Salis-Tarquinio. Cosa c’è dietro la battaglia delle figurine dem

venerdì, 5 Aprile 2024
2 minuti di lettura

Cosa si nasconde dietro le obiezioni delle dem Picerno, Malpezzi, Quartapelle e compagnia cantando?

La solita minestra: bisogna valorizzare le energie del territorio, l’esperienza maturata sul campo da parte di chi fa politica da anni, chi si è fatto il mazzo dentro il partito, aspettando il proprio turno e magari, finalmente l’avvicendamento dei vertici.

Un mantra che ciclicamente esce allo scoperto quando si è in prossimità del voto e bisogna preparare le liste, assicurandosi i posti migliori.

Ormai, è noto, dato il consenso liquido dell’elettore, non esistono più collegi sicuri.
Bei tempi quelli del proporzionale.

Ad esempio, come può garantire il posto per diritto divino un Renzi passato alle scorse europee dal 41% al 2%? O un Salvini, passato dal 34% all’8% scarso?

E non si tratta solo della guerra tra donne, inaugurata dal tandem Meloni-Schlein, o tra donne e uomini (la politica è stata sempre il regno di questi ultimi), ma tra nomenklature interne e i nuovi che arrivano da fuori; i cosiddetti esponenti della società civile che vengono sistematicamente pescati per acchiappare quel consenso che sfugge (un italiano su due non vota, e forse il motivo c’è). Un’operazione che però, va detto, non riesce quasi mai. Col risultato che chi viene scelto per vincere (modello-Michetti), fa perdere la propria coalizione, oppure viene trombato a beneficio proprio di chi li ha inventati e manovrati (la casta partitica, le segreterie).

Insomma, puro marketing.
E qui, il Pd è il protagonista assoluto.

Vediamo la tecnica: prima di ogni appuntamento elettorale, il capo di turno e i suoi collaboratori, cominciano a sfogliare l’albo delle figurine mediatiche, che corrispondono ai target da occupare e rappresentare. Tradotto, i personaggi di cronaca o pubblici a vario titolo, che si s0no distinti in dichiarazioni, fatti, comportamenti considerati in linea con gli indirizzi ideologici del partito.
Tipo, argomento-migrazione, prendiamo un Soumahoro qualsiasi. Oppure, il professore alla moda, oppure uno Gino Strada qualsiasi etc, etc.

Ecco così che per le europee, si pensa a Tarquinio, ex direttore di Avvenire, noto per le sue posizioni catto-pacifiste. Del resto, il Pd deve affrancarsi dalle decisioni troppo belliciste denunciate dalla base, e deve recuperare un po’ di quel centro moderato trascurato dalle sterzate giacobine da anni Settanta della Schlein. Senza contare il malessere dei cattolici totalmente emarginati dal suo forte e massimalista laicismo (si pensi al malessere palese di catto-dem di Del Rio).

Ed ecco che, in omaggio al metodo “campagna-acquisti”, spunta pure la possibile candidatura della Salis, riverniciata come il nuovo caso Tortora.
Possibilità che ha originato una immediata levata di scudi da parte di quasi tutti i parlamentari uscenti o meno.

Al momento la Schlein sembra ripensarci. E non sa neppure se si candiderà lei per contrapporsi direttamente alla Meloni, altrettanto indecisa sul da farsi.
Saranno capoliste o lasceranno la pole position agli altri?

Come noto, Bonaccini, anima dell’opposizione interna, doveva essere lui a candidarsi in pole. Non a caso, a spingere la segretaria alla fatidica scelta sono state proprio le malpanciste intestine, per scongiurare i Tarquinio della situazione.
Ma tant’è.

La stessa segretaria sa perfettamente che lei non è nata a caso e per caso: l’ha incoronata non l’esercito piddino (gli iscritti, i circoli), ma il popolo dei gazebo.

Vedremo cosa accadrà in questi giorni.

Intanto sembra arenarsi il duello tv tra le prime donne: il tema è la nuova par condicio, i nuovi parametri Agcom per pesare la visibilità dei protagonisti.
Parametri che la Rai chiede di modificare. E questa sarà un’altra partita.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.