Decreto-Ucraina. L’abile strategia di Futuro Nazionale. Le carte di Vannacci e l’interesse della Meloni

giovedì, 12 Febbraio 2026
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Come anticipato da Lo Speciale la posizione dei cosiddetti vannacciani era chiara e lampante fin dall’inizio.
Come era scontata la reazione della maggioranza, in particolare della Lega, per l’affronto-scissionista che ha subìto al suo interno.
Salvini, infatti, ha usato parole molto forti nei confronti del Generale per giustificare urbi et orbi quello che resta un suo sbaglio, una cocente delusione per un’operazione che aveva imposto ai maggiorenti del partito, quasi tutti ostili nel timore di un eccessivo rafforzamento della linea sovranista rispetto a quella storica federalista gradita ai governatori del Nord.
Sulla stampa e sui social a caldo il Capitano ha propalato parole sprezzanti come “traditore”, “ambiguo”, “interessato”, “destinato al fallimento”. Del resto, era prevedibile.
Tajani, dal canto suo, ha gongolato, visto che da tempo sta lavorando a un’ipotesi centrista per inglobare nella maggioranza Calenda. Come dire, ve l’avevo detto.
La sinistra, invece, fedele alla sua strategia stava iniziando a “valorizzare” Vannacci, pur nella demonizzazione ideologica, per evidenziare lo sgretolamento del centro-destra di governo.
La verità è che alla prima occasione di voto (il passaggio in Aula del Ddl armi e aiuti all’Ucraina), i vannacciani si sono dimostrati molto abili, smontando tutti gli schemi e sparigliando molti giochi.
Da un lato, hanno ribadito la loro fedeltà alla maggioranza, votando la fiducia; dall’altro, hanno confermato il no alle armi a Kiev.
E al momento hanno vinto. Imbarazzando chi voleva ghettizzarli. Sono nati per far fare chiarezza a una destra eccessivamente mediatica che prende i voti in ogni direzione, ma all’atto delle scelte concrete delude, o nel caso di Salvini e delle armi, si rimangia la parola data.
E il fatto che il ministro Crosetto abbia posto la fiducia ha creato un interessante precedente. Il timore era che la mozione di Futuro nazionale potesse attrarre altri leghisti e non solo, nel nome e nel segno della coerenza, trasformando il centro destra in un campo minato.
E ora che succederà? La scelta di Sasso, Ziello e Pozzolo ha prefigurato le prossime tappe.
In primis, i numeri: alle politiche che verranno si vincerà per qualche punto percentuale e nessuno può permettersi fughe, affrancamenti o corse in solitaria.
E Vannacci già gode del 4-5% avendo appena iniziato la strutturazione territoriale e organizzativa del suo soggetto politico.
E se Salvini ha chiuso le porte, la Meloni tace. I suoi colonnelli, da buoni politici, non sembrano sbarrarle: guardano in prospettiva. Donzelli è stato esplicito: “Hanno votato sì alla fiducia, quindi sono nella maggioranza”.
Se Fi, Fdi e Lega non metteranno mano al sistema elettorale (il tetto per la rappresentanza), l’accordo col Generale sarà obbligatorio.

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