“Ho un’altra idea di come le donne debbano guadagnarsi lo spazio”. Questa frase utilizzata dalla premier mette la parola fine a una vicenda che ha premiato almeno due talenti. Quello della dottoressa Boccia e quello di chi certamente ha preso parte alla regia o comunque alla tempistica mediatica, morbosa da fiction, finendo per trasformarla in un processo politico, mirato a ridicolizzare e indebolire l’immagine del governo. Un’operazione che ha ottenuto i risultati sperati, con l’abbandono del ministro Sangiuliano.
Nella dichiarazione della Meloni non c’è come qualcuno a sinistra ha commentato, puro e anacronistico maschilismo, disprezzo per le donne, ma solo consapevolezza di una realtà che chi scrive conosce bene; perché si tratta di un film visto ciclicamente dal 1994 in poi, ogni qualvolta la destra è arrivata a Palazzo Chigi.
Storie che si sono purtroppo ripetute nel tempo: arrampicatrici sociali, provenienti preferibilmente da una precisa area geografica italiana, predare personaggi influenti, esposti alle frequentazioni di ogni natura (salotti, incontri, manifestazioni, cene politiche etc), favorite spesso da collaboratori ruffiani, e in qualche caso vittime predate a causa della loro ebbrezza da potere.
Ma per favore non parlate di vittime che si difendono dall’arroganza e dalla pretesa impunità degli uomini, perché persone che girano con registratori e filmano con sofisticati apparecchi tecnologici luoghi istituzionali vietati, non sa di legittima difesa, quanto di predisposizione psicologica, professionale e di premeditazione strategica.
E poi piantiamola di parlare di inferiorità culturale della destra e dell’incompetenza atavica della sua classe dirigente. Se è incompetenza lo si giudica dai fatti e dai numeri. Ma se il voto negativo del Tribunale “progressista” e antifascista, arriva dal reato di aver partecipato in gioventù alla militanza politica, costruendo solidarietà identitarie di appartenenza, forgiate sulle piazze e nelle sezioni, maturate anche in relazioni sentimentali, che hanno portato di recente a premi ministeriali o a incarichi apicali, non solo è scorretto, ma riprovevole.
Molti politici di vertice oggi, sia di destra sia di sinistra, hanno vissuto in prima persona gli anni di piombo, ma quello che conta è il percorso che hanno fatto in seguito, le competenze acquisite, il lavoro svolto.
L’importante è che non si resti fermi al passato o alla musealizzazione delle idee. Chi scrive ha conosciuto sia Sangiuliano che Giuli. Due figure valide, preparate. Il tema è che il primo aveva iniziato a smantellare gli altari sinistri dei film finanziati dal vero “amichettismo”.
Ed è scandaloso scrivere di Gramsci (la prima critica piovuta a Giuli)? Lesa maestà? Ma il neo-ministro della cultura intendeva, come intende, riferirsi al ruolo delle avanguardie culturali che preparano le condizioni storiche dei cambiamenti ed educano le masse.
Quelle masse che devono essere educate solo dalla sinistra. Grazie alla sua superiorità morale.
Uno spunto: usciamo dallo scontro culturale destra-sinistra e cominciamo ad approfondire e attualizzare la “cultura nazionale italiana”, che ha avuto al suo interno pensatori, intellettuali, scrittori, artisti di destra e di sinistra.
Sarebbe un buon passo in avanti che il governo Meloni potrebbe intestarsi.
Caso-Boccia. La chiosa della Meloni e l’alibi sinistro dell’inferiorità culturale della destra



