Norma anti maranza, governo cambia le regole per i minori. Meloni: “Chi aggredisce e rapina deve pagare sempre” | Video

venerdì, 24 Luglio 2026
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Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che modifica i criteri di imputabilità penale per i minorenni tra i 14 e i 18 anni. Il provvedimento, proposto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, interviene sull’articolo 98 del Codice penale introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i minori in quella fascia d’età. Il ddl è comparso nell’ordine del giorno della riunione di governo alle 14, tre ore prima dell’inizio del Consiglio dei ministri, senza essere stato oggetto del pre-consiglio del giorno precedente.

Il provvedimento ha colto di sorpresa anche gli alleati di governo. “Io l’ho appreso dalle agenzie”, ha dichiarato un dirigente di Forza Italia, che ha però aggiunto: “Mi sembra corretta la via del disegno di legge”. Secondo quanto si apprende, né il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia, né il sottosegretario leghista Andrea Ostellari, titolare della delega al Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, erano al corrente del provvedimento.

Minori e reati, cosa prevede la norma del disegno di legge

Il disegno di legge rovescia il criterio vigente in materia di accertamento della capacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni. Fino a oggi, tale capacità doveva essere positivamente verificata dal giudice caso per caso. Con la nuova norma si introduce una presunzione relativa: la capacità si dà per acquisita, salvo prova contraria. Resta ferma la possibilità di escludere l’imputabilità qualora dagli elementi acquisiti nel procedimento risulti che il minore ne fosse privo al momento del fatto, così come resta invariata la diminuzione di pena prevista per i minori imputabili.

Il ddl modifica di conseguenza anche l’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 1988, prevedendo che giudice e pubblico ministero possano acquisire elementi specificamente ai fini del giudizio sull’imputabilità del minore. Nordio ha tenuto a precisare che il provvedimento non abbassa l’età minima di imputabilità, fissata a 14 anni: la novità riguarda esclusivamente il regime della presunzione.

Le parole di Nordio e Meloni

“È il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, adottati in seguito all’aumento della delinquenza minorile”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Carlo Nordio in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Si tratta di una sorta di facilitazione del processo”, ha spiegato, sottolineando che “tutte le norme riguardanti l’età e l’imputabilità sono datate dal codice Rocco, dal codice fascista, quando era diversa la delinquenza minorile, quantitativamente e anche qualitativamente”. Il significato politico del provvedimento, ha aggiunto Nordio, “è quello di facilitare le indagini, perché partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, spetta al diretto interessato dare la prova contraria”.

In un videomessaggio diffuso mentre era ancora in corso la conferenza stampa post-Cdm, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato il contenuto del ddl. “Attualmente un minore tra i 14 e i 18 anni risponde di un reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre”, ha detto Meloni, precisando: “Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità”. La premier ha poi indicato il doppio obiettivo della norma: “Colpire soprattutto chi pensa di essere intoccabile e sfrutta i minori come manovalanza, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla”. “Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”, ha concluso Meloni.

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