Nomine Trump. L’incubo della sinistra globale: nasce il mondo (nuovo) al contrario

lunedì, 18 Novembre 2024
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Le nomine annunciate di Trump stanno facendo perdere il sonno a una sinistra internazionale ancora stordita dall’esito delle presidenziali e alle varie istituzioni figlie o eredi della seconda guerra mondiale, come l’Onu o la Ue, costruite secondo la percezione ormai diffusa, su schemi superati (vengono considerate meri apparati burocratici, statici e molto ideologici).

Sì, perché le scelte del tycoon non sono solo imbarazzanti, provocatorie, inquietanti, come il mainstream tenta di definirle; c’è il sospetto che stiano preparando un mondo nuovo, il mondo di domani che avrà effetti devastanti e rivoluzionari.

E chi avrà la capacità di adeguarsi sopravviverà, chi tenterà invece, di recuperare il passato rischierà di essere travolto.

Se “America First” vorrà dire rapporti bilaterali con i singoli Stati e abbandono, ad esempio, dell’Europa come soggetto unitario, la stessa Meloni dovrà studiare una strategia alternativa a quella presente, eccessivamente atlantista, filo-Bruxelles e filo-Kiev (le armi). E a giudicare dalla sua capacità di mediazione, può farlo.

Pensiamo veramente che il tema sia unicamente la riedizione del “made in Usa”?

Se le deportazioni dei migranti clandestini (promesse da Trump e dal suo vice presidente J.D. Vance), saranno una realtà, inizierà nero su bianco, una sicura inversione di tendenza rispetto alle attuali politiche inclusive.
Il guaio per i fan, gli ascari e i burattinai della modernità liberal è che credevano di poter imporre un pensiero unico globale e uno Stato etico globale (laicista, green, multietnico, vaccinista etc), senza grossi problemi.
Invece il “modello Trump” disegnerà il “suo” pensiero unico, ma di segno opposto, a cominciare dalle ricette sull’economia (il protezionismo), la sicurezza e appunto, l’immigrazione.

Con una premessa non da poco: non più “destra vs sinistra”, ma “alto-basso”, popoli contro caste. Ed è del tutto evidente che le caste siano la sinistra con le sue risposte lontane anni luce dalle esigenze e aspirazioni delle persone.

L’incrocio avveniristico tra il “Maga” (Make America Great Again), grande organismo di massa (parallelo al partito repubblicano) che ha supportato la vittoria di Trump, guidato da Steve Bennon ed Elon Musk, ormai di fatto co-presidente, è destinato a mutare radicalmente gli equilibri planetari fin qui conosciuti. Tradotto: sovranismo amplificato dai satelliti, col loro potere di influenza su popoli e Stati.

Vogliamo parlare di Brendan Carr alle Comunicazioni? Il quale ha subito fatto capire che il politicamente corretto, la cancel culture e l’ideologia woke, le censure alla Facebook o alla Google, hanno i giorni contati: “Stop alla censura sui social, dobbiamo ripristinare il diritto degli americani alla libertà di parola”.
E di Robert F. Kennedy alla Sanità? Lui, l’alfiere dei no-vax? Pensate che colpo per le multinazionali farmaceutiche e il mito dell’emergenza batteriologica diventata il pretesto per comprimere le libertà costituzionali dei cittadini.

Un’altra accettata che la squadra di Trump assesterà al pensiero unico, in questo caso, al green è la nomina di due diavoli “anti-rinnovabili”: il governatore del Nord Dakota Doug Burgum agli Affari interni e Chris Wright, ceo della Liberty Energy, prossimo responsabile dell’energia.
Con la netta sensazione che le politiche sul cambiamento climatico finiranno nel cestino, a favore dell’industria petroliera, che negli Usa significa posti di lavoro e tutela dell’occupazione nazionale.

E ancora: il veterano Pete Hegseth, prossimo capo del Pentagono, star di Fox News.
Ultima infornata, il senatore della Florida Marco Rubio nel ruolo di segretario di Stato e Mike Waltz nel ruolo di consigliere per la sicurezza; due falchi.
Se le guerre in Ucraina e a Gaza si congeleranno, sarà un altro gallone per Trump. E le premesse sembrano buone.

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