Effetto-Trump. L’alert continuo ci porta a un nuovo “regime-Covid”. Leggere per credere

mercoledì, 8 Aprile 2026
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Se mettiamo insieme tanti elementi, sulla carta diversi, lo scenario che ci aspetta è uno solo e inquietante. L’altalenarsi convulso e isterico di “paura-desiderio”, “apocalisse-tregua”, che Trump, dal Venezuela a Gaza con l’accelerazione-Iran (la minaccia atomica, la distruzione di un’intera civiltà etc), sta imponendo, massacrando, alterando schemi politici, valori diplomatici, diritto internazionale, nel nome e nel segno della spietata, cinica e senza veli legge del più forte, esattamente dove porta?
Solo un mero depistaggio rispetto al dossier-Epstein che lo dovrebbe riguardare (in buona compagnia)? Solo far guadagnare in borsa i suoi amici? Solo sudditanza (perché ricattato) verso il Deep-State Usa (Cia e sionisti vari)? Solo confusione strategica; solo mistica dell’“annuncio che sostituisce il fatto”; solo acclarata follia?
Una cosa è certa: il mondo che lo segue e insegue, che lo amava e ora lo odia, che lo teme o lo corteggia, non sa più che pesci prendere. Un balletto grottesco, patetico, Meloni compresa. E non solo Macron che lo insulta pubblicamente e in privato lo invita a cena, ma pure i cosiddetti impavidi volenterosi, ridotti al ruolo di questuanti.
Parlano i numeri: da qui a qualche mese potremmo trovarci a muoverci tra le macerie di un mondo che abbiamo conosciuto e che non esiste più, con le sue categorie; o a dover vivere in un’economia di guerra.
Ecco il punto: subire quotidianamente un’atmosfera di pericolo incombente, a rischio della nostra stessa esistenza, produce, come produrrà, effetti collettivi sicuri e danni irreparabili. Tra la voglia di vivere e la paura di morire vince sempre la seconda.
In più, la globalizzazione dei mercati, dell’economia, delle risorse energetiche, delle borse porta inesorabilmente a riflessi nefasti per tutti, ricchi e poveri.
Basta un porto chiuso, lo stretto di Hormuz, e il castello crolla: la benzina va alle stelle, le scorte energetiche procedono velocemente verso il probabile razionamento. Tradotto: panico, allarme, angoscia, insicurezza. La fine di ogni certezza su cui si è basato finora il nostro stile di vita. Spappolando la nostra zona-comfort.
Domanda: e se fosse voluto? Se ci fosse un disegno preciso? Un eterno “alert” mirato a imporci comportamenti e reazioni? Le risposte posso essere tante: primo, per non farci individuare le vere cause della attuale crisi economica e politica. Ossia, il fallimento di una classe dirigente nazionale e internazionale mediocre, che per sopravvivere, per non essere spazzata via, ha bisogno della crisi, della paura e delle guerre.
Una sorta di caos organizzato per puntellare un sistema morto e sepolto.
La sensazione che si ha, infatti, è che gradualmente si sta riproponendo a livello mediatico e istituzionale il “modello-Covid”. Terrorizzare la gente per controllarla, eterodirigerla. Spingerla ancora in un perenne lockdown di fatto, renderla impotente. Correre ai ripari, alle scorte per sopravvivenza. Demonizzando e perseguitando ovviamente il dissenso, emarginando i resistenti: il coronamento di un processo di sottrazione istituzionale di ogni libertà costituzionale, pubblica e privata, come abbiamo già vissuto sulla nostra pelle.
Non è stato questo lo “Stato etico vaccinista? Come poteva essere anche lo “Stato etico green”, se le rinnovabili, la guerra in Ucraina, non avessero bloccato scelte e decisioni dall’alto (Bruxelles). E sicuramente potrebbe essere da qui a poco, lo “Stato etico belligerante”.
Una guerra ibrida, presente, minacciosa, a pezzi, a macchia di leopardo, che farà a pezzi la cittadinanza attiva.
Con qualcuno come sempre, che col volto rassicurante, ci garantirà, proteggerà, difenderà.
Gli stessi, tra protagonisti e comprimari, che hanno causato tutto questo.

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