Cdx-2024. Il vero pericolo della Meloni viene ora da Forza Italia. Ecco perché

mercoledì, 3 Gennaio 2024
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Ernesto Galli della Loggia sulle colonne del Corriere della sera ha analizzato le posture sbagliate dell’odierno bipolarismo italico.

E in particolare, ha analizzato la comunicazione della premier che risulta “perennemente pervasa da un’incontenibile aggressività”. Riferendosi alle sue recenti esternazioni pubbliche, giornalistiche, televisive, social, più da capopartito che da rappresentante apicale delle istituzioni, garante degli interessi generali.

Ma il professore dovrebbe capire che al di là del mezzo utilizzato, del messaggio veicolato e dei toni usati, alla base di ciò che viene detto da chiunque c’è una strategia ben precisa, studiata a monte. La cosiddetta “incontenibile aggressività” della Meloni fa parte, infatti, della campagna elettorale per le europee già partita e dei conseguenti vincoli tecnici del sistema proporzionale che obbliga tutti a un identitarismo estremo, capace di minare nel profondo le stesse coalizioni (nel caso specifico, più il centro-destra, visto che il centro-sinistra non riesce a costruire il “campo largo”).

Il dato vero che spiega la comunicazione della Meloni è che lei deve recuperare in fretta consenso sia alla sua destra, sia alla sua sinistra. Fino a ieri, il mondo pensava che la competizione fosse unicamente con Salvini. Di fronte al posizionamento ultra-sovranista del Capitano che si gioca la segreteria se non ritornerà a percentuali dignitose, la premier ha capito perfettamente che la luna di miele del 25 settembre prima o poi si interromperà definitivamente: già i primi sondaggi cominciano a certificare un disagio crescente da parte dello zoccolo duro di Fdi, non contento dell’eccessivo fideismo atlantista, filo-Usa, filo-Bruxelles. Certo, in molti dovranno aspettare la fine della legislatura per fare un bilancio sul primo esecutivo di destra-centro, e per verificare la solidità delle riforme e quante promesse saranno mantenute, ma il “conservatorismo pragmatico” di Palazzo Chigi è di fatto molto fragile: c’è la coperta interna che fibrilla e quella esterna che condiziona. E in mezzo, c’è appunto “lei”, “il presidente”.

Quello che invece, non si considerava e che adesso è palese, è la competizione con Forza Italia. Un partito che orfano del suo Grande Capo Silvio, è chiamato a fare i conti con la realtà proprio a partire dal voto europeo. E su questo Tajani sta investendo tantissimo. Primo, aggregando un vasto fronte moderato centrista (Noi moderati di Lupi etc), e tanti fuoriusciti dagli alleati; secondo, mettendosi di traverso su ogni scelta governativa formalmente non condivisa.
E se alla Meloni per riacciuffare il consenso a destra basta urlare, ricorrere all’aggressività e all’orgoglio di partito, come ha scritto Galli della Loggia; più difficile sembra il “recupero azzurro”.

Una cosa è certa: l’attivismo di Tajani impedisce l’allargamento al centro di Fdi. Tradotto, la costruzione di quel partito conservatore italiano che deve affrancarsi dall’ala estrema per intercettare moderati, cattolici e liberali.
E’ sulle decisioni vere che casca l’asino. E’ qui che si vede e si vedrà la differenza tra le intenzioni e il Dna originario di ognuno cioè, il confine tra la destra sociale e la destra liberale.

Facciamo qualche esempio: quando il governo su sollecitazione della Meloni ha varato la tassa sugli extraprofitti, Fi ha espresso le sue perplessità. Un equilibrio precario che ha spinto la maggioranza a cambiare provvedimento. Sul Mes Fdi e Lega si sono espressi contro, mentre gli azzurri (espressione politica anche degli interessi bancari) si sono astenuti. E ancora: Fi si è impegnata a prorogare la scadenza del Superbonus, Fdi e Lega lo hanno criticato aspramente. Pure su tale argomento, il confronto è tra interessi. E’ chiaro che Fi rappresenta più da vicino il mondo imprenditoriale. Per non parlare dei balneari: altro caos nel centro-destra.

Infine, due questioni non da poco che comunque potrebbero destabilizzare la maggioranza a livello nazione e locale: un rimpasto nella Regione Lazio (Fi con i nuovi arrivi ha più consiglieri della Lega; ergo il patto del “2 a 2” assessori dovrà mutare); e da ultimo, per le candidature alle europee in Sardegna la Lega vorrebbe la riconferma del presidente uscente, mentre Fdi pensa a un ricambio sponsorizzando il sindaco di Cagliari. E Tajani non ha ancora deciso su quale cavallo puntare.
Non sono duelli che hanno un’origine proprio nella differenza evidente tra la linea liberale, liberista, europeista e quella sociale più statalista (e sovranista)?
Se son rose s-fioriranno.

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