Di solito (e diciamo di solito) le sconfitte aiutano a crescere. Un vecchio saggio diceva che vinceva sempre: sia quando vinceva, sia quando perdeva, perché quando si perde si impara.
Ecco il senso profondo del risultato americano. Kamala Harris non ha ancora capito la reale ragione della “valanga-Trump”, e dato evidente, continua meccanicamente con lo stesso schema fallimentare, imitato tra l’altro, dalla sinistra internazionale e nostrana.
La Schlein, infatti, sembra il clone comunicativo di Kamala.
Vediamo adesso l’impalcatura del messaggio della perdente. E il perché della sua testardaggine ideologica. Discorso fatto, va rimarcato, non subito, ma il giorno dopo i risultati di quelle urne che hanno premiato il tycoon.
Innanzitutto il luogo: la Howard University di Washington DC, l’università dove lei ha studiato e dove martedì sera aveva seguito affranta i risultati elettorali. Come dire, il posto dove si è formata e che rappresenta la missione della sua vita: la democrazia.
Secondo, il tema forte: “Quando perdiamo un’elezione, noi accettiamo i risultati. Questo principio distingue la democrazia dalla monarchia o dalla tirannia”.
Come volevasi dimostrare: “Quando perdiamo accettiamo”.
Domanda: ma ha vinto la destra repubblicana o ha perso la sinistra? E’ la sinistra autoreferenziale, autocentrata, incarnazione del bene, dell’etica, della democrazia, delle regole, del progresso, che accetta? E’ lei che legittima? Ma cosa deve accettare? Le sue idee bocciate dal popolo sovrano, espressione della vera democrazia e non quella dei poteri forti? O l’insinuazione maligna, nel nome della mistica della legalità, che si intesta da decenni la sinistra, richiamandosi ai brogli denunciati da Trump, in occasione delle precedenti elezioni presidenziali, anticamera eversiva del famoso assalto a Capitol Hill?
Con una differenza non da poco: quando ha vinto Biden i sospetti su forti irregolarità erano giustificabili; le urne dell’altro giorno, invece, hanno certificato un consenso palese e indiscutibile, non solo presso i grandi elettori, ma anche come voto popolare. Non a caso Trump, ora ha la maggioranza sia alla Camera, sia al Senato.
E ancora: Kamala Harris, nel suo commiato-epitaffio, ha riproposto il consueto armamentario religioso “Bene-male”, “Amico-Nemico”: “Non disperate – ha detto – è il momento di rimboccarsi le maniche, organizzarsi e mobilitarsi per il bene della libertà e della giustizia e il futuro che sappiamo di poter costruire insieme”.
Pur qui, la libertà e la giustizia, proprietà esclusiva della sinistra dem.
Mentre Trump, secondo lei, ha intercettato le paure di un mondo sociale, lavorativo, culturale che teme la modernità “degli illuminati”.
Un argomento molto diffuso, amplificato dai giornali, dagli intellettuali e dai politici radical e liberal di tutto il mondo, che vede il Tycoon come la bandiera negativa del populismo e delle riposte semplici, di pancia. Il contrario, della sinistra che è sinonimo di complessità, problematicità, buon senso. Posizionata sui desideri e non sulle paure.
Sbagliato: la semplificazione è di fatto una cifra trasversale e condivisa ormai a 360 gradi dalla destra alla sinistra (non è sulla paura del fascismo che la sinistra, in mancanza di programmi credibili, trova il suo unico collante?).
E poi, le cause del fatto che la destra negli Usa, in Europa, e pure in Italia vince, è che la reale categoria politica dominante non è più tra “destra” e “sinistra”, ma tra “alto” e “basso”, popolo contro caste.
Ecco la verità: la sinistra è irrimediabilmente associata all’alto, alla casta (politica, economica, culturale), a un certo tipo di società: la modernità laicista, lo Stato etico green, vaccinista, globalista, inclusivo etc.
E la destra non è la bandiera del passato, del timore dell’etno-sostituzione, della povertà, ma la sanzione del flop delle ricette della sinistra.
Insomma, non è una mera reazione, ma la dimostrazione che le ricette della destra sulla sicurezza, l’immigrazione, l’economia, sono migliori e più credibili.
Un consiglio alla Schlein: non insista sui pericoli dell’Italia dopo la vittoria di Trump (la debolezza della Ue, i dazi doganali, l’amicizia con Putin, la Cina etc); ma si interroghi su una sinistra vecchia e ideologica, che non risponde più da tempo alle esigenze e aspirazioni del paese reale.
Ci sarà un motivo per cui i giovani, i latinos e gli afro-americani hanno preferito Trump.



