo incompatibili.
Ma la domanda che dobbiamo porci quando giudichiamo gli americani è che solo con Trump sono diventati una dittatura, a differenza delle precedenti amministrazioni che a differenza del tycoon infiorettavano gli interessi geopolitici, economici e militari con principii globalistici, universalistici e inclusivi?
Sì, perché il Dna degli Usa è chiaro ed evidente fin dall’inizio: “Conquista e acquisto”. E gli aiuti dopo la prima e la seconda guerra mondiale hanno avuto sempre un prezzo.
Il difetto è all’origine. Sono nati grazie alle 13 colonie occidentali, gli scarti europei (sette religiose, avventurieri, delinquenti, ergastolani, etc); dopo l’affrancamento dagli inglesi si sono espansi a discapito dei nativi indiani (primo genocidio), e si sono allargati ad Ovest e acquistando letteralmente i nuovi territori, ad esempio, la Louisiana dai francesi e poi, l’Alaska dai russi.
E ci meravigliamo oggi che Trump, in base alla dottrina Monroe, pensa di comprarsi la Groenlandia, sempre secondo la triade “interessi economici” (l’uso delle fonti energetiche altrui), “interessi militari” (la sicurezza) e “politici”? Esattamente come si è comprato il comunismo, imborghesendolo col consumismo e il capitalismo e come si illudeva di fare con l’Islam (l’utopia dell’Islam moderato). Strategia fallita.
Una regola che lo Zio Sam ha sempre imposto: noi italiani fino a qualche decennio fa ancora stavamo rimborsando i debiti del piano Marshall. Che ci ha consentito uno sviluppo “eterodiretto”.
Ecco perché la polemica anti-Trump è pretestuosa. Una Trump-fobia con un fine preciso, molto italiano e poco americano.

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