Silvio e Giorgia. Ora è Fi la spina nel fianco “estremista” del governo

venerdì, 21 Ottobre 2022
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Eterogenesi dei fini. Silvio Berlusconi doveva essere il garante governativo della moderazione, dell’europeismo, del centrismo, dell’atlantismo, della Nato (riscoperto perfino dal mainstream e da quella sinistra che per decenni l’ha massacrato); doveva essere il custode dell’ortodossia per evitare la “deriva sovranista” di Fdi e Lega; e invece, in questa delicata fase costituente dell’esecutivo-Meloni, è diventato la spina nel fianco di tutti.

Spina di fianco per gli azzurri perché, per ragioni totalmente personali, sta complicando la vita ai futuri ministri di Fi. Per la coalizione, perché non si rassegna a svolgere il ruolo di comprimario, lui che è stato il padrone, il tappo e il viatico del centro-destra per decenni.
E per la Meloni, perché ha contraddetto, con le sue ultime esternazioni, le scelte rassicuranti della premier in pectore, mirate a conquistarsi una faticosa legittimazione internazionale.

L’ha fatto perché ha perso il controllo della situazione, data l’età? Non crediamo. Le sue considerazioni su Putin e su Zelensky sono più una vendetta per l’umiliazione che sta subendo da settimane, a causa dei nuovi equilibri e della nuova leadership (lo smacco sulla Ronzulli, sul ministero della Giustizia, la ripartizione dei dicasteri e non solo).
Quindi, i contenuti espressi sull’Ucraina non c’entrano nulla. Sono serviti all’uso. D’altra parte, il parere del Cavaliere sulla guerra era ed è argomento noto. E poi, andando ad approfondire, le sue analisi non sono così peregrine; anzi, va ammesso: sono assolutamente di buon senso. Che non ci siano veri leader nel mondo, data la loro mediocrità, è cosa scontata. Addirittura un luogo comune. E che la guerra sia iniziata nel 2014, e che ora la vogliano eternare gli Usa (per interessi geopolitici ed economici) e Zelensky, è un altro luogo comune.

Il tema però, a questo punto, è il ruolo di Forza Italia. Fare l’ago della bilancia per puntellare o smantellare una maggioranza appena uscita alle urne, è un compito assai delicato.
Da un lato, l’opposizione, strumentalizzando ad arte la vicenda, spera di indebolire la compattezza del governo nascente. Il suo sogno è sfilare gli azzurri dal centro-destra, andare ancora al voto, o l’ennesima riedizione di un governo tecnico (Fi, Azione e Pd).

Dall’altro, la Meloni, di rimando, ha l’occasione storica per sostituirsi proprio a Berlusconi, nella garanzia occidentale, continuista, con i “migliori”. Nell’auspicio che le sue siano posizioni autentiche e non solo tattiche.
Nel frattempo, ad esempio Tajani, per salvare capra azzurra e cavoli governativi, sarà obbligato a smentire il suo capo, ribadendo la collocazione filo-Ucraina del partito. Riuscirà ad “uccidere il padre”?
Comunque vada Fi è alla frutta. E’ ora che la monarchia di Arcore si avvii a diventare repubblica.

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