La transizione energetica in tempo di guerra. Parla il ministro Pichetto Fratin: “Stiamo lavorando per governare l’emergenza. E sul gas russo…” | VIDEO

martedì, 24 Marzo 2026
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Governare la transizione energetica in pieno disordine mondiale: molto più di un titolo; è il paradigma di un cambiamento radicale legato alle nuove leadership europee, che sta coinvolgendo e sconvolgendo tutti i parametri del passato. E nella nuova frontiera della geopolitica la governance energetica non poteva, come non può, essere al centro di una riflessione su basi nuove. Lo scorso venerdì, alla Sala Koch del Senato, occasione la presentazione del libro di Giuseppe Argirò “Energy Shock”, si è svolto un interessante confronto pubblico, organizzato dal senatore Claudio Fazzone e moderato dal professor Marcello Vernola (Associazione per la qualità della vita), a cui hanno partecipato, oltre all’autore, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, Gianni Armani, presidente di Elettricità Futura, direttore Enel-Grids & Innovation, Gaetano Armao, presidente Cts Regione Siciliana e Enrico Giovannini, docente di statistica economica e sviluppo sostenibile dell’Università Tor Vergata di Roma.

Lo Speciale ha raggiunto il ministro che accettato una conversazione a tutto campo.

Ministro, siamo qui per la presentazione di questo libro Energy Shock. Quanto è importante affrontare la guerra che c’è stata in Medio Oriente col piglio giusto, magari dando maggior forza alla transizione energetica?

“Guardi, ci vuole realismo e piedi per terra. Purtroppo ciò che sta accadendo è qualcosa che nessuno di noi avrebbe voluto e ci obbliga a cambiare molte idee e posizioni, non senza difficoltà oggettive. Naturalmente, considerando la decarbonizzazione, dovremmo poter utilizzare tutti i percorsi che ci sono di approvvigionamento di energia, in questo caso di gas, o produzione di energia da altre fonti”.

Durante l’incontro ha parlato di dialogo serrato con i suoi colleghi del ministero. Il tema è lo stato dell’arte delle rinnovabili?

“Io ho fatto un passaggio sulle tante contestazioni che abbiamo nel Paese. Tradotto, tutti vorrebbero l’energia con la pala eolica, ma poi nessuno la vuole vicino a casa. Per il fotovoltaico ci sono delle resistenze perché, secondo alcune sensibilità, i territori collinari vengono deturpati, e i territori di pianura sono coltivati. La nostra fatica è che si tratta sempre di una continua contrattazione con ogni interlocutore, per trovare il punto di equilibrio che vada bene a tutti. E non è facile”.

Domanda provocatoria: il gas russo potrebbe essere una soluzione per abbattere il costo per gli italiani. Ne ha parlato con i ministri Tajani e Salvini?

“Dovrebbe chiederlo a loro”.

Ma lei sarebbe favorevole a tale possibilità?

“Io ho la stessa posizione che ha l’Unione Europea, perché l’Italia è uno dei 27 Paesi che ne fanno parte. La mia opinione personale non conta”.

Visto quello che è accaduto col prezzo del carburante, dicono in molti che il decreto di Palazzo Chigi sia stato una reazione tardiva. Ha influito secondo lei, sul voto del referendum, insieme al giudizio sulla guerra in Iran?

“Non credo che sia stata tardiva la decisione sul carburante da parte del governo. E non mi pare che abbia avuto incidenza sul referendum. Non penso che gli italiani possano essere stati influenzati dal prezzo del carburante”.

L’intervista video a cura di Thomas Cardinali:

 

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