Faccia a faccia di circa un’ora fra Giorgia Meloni e Alessandro Giuli dopo la decisione del ministro della Cultura di rimuovere i vertici del suo staff. Dopo l’incontro chiesto e ottenuto da Giuli con la presidente del Consiglio al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo, è stata ribadita da parte della Meloni la piena volontà di sostenere l’azione di un Ministero centrale per l’Italia. Emersa innanzitutto anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro accantonando le polemiche delle ultime ore. E da ieri che è emersa la notizia della decisione di Giuli di cambiare i vertici del proprio staff, con i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro che Palazzo Chigi vuole vederci chiaro. L’incontro è stato proficuo e disteso secondo alcuni, altri sostengono che invece ci sono stati momenti abbastanza tesi e serrati. Il Ministero dei Beni Culturali è molto caro al governo ma soprattutto l’asse Meloni-Giuli regge perché entrambi vengono dallo stesso humus culturale della destra romana. Giuli, ex presidente del MAXXI, ha un profilo tecnico-intellettuale. La Cultura è il ministero dove il governo si gioca la narrazione del Paese. Ogni mostra, ogni nomina, ogni euro speso diventa simbolo. Meloni lo sa e non può permettersi passi falsi. Giuli, dal canto suo, deve dimostrare che si può fare egemonia culturale senza trasformare il Mic in un campo di battaglia ideologico. L’incontro è servito ad allineare le priorità e blindare una gestione che, dopo il famoso caso Sangiuliano-Boccia, si vorrebbe che fili liscia almeno fino al 2027. Perché se la Cultura fa rumore, il rumore arriva sempre a Palazzo Chigi.



