Meloni al vertice di Reykjavik: “L’Europa roccaforte dei valori contro la violenza dei tiranni”. Entrando nello specifico, la premier li ha declinati, visto che troppo spesso sono dichiarati religiosamente urbi et orbi, ma troppo poco spiegati nel dettaglio. E cioè, l’indipendenza e la libertà.
La Meloni ha ragione su un punto. L’aggressione di Putin ha spinto la Ue e la Nato a ricompattarsi, ridefinirsi, tentare di ritrovare le ragioni del suo essere e del suo esserci.
Un’azione di restauro e ripartenza di cui si sentiva forse la necessità. Del resto, caduto il comunismo, è noto, la Nato da strumento difensivo occidentale si è trasformata progressivamente nel braccio armato dell’impero del bene, nella certificazione del mondo unipolare a guida Usa, “abbaiando fino alle porte di Mosca”, come ha avuto modo di affermare papa Francesco prima di entrare enfaticamente nella narrazione a senso unico di Kiev. Per non parlare della Ue, totalmente delegittimata e svuotata dalla strategia geopolitica americana post-1989.
Peccato che il tema sia proprio questo: quale libertà e quale indipendenza?
Negli anni Settanta sognavamo un’Europa veramente affrancata da russi e americani, un continente frutto della libera federazione tra Stati sovrani. Invece cos’è la Ue adesso? Una cricca di lobby, massoni, poteri forti economici, bancari e finanziari, che ci stanno imponendo l’ideologia Lgbtq, nel nome e nel segno di una modernità laicista indiscutibile. Un’Europa che ha rinunciato alle radici cristiane, medioevali, alle cattedrali, per partire soltanto dall’illuminismo.
E ancora, se uno Stato non batte moneta, non è padrone delle sue infrastrutture, dell’economia (dominata dai mercati apolidi internazionali), delle fonti energetiche, che sovrano è?
Domanda logica: nel nome di quale sovranità nostra e dell’Ucraina (e non solo) quindi, ci battiamo? Per un valore nullo, inesistente?
E la libertà? Siamo realmente liberi? Da decenni in Italia le libertà liberali, cristiane, sono state sostituite dalle mere pulsioni dell’io, dalla mistica dei desideri che devono obbligatoriamente trasformarsi in diritti. Quelle false libertà che già Pasolini nel 1974 aveva bollato come mostruosità totalitarie del consumismo: “Il perfetto consumatore non può che essere un perfetto abortista e un perfetto divorzista”.
Siamo liberi? Qualcuno ricorda la compressione disumana della Costituzione giustificata dall’ideologia “orwelliana” dello Stato etico sanitario, attualizzato (nella nuova imminente dittatura), nello Stato etico green?
Siamo stati liberi di non vaccinarci? Siamo e saremo liberi di non sottostare all’elettrico, di non vendere le case non in linea con i diktat di Bruxelles, di non comprare nuove macchine ritenute pericolose per la salute pubblica e l’inquinamento del territorio? Siamo e saremo liberi di non accettare le direttive di Bruxelles? Di difendere la famiglia naturale e la vita contro il gender?
Ecco che allora le parole della Meloni rischiano di essere lette, da chi conosce le storie profonde dei partiti e dei filoni culturali della destra, come demagogia non coerente con la politica sovranista pure se doverosamente pragmatica.
Un eccesso mediatico di atlantismo ed europeismo sembra unicamente retorica non credibile. Riflettiamo italiani e rifletta la premier.



